Orsi in Montenegro: tra disinformazione e panico infondato

In Montenegro, i media parlano sempre più spesso della presenza degli orsi bruni come di “un’invasione”, e non mancano notizie false e titoli sensazionalistici. Così si semina paura e aumentano le pressioni sulle istituzioni affinché autorizzino l’abbattimento degli orsi, nonostante nessuno sappia con certezza quanti ce ne siano realmente nel paese

Orso bruno © David Havel/Shutterstock

Orso bruno © David Havel/Shutterstock

Orso bruno © David Havel/Shutterstock

(Originariamente pubblicato da CIN-CG)

Quando nei media montenegrini compare la parola “orso”, quasi sempre è accompagnata da termini come “paura” e “orrore”. Questo linguaggio, spesso utilizzato nei testi giornalistici, crea l’impressione che i cittadini siano in costante pericolo a causa degli orsi e che la riproduzione di questo animale selvatico protetto sia fuori controllo, anche se non ci sono prove scientifiche a sostegno di tale ipotesi.

Un’analisi dei dati sugli attacchi e sulle interazioni tra esseri umani e orsi dimostra che la realtà è molto più complessa, e meno drammatica, dell’immagine presentata dai media.

Stando ai dati diffusi dal Centro per la protezione e lo studio degli uccelli [CZIP, un centro studi con sede a Podgorica che si occupa anche della conservazione dei grandi carnivori], in tutti i casi di interazioni tra uomo e orso registrati nel 2025 si è trattato di danni materiali e attacchi a proprietà, non di attacchi a persone. Nel 2024 è stato registrato un solo attacco ad un cacciatore.

D’altra parte, i media hanno parlato di presunti attacchi di orsi ad allevamenti di api a Lepenac, vicino a Mojkovac, e a Goslić, nei pressi di Nikšić, ma anche di attacchi ad animali domestici. C’è chi sostiene che un orso abbia ucciso un puledro a Petrov Do e più di dieci pecore. Una mucca sarebbe stata attaccata anche nel villaggio di Štitari, vicino a Nikšić.

Questi racconti si basano principalmente su affermazioni della popolazione locale e non sono mai stati confermati dai veterinari e dalle istituzioni competenti. Nessuna di queste testimonianze avvalora la narrazione, ampiamente diffusa dai media, secondo cui gli orsi rappresenterebbero una “minaccia diretta per la popolazione”.

Uno dei testi relativi a questi eventi è intitolato “Villaggi sotto assedio”. Il termine assedio viene utilizzato per descrivere un episodio in cui un orso ha attaccato alveari e bestiame. La scelta di parole serve a distorcere la percezione degli eventi e a diffondere paura e panico. L’assedio implica una violenza sistematica e prolungata che impedisce una vita normale, mentre i dati ufficiali parlano di episodi isolati in aree rurali che fanno parte dell’habitat naturale dell’orso da decenni.

L’analisi dei testi pubblicati nel 2025 rivela un altro schema ricorrente: equiparare ogni tipo di interazione con un orso ad un “attacco”. Un attacco agli alveari, un attacco alle pecore e un potenziale incontro con un essere umano vengono trattati come appartenenti alla stessa categoria di pericolo, ignorando una differenza fondamentale: quella tra il comportamento di un animale in cerca di cibo e una situazione che potrebbe eventualmente rappresentare una reale minaccia per la sicurezza umana. Tale semplificazione alimenta il sensazionalismo e di certo non contribuisce alla comprensione del fenomeno.

È particolarmente problematico che quasi nessuno dei testi affronti le cause del problema. Non vengono sollevate questioni sulla gestione dei rifiuti, che spesso attraggono la fauna selvatica, né tanto meno si cerca di spiegare il contesto più ampio dei cambiamenti climatici che influenzano la disponibilità di cibo negli habitat naturali. L’orso quasi sempre viene presentato come “una bestia che arriva davanti alle case”.

“Una delle cause più comuni che spingono gli orsi ad entrare nei villaggi è la negligenza umana”, afferma Marija Iković, biologa del CZIP. “Discariche illegali e bidoni per la raccolta non protetti, rifiuti organici lasciati vicino alle abitazioni, alveari senza recinzioni di protezione adeguate, carcasse di bestiame lasciate all’aperto e la pratica di abbandonare le interiora degli animali morti in natura sono le cause più frequenti della presenza degli orsi negli insediamenti umani”, spiega Iković.

L’orso bruno (Ursus arctos) è il più grande predatore terrestre e l’unica specie di orso presente in Montenegro. Nonostante il suo aspetto minaccioso, è un animale intelligente, cauto e molto timido che evita gli esseri umani. È prevalentemente erbivoro e i conflitti con l’uomo solitamente si verificano quando le fonti di cibo naturali scarseggiano o quando il cibo è facilmente reperibile a causa del comportamento sconsiderato dell’uomo.

I cambiamenti climatici influenzano in modo significativo il comportamento dell’orso bruno per via del suo olfatto molto sviluppato, una buona memoria e l’abitudine di percorrere le consolidate rotte migratorie. La presenza dell’orso in prossimità degli insediamenti umani non è legata ad un’aggressività intrinseca di questa specie, bensì a comportamenti scorretti dell’uomo verso l’ambiente.

Appelli all’abbattimento degli orsi

La retorica che insiste sulla pericolosità degli orsi per la popolazione del Montenegro ha assunto toni particolarmente sensazionalistici dopo che un orso ha attaccato un cacciatore a Piva nel novembre 2024, causandogli gravi lesioni. Questo è l’unico attacco di orso ad un essere umano registrato in Montenegro in tempi recenti.

Poco dopo l’attacco, le associazioni venatorie locali hanno iniziato a parlare dell’abbattimento degli orsi come di una possibile soluzione. Tuttavia, l’orso bruno è una specie protetta in Montenegro e ucciderlo è vietato dalla legge.

Sulla scorta delle pressioni dei cacciatori, ma anche dei cittadini spaventati, Vladimir Joković, ministro dell’Agricoltura, delle Foreste e della Gestione delle Risorse Idriche, ha dichiarato che il governo prenderà in considerazione la possibilità di autorizzare l’abbattimento dell’orso bruno. Interpellato dai giornalisti del Centro per il giornalismo investigativo del Montenegro (CIN-C), Joković ha spiegato che, per il momento, il governo ha rinunciato a questa possibilità.

I danni economici causati dall’orso non sono trascurabili, ma il modo in cui questo animale viene presentato all’opinione pubblica crea un’atmosfera in cui l’abbattimento viene imposto come unica soluzione, senza un serio dibattito sulle misure preventive, sulla riparazione dei danni e sulla gestione a lungo termine della popolazione di animali selvatici. Senza dati affidabili sul numero, sugli spostamenti e sull’impatto effettivo degli orsi su persone e proprietà, è irresponsabile affermare che l’uccisione degli orsi sia l’unica soluzione.

Oggi, il principale metodo affidabile per stimare le dimensioni della popolazione di una determinata specie è l’analisi genetica dei campioni raccolti (di solito feci). In Montenegro, sono stati registrati due casi di applicazione di questo metodo: il primo nel territorio del comune di Plužine, che ha avuto successo, e il secondo nell’intero territorio del Montenegro, dove però non sono stati raccolti campioni sufficienti. “Tutti gli altri metodi si basano su mere speculazioni”, avverte Marija Iković.

All’inizio di quest’anno è stato avviato un grande progetto europeo, LIFE DinPin Bear, al quale partecipa anche il CZIP, per la protezione dell’orso bruno delle Alpi Dinariche. “Nell’ambito del progetto, effettueremo il censimento della popolazione di orsi bruni su tutto il territorio del Montenegro”, spiega Iković.

In Montenegro, come sottolinea la ricercatrice del CZIP, la caccia all’orso bruno è vietata. “Solo dopo aver effettuato un censimento valido saremo in grado di creare un piano d’azione che permetta una gestione sostenibile della popolazione di orsi bruni”, precisa Iković.

“Tradizionalmente, il numero di orsi veniva determinato raccogliendo dati delle associazioni venatorie, ma questo metodo non è affidabile”, spiega Đuro Huber, veterinario che ha dedicato tutta la sua vita professionale allo studio dell’orso bruno.

“Aderendo all’Unione europea, ogni nuovo stato membro è tenuto a rispettare la Direttiva Habitat, che prevede l’obbligo di presentare un rapporto sullo stato della popolazione di animali selvatici”, sottolinea Huber.

La Direttiva Habitat inserisce l’orso bruno tra le specie particolarmente protette e la violazione di questa norma comporta delle sanzioni. “Il ruolo ecologico dell’orso è quello di contribuire alla stabilità complessiva dell’ecosistema. Gli orsi sono noti per essere abili trasportatori di semi di piante che mangiano ma non digeriscono completamente”, spiega l’esperto.

L’importanza del monitoraggio

Il criterio fondamentale per un’eventuale autorizzazione dell’abbattimento dell’orso bruno è avere dati accurati sulla popolazione di questa specie, dati che in Montenegro non sono mai stati raccolti. Non è ancora stato effettuato un censimento scientificamente fondato degli orsi. Si parla di stime e ipotesi, ma mancano dati attendibili.

Un’analisi condotta dal CZIP contribuisce a fare luce sulla distribuzione geografica dell’orso. Nello specifico, il maggior numero di incidenti è stato registrato nei comuni di Nikšić e Mojkovac, soprattutto nelle aree montuose e rurali.

“Per la gestione della popolazione è fondamentale effettuare un monitoraggio affidabile ed evitare le misure che possano mettere in pericolo la specie”, sottolinea Đuro Huber. “L’abbattimento selettivo di un orso problematico è un caso particolare e deve essere effettuato secondo un protocollo ben definito. Tali casi devono essere risolti rapidamente e in modo coerente, altrimenti i rischi aumentano, si diffonde l’atteggiamento negativo nei confronti dell’orso e cresce la probabilità di abbattimenti illegali”.

Marija Iković spiega che la caccia irresponsabile o scientificamente infondata all’orso bruno ha molteplici conseguenze: dalle alterazioni dell’equilibrio dell’ecosistema ai danni economici per lo stato e le comunità locali. “L’orso è una specie ombrello dell’ecosistema ed è anche considerata una delle specie prioritarie secondo la Direttiva Habitat”, sottolinea l’esperta. “Parliamo di una specie importante e mettere in pericolo la sua popolazione causerebbe danni enormi”.

Per Đuro Huber è fondamentale determinare la capacità di crescita naturale della popolazione e la mortalità accettabile causata dall’attività umana. “Questo include le quote per abbattimenti, rimozioni forzate, incidenti stradali e uccisioni illegali. Ad esempio, in Croazia si calcola che la mortalità annua accettabile sia del 16%, in Slovenia leggermente superiore al 20%, in Svezia e in alcune zone del Canada, e negli Stati Uniti fino al 7%. Attraverso un monitoraggio costante, la quota dovrebbe essere regolarmente adeguata”, spiega Huber.

Famiglia di orsi © klemen1972/Shutterstock

Famiglia di orsi © klemen1972/Shutterstock

Comportamenti corretti

“L’orso è onnivoro ed è attratto dal bestiame al pascolo non adeguatamente protetto, dalle colture in campi non recintati, dai frutteti, dalle aree di stoccaggio del cibo accessibili e, soprattutto, dai rifiuti organici non protetti”, afferma Huber.

“In autunno, quando la produzione di frutti di faggio, quercia o castagno diminuisce, è prevedibile un aumento della frequenza degli avvistamenti di orsi nelle vicinanze degli insediamenti umani”, sottolinea l’esperto. “In quel periodo, è necessario garantire ulteriormente la sicurezza delle fonti di cibo umane. Una femmina che in primavera si prende cura dei cuccioli nati l’inverno precedente può avvicinarsi agli insediamenti umani, perché lì è più al sicuro dai maschi dominanti che potrebbero uccidere i cuccioli. Questo non è un segno di sovrappopolazione, però è comunque opportuno impedire alla femmina di procurarsi cibo da fonti umane”.

Le recinzioni elettriche – precisa Huber – sono molto efficaci e pratiche, ma devono essere installate correttamente, con un’altezza e un numero di fili adeguati, e poi sottoposte a regolare manutenzione. “Le recinzioni classiche (recinti notturni, depositi per il cibo) devono essere solide, alte e ben interrate. I cani devono essere addestrati a fare la guardia contro gli orsi, altrimenti possono fare più male che bene. La popolazione locale dovrebbe rimuovere tutti i rifiuti organici dalla portata degli orsi e, se un orso appare in lontananza, dovrebbe essere allontanato con il rumore”, spiega Huber.

Dati attendibili contro il sensazionalismo

Parlando delle interazioni tra esseri umani e orsi, i media dovrebbero raccontare i fatti e non diffondere paura: spiegare chiaramente quanto accaduto, qual è il pericolo reale e quali misure si possono adottare. In Montenegro, invece, prevale un modello di giornalismo che, nel breve termine, genera click e commenti, ma nel lungo periodo alimenta sfiducia, panico e pressione per prendere decisioni affrettate.

“Quando un orso bruno crea problemi, è necessario adottare misure per dissuaderlo da comportamenti indesiderati: rimuovere le fonti di cibo, impedire l’accesso e non tentare di allontanarlo con la forza o la paura. In tal caso, è opportuno consultare un membro locale della squadra di emergenza e il comitato di gestione dell’ambito territoriale di caccia o dell’area protetta”, spiega Marija Iković.

Se l’orso continua a manifestare comportamenti problematici e a rappresentare un pericolo, può essere autorizzato l’abbattimento selettivo dell’esemplare, soprattutto in caso di attacco ad una persona, precisa la biologa. “In tal caso, è necessario che un membro della squadra di emergenza raccolga quante più informazioni dettagliate possibili sulle circostanze dell’attacco e rediga una relazione. Il proprietario del terreno di caccia deve presentare una richiesta di abbattimento selettivo dell’orso al ministero competente in forma scritta e corredata dalla documentazione: una descrizione precisa del luogo e dell’ora di avvistamento dell’orso, i dettagli sul comportamento problematico e sulle misure adottate in loco. La richiesta deve essere corredata dal parere di un membro della squadra di intervento”.

Prassi ed esperienze di altri paesi

Negli ultimi anni, gli incontri con gli orsi in Giappone sono diventati un grave problema di salute pubblica. Tuttavia, le autorità giapponesi hanno affrontato la questione in modo molto più sistematico rispetto a quanto fatto in Montenegro. Nell’autunno del 2025, gli abitanti di diverse aree del Giappone hanno segnalato un gran numero di incontri ravvicinati con gli orsi e, nel periodo precedente, si erano verificati anche attacchi a persone. Il governo ha reagito autorizzando l’utilizzo di armi da fuoco per la “rimozione d’emergenza” degli animali anche in prossimità delle aree urbane, a determinate condizioni.

Un articolo pubblicato sul portale Nippon.com spiega che queste misure sono il risultato di cambiamenti a lungo termine, dalla mancanza di fonti di cibo naturali (soprattutto ghiande e altra frutta secca) all’espansione urbana, passando per i cambiamenti demografici che hanno portato ad un minore monitoraggio delle aree montane. Queste trasformazioni hanno spinto gli orsi a cercare cibo più vicino agli insediamenti umani.

Le autorità giapponesi hanno affrontato la questione con cautela: hanno consentito interventi immediati in situazioni di minaccia imminente, ma stanno anche valutando strategie a lungo termine come studi scientifici sulla popolazione, la creazione di zone protette, la gestione delle risorse alimentari in natura e la rivitalizzazione degli habitat forestali al fine di ridurre la necessità per gli orsi di entrare negli insediamenti umani.

Esistono casi concreti e documentati in tutto il mondo che dimostrano come il linguaggio sensazionalistico adottato dai media quando si parla di orsi possa avere gravi conseguenze a lungo termine. Un esempio è quello del Trentino-Alto Adige. In questa regione, la reintroduzione dell’orso bruno è stata realizzata grazie ad un progetto dell’UE, valutato come un successo per anni, fino a quando alcuni episodi non sono diventati il ​​fulcro della narrazione mediatica.

Un’analisi di centinaia di articoli giornalistici ha dimostrato che i media locali hanno utilizzato prevalentemente un linguaggio drammatico e conflittuale, concentrandosi quasi esclusivamente sugli incidenti, utilizzando le espressioni come “pericolo”, “perdita di controllo”, “minaccia per le persone”. Di fronte a questa retorica, le spiegazioni fornite da esperti, biologi, ecologi e istituzioni sono rimaste in secondo piano.

Secondo le analisi scientifiche, questo tipo di informazione ha contribuito in modo significativo a generare panico nel pubblico, nonostante gli incontri reali tra esseri umani e orsi fossero rari. Dopo un tragico caso del 2023, in cui un uomo è stato ucciso da un orso, i media hanno intensificato le pressioni sui politici, portando a decisioni sulla rimozione e l’abbattimento di singoli esemplari, nonostante la forte opposizione di parte della comunità scientifica e delle associazioni ambientaliste.

Il caso del Trentino viene citato negli ambienti accademici e ambientalisti come esempio di come il panico generato dai media possa prendere il sopravvento sui pareri degli esperti, influenzare l’opinione pubblica e portare all’introduzione di misure basate sulla paura, anziché su dati sistematici. Questo monito è particolarmente importante per paesi come il Montenegro, dove mancano ancora dati precisi sul numero degli esemplari di orso bruno.

Tag: Animali

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