Salute mentale in Serbia, serve un approccio innovativo
Seminario di studio a Belgrado, promosso da Caritas Italiana e Caritas Jugoslavia insieme a ministero serbo e Oms. Avanza il programma in corso da due anni che ha consentito di raggiungere migliaia di pazienti in cinque ospedali psichiatrici.
"Approcci innovativi nella tutela della salute mentale di comunità ": con questo titolo si svolgerà all’Istituto di salute pubblica di Belgrado, mercoledì 4 dicembre, un workshop specialistico (cfr. programma allegato), nel corso del quale verranno presentato esperienze di approccio alla salute mentale che caratterizzano realtà europee (Germania, Grecia e Italia e paesi ex jugoslavi). Al workshop sono stati invitati medici specializzati della Repubblica di Serbia e del Montenegro; l’iniziativa è promossa da Caritas Jugoslavia e Caritas Italiana, in collaborazione con il ministero della sanità di Serbia e dall’Organizzazione mondiale della sanità .
L’appuntamento costituirà un momento importante del Programma salute mentale, avviato dalle due Caritas da un paio d’anni, con l’obiettivo di favorire il diffondersi, nelle repubbliche di Serbia e Montenegro, di una cultura della deistituzionalizzazione. Il Programma Caritas ha interessato in una prima fase cinque ospedali psichiatrici: quattro in Serbia, a Kovin (Vojvodina), Vrsac (Vojvodina, verso il confine con la Romania), Novi Knezevac (Vojvodina, verso il confine con l’Ungheria) e Gornja Toponica (presso la città di Nis); uno in Montenegro, a Dobrota (nei pressi di Kotor). In queste realtà gli interventi hanno avuto come obiettivo l’umanizzazione delle condizioni di vita dei pazienti, nonché la qualificazione professionale e motivazionale del personale.
Ora, entrato nella seconda fase, il Programma salute mentale si concentra su iniziative di formazione, confronto e riflessione, finalizzate a promuovere un cambiamento culturale e una nuova prassi assistenziale e riabilitativa. Nei mesi scorsi sono stati organizzati viaggi studio in Italia per équipe di psichiatri serbi e montenegrini, al fine di prendere contatto con strutture sanitarie e socio-assistenziali e con operatori del settore del nostro paese. Il lavoro ha gradualmente coinvolto i ministeri delle due repubbliche e l’Oms. Recentemente è stato avviato un Percorso itinerante di sensibilizzazione incentrato sulle linee-guida dell’ Oms, che raggiungerà gli operatori dei servizi serbi là dove operano, con il proposito di consolidare la conoscenza delle condizioni dei lavoratori e dei pazienti degli ospedali psichiatrici, favorire i contatti fra gli operatori delle varie istituzioni (ospedali psichiatrici, reparti psichiatrici negli ospedali generali, cliniche psichiatriche, istituti di salute mentale), sensibilizzare gli operatori riguardo all’esigenza e alla praticabilità di un moderno approccio di salute mentale, che metta al centro l’utente e salvaguardi i diritti umani e civili delle persone con problemi di salute mentale, trasferendo la terapia e la riabilitazione dall’ospedale psichiatrico al territorio e favorendo politiche di prevenzione. Inoltre il percorso servirà a presentare modelli alternativi e a programmare, in futuro, progetti-pilota imperniati sul modello dell’assistenza community based.
Il settore della psichiatria risente, in Serbia come nel resto dei Balcani, di gravissimi problemi causati non solo dalle guerre e dalle traumatiche vicende politiche che hanno caratterizzato l’ultimo decennio, ma anche dai fenomeni di impoverimento e di smantellamento delle reti statali di protezione sociale. L’assistenza psichiatrica è ancora confinata nei tetri padiglioni dei manicomi, che ospitano sovente non solo malati psichiatrici, ma anche "casi sociali" i cui problemi sono stati aggravati e "fissati" dalla istituzionalizzazione. Gli standard di assistenza sono spesso assai precari, mentre i modelli di cura e riabilitazione non varcano le soglie degli istituti e non coinvolgono il territorio nelle sue varie espressioni (medicina di base, enti locali, società civile). Molto spesso negli ospedali psichiatrici vivono persone provenienti da zone molto lontane del paese: "reclusi" in queste strutture, sono stati dimenticati (o non possono essere più raggiunti) anche dalle famiglie. Gli ospedali di Vrsac, Kovin e Gornja Toponica ospitano ciascuno più di 800 pazienti; quelli di Novi Knezevac e Dobrota circa 250 ciascuno. Sono invece circa 700 i malati presenti all’ospedale Laza Lazarevac di Belgrado, l’unico della Federazione dove il programma Caritas ancora non è attivo.
Queste migliaia di persone, le loro famiglie e gli altri individui con problemi psichiatrici che vivono in Serbia e Montenegro rappresentano le frange estreme di una società impoverita e sfilacciata, a cui Caritas Italiana e Caritas Jugoslavia intendono continuare a prestare profonda attenzione. Cercando di promuovere un cambiamento politico e culturale, senza il quale le pur necessarie azioni di aiuto e assistenza rischierebbero di rimanere sterili.
Caritas Italiana








