Transnistria, la Russia si fa più lontana
La Transnistria, regione separatista della Moldavia, di fatto dipende economicamente e politicamente dalla Russia. Un anno fa, l’annessione russa della Crimea sembrava far presagire un ulteriore avvicinamento. Nei fatti sta avvenendo il contrario
Ć passato un anno dalla richiesta della Transnistria di entrare a far parte della Federazione russa. Lāonda dellāentusiasmo per lāannessione della Crimea aveva spinto Tiraspol a dare un nuovo impulso al travagliato percorso di unione con la Russia, inizialmente con una riforma costituzionale che introduceva in una sola mossa tutto il corpus legislativo della Federazione russa allāinterno di quello transnistriano, per giunta con valore sovraordinato; in un successivo momento con la consegna al vice primo ministro russo Dmitri Rogozin, nonchĆ© rappresentante speciale del Cremlino per la Transnistria, di 30mila firme con la richiesta di entrare a far parte della Russia. Finora, però, non si ĆØ mosso niente. Anzi.
Una dipendenza totale
La piccola repubblica de facto dipende letteralmente dalla Russia. Secondo stime riportate recentemente dallāinglese The Guardian, il budget di Tiraspol sta in piedi per il 70% grazie ai soldi mandati da Mosca. Quel fiume di danaro, però, si sta interrompendo. Secondo il quotidiano russo Nezavisimaja Gazeta, che cita fonti interne al Soviet supremo di Tiraspol, questāanno Mosca per la prima volta non verserĆ la tranche di aiuti da 100 milioni di dollari che permettono ai conti della Transnistria di stare in piedi e, soprattutto, di pagare stipendi e pensioni.
I risultati si sono fatti giĆ vedere. Con il nuovo anno, infatti, le autoritĆ transnistriane hanno soppresso il cosiddetto ābonus russoā di 200 rubli sulle pensioni e tagliato gli stipendi pubblici del 20%. Inoltre per la prima volta il gas per il riscaldamento non sarĆ più gratuito e i pensionati dovranno pagare per viaggiare sui mezzi pubblici. Ma con lāandare avanti dei mesi, le cose stanno andando persino peggio. Mentre il governo ha promesso di pagare a marzo gli stipendi in sospeso da gennaio, ha nello stesso tempo varato una āprocedura speciale per il finanziamento degli stipendi e delle pensioniā che sa di fregatura: verranno pagati al 70% in contanti e al 30% sotto forma di debito che lo stato si impegna a ripagare gradualmente, man mano che le casse si rimpingueranno.
Di chi ĆØ la colpa
Il venir meno dellāaiuto economico russo allontana sempre di più lāobiettivo dellāintegrazione. Le cause del calo dāinteresse del Cremlino nei confronti della Transnistria sarebbero da ricercare nella crisi economica che sta attraversando la Russia. Stretta tra un rublo fortemente indebolito, il prezzo del petrolio ben al di sotto del punto di pareggio dei 100 dollari a barile e le sanzioni di USA e UE in risposta allāannessione della Crimea e della guerra in Ucraina, Mosca semplicemente non si può più permettere il lusso di mantenere la Transnistria.
Ma a questa bisognerebbe aggiungere almeno unāaltra causa direttamente imputabile alla politica estera del Cremlino. Le sanzioni inflitte da Mosca sulle importazioni della Moldavia danneggiano infatti anche lāexport transnistriano, dal momento che le aziende che vogliono vendere i loro beni in Russia, dovendo attraversare lāUcraina, devono fornirli di documenti rilasciati dalle autoritĆ moldave. Dipenderebbe in gran parte da questo il crollo delle esportazioni verso la Russia, il cui volume ĆØ sceso a quasi un quarto di quello dello scorso anno.
Sia a Mosca che a Tiraspol, però, sono di diverso avviso. Mentre per le autoritĆ transnistriane la crisi sarebbe dovuta alla politica di avvicinamento della Moldavia allāEuropa e alla firma dellāAccordo di Associazione con lāUE, che comprende anche un accordo per il libero scambio delle merci (Dcfta), la Russia dĆ tutta la colpa allāUcraina. Secondo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che ha parlato a Mosca a margine di un incontro con il suo omologo del Gabon, ālāUcraina si comporta in modo da attuare una sorta di embargo economico nei confronti della Transnistria, servendosi di ultimatum per forzarla ad accettare le condizioni poste di volta in volta dalla Moldaviaā.
Riallineamento politico
In queste condizioni, lāintegrazione con la Russia si allontana sempre di più. La risposta data da Mosca alla richiesta avanzata un anno fa ĆØ stata un ānoā netto che ha anche infranto di colpo i desideri di indipendenza da ChiÅinÄu. In particolare Lavrov ha di recente detto che gli accordi per risolvere il conflitto congelato āprevedono uno status speciale per la Transnistria nel rispetto dellāintegritĆ territoriale della Moldavia, che deve rimanere uno stato sovranoā. Lavrov ha fatto però anche rifermento alla necessitĆ che la Moldavia resti un paese politicamente e militarmente neutrale, sembrando richiamare non soltanto un eventuale ingresso nella Nato ma anche lāallineamento verso lāEuropa. E lasciando anche intendere quale sia il ruolo che il territorio separatista svolgerĆ nella politica regionale russa.
Intanto, proprio la grave condizione economica potrebbe portare a un imprevisto e improbabile riassetto geopolitico della Transnistria. Lo stesso presidente transnistriano, Yevgeny Shevchuk, ha detto in unāintervista allāagenzia stampa russa Tass che giĆ oggi il 30% delle esportazioni del proprio Paese vanno verso lāUnione europea e che perchĆ© rimangano tali ĆØ richiesto un riallineamento politico. La Transnistria non ha infatti sottoscritto il Dcfta, come ha invece fatto la Moldavia, ma lāUE ha comunque unilateralmente rimosso i dazi fino a gennaio 2016. Il pensiero di Shevchuk ĆØ stato però esplicitato meglio da un membro del Soviet supremo, Dmitri Soin: āSe entro la fine dellāanno la Transnistria non si riorienta verso lāEuropa per mantenere la rimozione dei dazi, saranno guaiā.
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