Moldova, media colpiti da SLAPP
Spesso accade che ad essere colpiti dalle SLAPP, ovvero azioni legali strategiche, siano quei media che si occupano di giornalismo investigativo. I media moldavi non fanno eccezione. Ne abbiamo parlato durante un recente workshop a Chișinău

Chișinău, Moldova. Durante il workshop di febbraio 2026 – Foto GM Moisé
Chișinău, Moldova. Durante il workshop di febbraio 2026 - Foto GM Moisé
Nel primo giorno di programma del workshop “Rafforzare il giornalismo indipendente in Moldavia: consolidare la resilienza contro le minacce legali, digitali e fisiche“, proposto il 20 e 21 febbraio a Chișinău dal Centro per il Giornalismo Indipendente (Centrul Pentru Jurnalism Indipendent – CJI) in collaborazione con Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT), la Federazione Europea dei Giornalisti (European Federation of Journalists – EFJ) e ActiveWatch (AW), si è parlato di SLAPP.
Le Strategic Lawsuits Against Public Participation (ovvero azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica), nascono dalla volontà di personaggi potenti, spesso uomini d’affari o politici, di impedire la discussione su temi di interesse pubblico. Si tratta generalmente di una o più azioni legali nate per intimidire persone che cercano di partecipare a dibattiti per l’interesse pubblico attraverso pressioni giuridiche (spesso sotto forma di cause per diffamazione o richieste di risarcimento danni), che poi diventano anche finanziarie e psicologiche.
“Per facilitare l’identificazione delle SLAPP”, ha spiegato Sielke Kelner di OBCT, “esiste un elenco non esaustivo di 10 indicatori”. Tra questi rientrano lo sfruttamento di uno squilibrio di potere; l’infondatezza parziale o totale delle argomentazioni avanzate dal ricorrente; la richiesta di rimedi sproporzionati, eccessivi o irragionevoli; e l’impiego di tattiche dilatorie; ricorso a intimidazioni, molestie o minacce, la presenza di azioni simili intraprese in precedenza; l’azione vessatoria mira direttamente a limitare la libertà di parola, l’attivismo o il giornalismo su questioni di interesse pubblico; il focus sull’effetto intimidatorio; e la natura abusiva della richiesta.
Quello delle SLAPP è un fenomeno noto negli Stati Uniti d’America già dagli anni Ottanta, ma la consapevolezza europea sull’argomento è arrivata solo dopo l’omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, nel 2017. La stessa Caruana Galizia fu vittima di 47 SLAPP, molte delle quali intentate da ministri dell’allora governo maltese. Quando morì i suoi conti bancari erano stati congelati da tribunali maltesi in seguito alle richieste di pignoramento presentate dall’allora ministro dell’Economia Chris Cardona e dal suo assistente Joseph Gerada. La decisione fu presa in risposta alla denuncia di una loro visita a un bordello in Germania.
Solo in quel momento iniziò il dibattito europeo delle SLAPP. Nel 2022 ci fu la Raccomandazione della Commissione e nel 2024 la Direttiva. La Raccomandazione è applicabile dalla sua adozione, avvenuta il 27 aprile 2022.
La Direttiva è stata adottata l’11 aprile 2024 ed è in vigore dal 6 maggio 2024. Parallelamente, il 5 aprile 2024, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato la Raccomandazione CM/Rec(2024)2 sul contrasto al ricorso a azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica (SLAPP). La scadenza per il recepimento a livello nazionale della Direttiva UE è il 7 maggio 2026.
Casi di Slapp subiti dalle redazioni moldave
Nella seconda parte del workshop, Cristina Durnea (CJI) ha presentato ai giornalisti presenti alcuni casi di SLAPP subiti da redazioni moldave negli ultimi anni. Una di queste, Cu Sens, è stata portata in tribunale da Valeriu Guzun, il preside del liceo privato “Da Vinci”, accusato di “riciclaggio di denaro” ed “evasione fiscale”.
Valeriu Guzun avrebbe portato in tribunale le giornaliste autrici di due articoli sul portale Cu Sens e la stessa redazione con ben quattro azioni vessatorie, intentate rispettivamente da sé stesso, il liceo Da Vinci, e altre due compagnie da lui presiedute. Gli articoli contestati si basavano su informazioni pubbliche rese note da diverse altre testate giornalistiche. I procedimenti legali sono stati anticipati da una lettera di diffida che avanzava una richiesta di risarcimento sproporzionata, e, in corte, gli avvocati di Guzun hanno addotto servizi televisivi di Jurnal TV, un’altra redazione, come prove della colpevolezza di Cu Sens.
“Non bisogna spaventarsi quando si ricevono richieste con molti zeri”, ha spiegato Cristina Durnea. Spesso le richieste di risarcimento non hanno seguito in corte, perché una legge della Repubblica di Moldova obbliga chi intenta il procedimento legale a pagare una tassa proporzionale alla richiesta di risarcimento. Questo disincentiva molti autori di SLAPP, ma non i più ricchi, che spesso spendono soldi con l’unico obiettivo di creare problemi a giornalisti e ONG. D’altronde, nel 2006 lo stesso Donald Trump ammise di aver citato in giudizio il giornalista Timothy L. O’Brien per il suo libro “Trumpnation: L’arte di essere Donald” con l’unico obiettivo di rendere la sua vita difficile.
Tra le testate giornalistiche che hanno ricevuto SLAPP in Moldova si annoverano RISE, Ziarul de Gardă, e Jurnal TV, ovvero molti di quelle testate che realizzano servizi investigativi. Per esempio, RISE è stato citato in giudizio dall’imprenditore Eduard Tviordohleb, anche se la Corte Suprema ha respinto le accuse e lo ha condannato al pagamento delle spese legali. Tra i protagonisti di SLAPP anche Ilan Șor, che fece causa a RISE per un’indagine che lo collegava a reti di traffico di cocaina sostenendo che l’articolo fosse diffamatorio. Șor intentò causa nel 2021 dopo l’annuncio del pezzo sui social media, ancor prima della sua pubblicazione. Nel 2022, un tribunale di Chișinău ha respinto la richiesta di Șor perché infondata.
Infine, nel settembre 2025, il politico Nicolae Pascaru, indagato per il suo ruolo nell’organizzazione nazionalista Scutul Moldovenesc e le sue attività di addestramento paramilitare giovanile con legami a reti filorusse, ha chiesto pubblicamente “lo smantellamento delle menzogne diffuse, sia da RISE Moldova che da ogni mass media che ha ripubblicato il materiale citando la fonte. Chiedo che ciò avvenga entro due giorni. Rinviare la smentita fino a 15 giorni sarà considerato un tentativo intenzionale di danneggiare la reputazione del partito Alleanza dei Moldavi screditandomi come candidato”.
Secondo Pascaru: “Per il danno arrecato al partito nel pieno del periodo elettorale, io personalmente e gli avvocati dell’Alleanza dei Moldavi intenteremo cause contro ogni mezzo di comunicazione di massa che ha diffuso queste false informazioni e non le ha smentite fino al giorno del silenzio elettorale. Chiederemo in tribunale non solo la confutazione dei dati manipolati, ma anche il risarcimento delle spese elettorali e del mancato guadagno, sotto forma di finanziamenti statali che non abbiamo ricevuto, calcolati sulla base del 2% dei voti degli elettori, moltiplicato per 4 anni”. La dichiarazione non ha dato seguito ad un’azione legale, ma il suo tono intimidatori richiama il modus operandi tipico delle SLAPP.
La conoscenza delle SLAPP, un fenomeno di cui si fa esperienza sulla propria pelle senza essere in grado di darvi un nome, è purtroppo ancora bassa in Repubblica di Moldova. Per testate a cui spesso mancano fondi per fare il proprio lavoro, la prospettiva di spese legali e tempi giudiziari lunghi è come una spada di Damocle.
Per ammissione degli stessi partecipanti al workshop, nonostante il governo pro-europeo che guida il paese dal 2021 abbia reso il clima giornalistico più sereno, sono ancora numerosi i casi di SLAPP nel paese. Realtà come quelle del Centro per il Giornalismo Indipendente supportano giornalisti vittime di SLAPP con conoscenze e consulenze per combattere il fenomeno.
Questa pubblicazione è il risultato delle attività svolte nell’ambito del Media Freedom Rapid Response e del progetto Media Advocacy Action for Moldova: Empowering Moldova’s Public Watchdogs to Safeguard Media Freedom, cofinanziato dal Fondo CEI della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano. Le posizioni contenute in questi materiali sono espressione esclusivamente degli autori e non riflettono necessariamente quello delle istituzioni cofinanziatrici.
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