Macedonia del nord: scontro sul salario minimo
In Macedonia del nord l’inflazione galoppa ed erode il potere d’acquisto delle famiglie. Per questo i sindacati chiedono un aumento adeguato del salario minimo. Il governo, però, non sembra pronto ad affrontare il problema

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© bunyarit klinsukhon/Shutterstock
Dalla fine del 2025, l’Alleanza dei Sindacati macedoni protesta a Skopje per chiedere un aumento del salario minimo dagli attuali 380 euro netti a 600 euro, ma anche di tutti gli stipendi rimanenti di quasi 100 euro o 6.000 dinari macedoni.
Il primo ministro Hristijan Mickoski e il suo partito di governo di centro-destra (VMRO-DPMNE), affermano spesso che le proteste e i blocchi in Parlamento di febbraio 2026 mirano alla destabilizzazione politica piuttosto che alla tutela dei diritti dei lavoratori.
Il salario minimo viene adeguato ogni anno a marzo in base all’aumento del costo della vita e del salario medio.
La prima legge in merito è stata adottata alla fine del 2011; in precedenza, il salario minimo era determinato da contratti collettivi nei diversi settori economici. Nel 2017, è stato uniformato per tutti i settori e portato a 12.000 dinari (meno di 200 euro). Nel 2022, è salito a 18.000 (meno di 300 euro) ed è stata introdotta l’attuale metodologia di adeguamento annuale (50% dell’aumento del costo della vita e 50% dell’aumento del salario medio).
Secondo i calcoli del ministero dell’Economia e del Lavoro, nel 2026 il salario minimo dovrebbe raggiungere i 430 euro. Tuttavia, all’inizio di febbraio, il governo ha negoziato aumenti salariali di quasi il 40% entro il 2028 per circa 11.000 dipendenti pubblici.
Il primo ministro Hristijan Mickoski e il governo si oppongono alla richiesta dell’Alleanza di un salario minimo di 600 euro, sostenendo che l’accordo dovrebbe essere raggiunto attraverso il Consiglio Economico e Sociale nell’ambito di un “dialogo bipartisan” tra imprese e sindacati.
Il governo ha anche respinto la proposta di sovvenzionare le aziende affinché possano pagare un salario minimo più alto. Il primo ministro ritiene che lo Stato aiuti già sufficientemente le imprese attraverso altre misure (come i prestiti agevolati dall’Ungheria) e che il bilancio non debba essere ulteriormente gravato da ulteriori sussidi diretti.
L’Alleanza dei Sindacati ha espresso apprezzamento per l’accordo con i dipendenti pubblici, ma sostiene che il governo stia cercando di manipolare l’opinione pubblica, poiché la maggior parte dei lavoratori con salario minimo viene lasciata indietro e gli aumenti salariali nella pubblica amministrazione costeranno ai contribuenti altri dieci milioni di euro l’anno, generando al contempo entrate aggiuntive per lo Stato in termini di contributi pensionistici e per assistenza sanitaria.
“Stiamo protestando per un salario minimo di 600 euro ora, non nel 2028. L’inflazione sta divorando gli stipendi oggi. Tornate dal futuro, compagni, tornate alla realtà”, ha dichiarato ai media Slobodan Trendafilov, presidente dell’Alleanza dei Sindacati.
Il sindacato calcola mensilmente il paniere minimo per una famiglia di quattro persone, che dovrebbe includere cibo, manutenzione dell’abitazione, igiene personale, trasporti, assistenza sanitaria e così via. Poiché il paniere ha superato i 1000 euro, gli attuali due salari minimi di 380 euro (per un totale di 760 euro) semplicemente non bastano per una vita dignitosa.
Ospite in un talk show su TV Telma, il professore universitario Vancho Uzunov ha sottolineato che il tempo in cui i bassi salari rappresentavano un vantaggio competitivo per la Macedonia del Nord e un salvagente per le aziende è finito. Ha ricordato che la migrazione economica è enorme e che quindi i salari nel settore privato dovrebbero aumentare.
“La sfida principale per la nostra economia nazionale è trovare e mantenere una forza lavoro nazionale motivata. Le aziende devono accettare la necessità di trovare lavoratori qualificati, formarli, retribuirli adeguatamente e trattenerli con contratti, investimenti in attrezzature, conoscenze e gestione professionale”, ha spiegato Uzunov, sottolineando che la gestione familiare delle aziende, eredità della privatizzazione, ostacola ancora lo sviluppo.
Secondo Uzunov, i salari dovrebbero seguire la produttività del lavoro, ma rappresentano anche un importante fattore sociale e motivazionale.
“Studi seri dimostrano che la Macedonia del Nord è indietro rispetto alla media dell’Unione Europea sia in termini di produttività che di salari, ma più nei salari che nella produttività. Ciò significa che c’è margine per aumentare i salari, il che può stimolare ulteriormente la produttività”, ha affermato Uzunov.











