L’indipendenza del Kosovo non รจ illegale
L’indipendenza del Kosovo non รจ illegale, ma non si dice se รจ legittima. La Corte dellโAja, schierandosi a larga a maggioranza (10 a 4), si รจ attenuta strettamente al parere tecnico. La risposta politica arriverร a settembre dallโAssemblea generale Onu. Ma per Bruxelles รจ giร scampato pericolo
La dichiarazione di indipendenza del Kosovo non รจ illegale. Questo non significa che sia anche legittima. Bisogna avere un certo gusto per le sottigliezze per comprendere appieno il parere giuridico che i quindici giudici della massima istituzione giurisdizionale delle Nazioni Unite hanno pubblicato ieri, rispondendo ad una richiesta dellโAssemblea Generale dellโONU.
La Corte internazionale di giustizia ha deciso di dare lโinterpretazione piรน stretta e tecnica possibile al quesito che lโAssemblea, su iniziativa della Serbia, aveva rivolto loro: โla dichiarazione di indipendenza del Kosovo ha violato le norme del diritto internazionale?โ
โWe, the peopleโฆโ
Al quesito postole, la corte ha dato una triplice risposta negativa. La dichiarazione del 17 febbraio 2008 non ha violato il diritto internazionale generale, perchรฉ non esiste una interdizione a proclamare lโindipendenza. Nemmeno puรฒ essere detto che la dichiarazione abbia violato la risoluzione 1244 delle Nazioni Unite, perchรฉ รจ evidente che quella risoluzione istituiva un regime di amministrazione temporaneo, senza riservare al Consiglio di sicurezza il diritto di determinare lo status finale del Kosovo.
Infine non si puรฒ affermare che i deputati kosovari abbiano agito in modo contrario al quadro costituzionale stabilito sotto gli auspici dellโUNMIK (la missione ONU in Kosovo) perchรฉ appare chiaro dalla dichiarazione stessa che essa non emanava dalle istituzioni provvisorie di amministrazione autonoma e non era destinata ad essere operativa allโinterno di quel quadro giuridico. Il 17 febbraio, in altre parole, i kosovari hanno agito come rappresentanti eletti del loro popolo, non come assemblea regionale stabilita sotto i dettami della 1244.
Al tempo stesso la Corte si รจ ben guardata dallo statuire alcunchรฉ sulla legittimitร del Kosovo, sul suo stato, sul diritto o meno ad essere riconosciuto. Da questo punto di vista poco o nulla cambia: chi fino ad ora รจ stato determinato nel non riconoscere lโindipendenza di Pristina potrร restare sulle proprie posizioni senza grandi fatiche. Chi ha riconosciuto (69 paesi, nellโUnione europea 22 su 27) non deve rimettere minimamente in discussione la propria decisione. Al massimo alcuni paesi esitanti potrebbero impiegare il parere della corte per rompere gli indugi.
Il pronunciamento della corte non crea un diritto alla secessione; i giudici se ne sono ben guardati. Il primo a riconoscerlo รจ stato il ministro degli Esteri di Belgrado, Vuk Jeremiฤ. In questo senso la Republika Srpska (una delle due entitร della Bosnia Erzegovina) ha poco di cui gioire: anche se i deputati di Banja Luka decidessero di procedere in modo analogo ai loro omologhi kosovari proclamando la loro indipendenza (โWe, the People of Republika Srpskaโฆโ) resterebbe insoddisfatta un’altra importante condizione: gli accordi di Dayton, per quanto considerati da tutti politicamente superati, non rivestono un carattere provvisorio. O perlomeno nessuno li ha dichiarati tali.
La decisione di merito non รจ stata unanime, ma per 10 voti a 4 (un quindicesimo giudice, di nazionalitร cinese, si era dimesso in maggio per motivi di salute e la sua sostituta non ha partecipato al voto). I giudici di minoranza โ tra cui il vicepresidente del collegio, lo slovacco Tomka โ ma anche alcuni tra quelli che hanno votato a favore hanno tenuto a pubblicare delle dichiarazioni individuali per motivare il loro voto.
Ci vediamo a New York
Il governo del Kosovo ha letto nella decisione dei giudici dellโAja una conferma della propria statualitร . โMi aspetto che la Serbia ora venga verso di noi e si metta a parlare con noi delle molte questioni aperte che sono di mutuo interesse e di importanza vitaleโ, ha dichiarato il ministro degli Esteri di Pristina Skender Hyseni, precisando perรฒ che โLe discussioni possono perรฒ avere luogo solo come discussioni tra due stati sovrani, tra due viciniโ.
Hyseni ha anche ribadito il carattere speciale del caso Kosovo, dicendosi convinto che la sentenza โnon costituirร alcun tipo di precedente per nessun altra regione nel mondoโ.
Il ramoscello dโulivo agitato da Pristina ha avuto vita breve: โNon riconosceremo mai la dichiarazione di indipendenza unilaterale del Kosovoโ, ha ribadito pochi istanti dopo un meno raggiante Vuk Jeremiฤ. โDobbiamo continuare la nostra lotta pacifica, diplomatica, preservare lโintegritร del nostro paeseโ. Sicuramente giร informato del fatto che sul terreno le forze internazionali erano in stato di massima allerta, Jeremiฤ ha ribadito che โpace e stabilitร sono molto importanti sul territorio della provincia. Non bisogna rispondere alle provocazioni se ce ne sarannoโ.
Infine il ministro serbo ha fatto notare come la corte abbia evitato di dare una risposta politica ad una questione che รจ essenzialmente tale, e dunque il prossimo passo sarร la discussione in settembre allโAssemblea generale delle Nazioni Unite. Jeremiฤ ha convenientemente evitato di ricordarsi che era stata proprio Belgrado ad optare per la strada giuridica, ottenendo dallโAssemblea generale la richiesta di adire la corte.
Scampato pericolo a Bruxelles
Hyseni ha esortato gli ultimi paesi dellโUnione europea che ancora non lโhanno fatto a riconoscere il Kosovo. Jeremiฤ si รจ detto convinto che la sentenza non cambierร la posizione dei fattori piรน importanti della comunitร internazionale.
Nella reazione di Catherine Ashton, la rappresentante UE per la politica estera, era abbastanza evidente il sollievo per lo scampato pericolo. Un pronunciamento negativo avrebbe evidentemente complicato le cose per chi, da ormai due anni, ha lโonere di gestire la situazione sul campo.
Lunedรฌ, nella loro prossima riunione, i capi delle diplomazie dei 27 potranno invece continuare ad ignorare le loro divergenze in materia e spostare lโattenzione delle parti sulla prospettiva europea che attende entrambe.
โL’avvenire della Serbia รจ nell’Unione europea, quello del Kosovo anche”, ha dichiarato la Ashton, aggiungendo che l’Unione ”รจ pronta a facilitare il processo di dialogo tra Pristina e Belgrado”.









