Romania: 15.000 cani uccisi brutalmente in un canile privato

In Romania da giorni si parla dello scandalo dei 15 mila cani uccisi nel canile privato di Suraia, nella provincia di Vrancea (est del Paese). Domenica 22 febbraio attivisti, artisti e personalità pubbliche hanno manifestato contro questa barbarie

23/02/2026, Oana Dumbrava
Bucarest, Romania © Buda Bogdan/Shutterstock

Bucarest, Romania © Buda Bogdan/Shutterstock

Bucarest, Romania © Buda Bogdan/Shutterstock

Da giorni, in Romania, tiene banco lo scandalo legato alla morte violenta di circa 15.000 cani catturati e detenuti in condizioni improprie nel canile privato di Suraia, nella provincia di Vrancea (est del Paese).

Immagini e video agghiaccianti, ripresi dalle telecamere e rilanciati sui social, hanno scosso l’opinione pubblica: animali tenuti al buio, malnutriti, trascinati come oggetti, fino a essere soppressi.

Tra le testimonianze più dure, quella riportata da Snoop.ro e attribuita a Emma Stratulat, fondatrice dell’associazione Save Our Paws. Nel racconto, un uomo afferra un cane al collo con lo strumento di cattura, lo trascina fuori dalla gabbia e gli pratica un’iniezione sulla schiena mentre l’animale è cosciente: urla, e – secondo Stratulat – viene eutanasiato senza anestesia.

Di fronte all’emergere del caso, numerose associazioni e ONG romene si sono mobilitate per salvare i cani rimasti nel “canile della morte”, in un contesto esasperante: da un lato un proprietario che non collabora, dall’altro forze dell’ordine e autorità accusate di ulteriore inerzia.

Per due giorni, tra il 13 e il 15 febbraio, le organizzazioni hanno mantenuto alta la pressione su istituzioni e gestione della struttura. Sotto una pioggia incessante, la sera del 15 febbraio sono riuscite a prendere in carico tutti i cani rimasti. Una mobilitazione straordinaria, che ha riacceso nella comunità animalista la determinazione a rilanciare la battaglia contro condizioni degradanti e violazioni della legge in diversi canili.

Il nodo normativo

Nel 2013, dopo la morte di un bambino attaccato da cani randagi, in Romania è stata applicata una legge che consente l’eutanasia nei canili pubblici per i cani catturati e non adottati entro 14 giorni, all’interno di un quadro che prevede autorizzazioni e controlli.

Durante le proteste a Bucarest, Romania, il 22 febbraio 2026 - Foto Raluca Led

Durante le proteste a Bucarest, Romania, il 22 febbraio 2026 – Foto Raluca Led

L’eutanasia in un canile privato come quello di Suraia, invece, viene descritta come non legale. Ma questa illegalità genera profitto e ha fatto crescere un vero e proprio “business dell’eutanasia”, con dinamiche locali assimilate a mafie difficili da contrastare.

Le stime legate all’attività del canile di Suraia parlano di 15.000 cani e contratti per un valore totale di 28.549.919 lei (circa 5.600.000 euro) di fondi pubblici stanziati per l’eutanasia. Per aumentare il profitto, si parla inoltre di cattura di cani che vivevano all’aperto ma accuditi da famiglie, oppure animali smarriti e mai rientrati, nonostante l’identificazione tramite microchip.

Il caso di Suraia è solo il sintomo di un problema diffuso. È sufficiente cercare sui social l’hashtag  #lagarelemortiidinromania per imbattersi in immagini e racconti sulle condizioni in cui vivono molti cani randagi catturati.

Un’inchiesta recente di snoop.ro riferisce che 33.000 cani sarebbero stati soppressi in solo quattro località analizzate; e tutto questo nonostante denunce e fascicoli aperti, non sarebbero state adottate misure di sospensione dell’attività.

Conseguenze legali e sociali

Con l’esplosione dello scandalo, alcuni rappresentanti di ONG impegnate negli ultimi anni nella tutela animale – tra cui Ovidiu Roșu (Fundația Visul Luanei), Andreea Roșeti (Humane World for Animals Romania), Emma Stratulat e Carmen Beatris Botez (Asociația Save Our Paws), Ioana Cosma (Dreptate pentru Animale), oltre a Hilde Tudora e Cristina Caliu (Consiliul Județean Ilfov) – sono stati ricevuti a Cotroceni, il parlamento romeno, per discutere un pacchetto di interventi.

In seguito all’incontro del 17 febbraio, la proposta L35/2026, che modifica l’OUG 155/2001 con l’obiettivo di eliminare l’eutanasia di massa è entrata in procedura di valutazione, mentre è stata approvata la L36/2026, che modifica la Legge 205/2004, per il riconoscimento esplicito degli animali come esseri e non oggetti; con nuove regole sugli animali selvatici e il divieto di detenzione da parte di persone fisiche.

Per il proprietario del canile di Suraia, Daniel Lazar, che sarebbe anche il veterinario della struttura, le autorità hanno disposto sanzioni e il controllo giudiziario per 60 giorni. Altre tre persone sono indagate per “uccisione intenzionale di animali senza diritto” e “maltrattamento/atrocità verso gli animali”.

Per chi combatte da anni per i diritti degli animali, si parla di “piccole soddisfazioni” e di una gioia fragile: aver salvato circa 200 cani, quasi tutti risultati positivi a diverse malattie, tra cui il grave e mortale cimurro canino.

È solo l’inizio di un percorso che si mostra difficile da affrontare e che dovrebbe tradursi in un quadro molto più solido. Le criticità dei canili rimangano le stesse: spazi insufficienti, poco personale, assistenza sanitaria assente, mancanza di finanziamenti assegnati per giuste cause, socializzazione rara per mancanza di volontari, terapia comportamentale praticamente inesistente. Poi, la riproduzione incontrollata e l’abbandono indica ormai da tempo che il problema inizia con l’educazione e l’applicazione della legge.

La Romania ha leggi su identificazione tramite microchip, registrazione nel RECS e sterilizzazione dei cani senza diritto di monta. Tuttavia l’applicazione è debole, quando non quasi inesistente: i proprietari non vengono controllati in modo sistematico, i cani non sterilizzati si riproducono liberamente e i cuccioli finiscono abbandonati o uccisi tra sofferenze.

I pseudo-allevatori continuano a vendere cuccioli di razza che finiscono spesso per essere abbandonati quando non sono più piccoli e carini e i canili diventano così una discarica collettiva.

Gli sforzi enormi delle ONG e di alcuni canili pubblici che incoraggiano adozioni e trasferimenti anche verso altri Paesi rimangono essenziali, ma le adozioni non cresceranno all’infinito. Una parte dell’opinione pubblica sostiene che, in un contesto privo di educazione sistematica alla sterilizzazione, controlli reali, politiche coerenti di lungo periodo e finanziamenti nazionali adeguati, vietare l’eutanasia dei cani sani e senza problemi sarebbe un gesto umano, ma non sarà di certo umano tenerli per anni e anni in condizioni improprie.

Domenica 22 febbraio, a Bucarest, più di mille persone hanno protestato davanti al Palazzo del Parlamento. I manifestanti insieme a rappresentati delle NGO, artisti e vari personaggi pubblici, hanno detto no alla crudeltà contro gli animali e hanno chiesto campagne di sterilizzazione più serie, maggiore protezione e pene certe per chi si rende responsabile di maltrattamenti o dell’uccisione dei cani. Iniziative di solidarietà si sono svolte anche in altre città della Romania, come Cluj e Timișoara.

La strada è ancora lunga, ma è importante ripartire. Intanto, a Cotroceni, sono sotto osservazione le discussioni sulla legge relativa all’eutanasia e su altre misure che riguardano il funzionamento delle autorità di controllo.