Pubblicato il: 07/05/2026

Lettera aperta di CASE Italia al ministro ed al Viceministro della Giustizia

Alla vigilia della scadenza del termine per il recepimento della Direttiva UE anti-SLAPP, CASE Italia ha invitato il ministro ed il Viceministro della Giustizia ad introdurre tutele efficaci contro le molestie legali

© Shutterstock / Pierre Teyssot

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All’attenzione dell’Onorevole Carlo Nordio, Ministro della Giustizia

e del Viceministro Francesco Paolo Sisto,

CASE Italia, gruppo di lavoro nazionale contro le SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation) alias azioni legali vessatorie, si rivolge a Voi in occasione della scadenza del termine per la trasposizione della Direttiva (UE) 2024/1069, nota come “Legge Daphne”, prevista per domani, 7 maggio 2026, al fine di ribadire l’importanza di introdurre nel nostro ordinamento tutele efficaci e comprensive contro tali pratiche strumentali.

Nel 2022, la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure anti-SLAPP, comprendente una Raccomandazione (2022/758) e una proposta di Direttiva; il testo definitivo di quest’ultima è stato approvato dal Parlamento europeo nella primavera del 2024. Tali strumenti sono stati ulteriormente rafforzati dalla Raccomandazione del Consiglio d’Europa (CM/Rec(2024)2), che fornisce indicazioni interpretative volte a consolidare la protezione delle persone bersaglio di SLAPP.

In Italia, il fenomeno delle intimidazioni legali risulta particolarmente allarmante per diffusione e gravità e colpisce in modo significativo il settore giornalistico e quello dell’attivismo. A ricorrere a questa forma di abuso sono spesso esponenti politici e figure pubbliche di primo piano, nonché grandi gruppi industriali, anche a partecipazione statale. Tale circostanza aggrava ulteriormente il fenomeno, amplificando uno degli elementi strutturali delle SLAPP: il marcato squilibrio di potere tra le parti, tra chi promuove l’azione legale e chi ne è destinatario.

La Coalition Against SLAPPs in Europe (CASE), coalizione europea che ha avuto origine dall’impulso della Daphne Caruana Galizia Foundation, ha attribuito all’Italia per due anni consecutivi il primato negativo di paese europeo con il maggior numero di casi censiti: 26 nel 2023 e 21 nel 2024. I dati raccolti dal consorzio europeo Media Freedom Rapid Response (MFRR) contribuiscono a delineare un quadro altrettanto preoccupante: nei sei anni di attività del progetto sono state registrate 112 allerte legali in Italia, di cui la maggior parte riconducibile a procedimenti per diffamazione (33%), minacce di azioni legali (28,6%) e procedimenti civili (13,4%). Nel 44,6% dei casi, tali iniziative risultano promosse da esponenti politici.

Questa tendenza risulta in contrasto con l’interpretazione dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, secondo la quale i soggetti che ricoprono ruoli pubblici sono tenuti a tollerare un livello più elevato di critica e scrutinio, in ragione della loro posizione nella società. La crescente tendenza, da parte di esponenti di rilievo della vita  istituzionale ed economica italiana, a trasferire il confronto dal piano del dibattito pubblico a quello giudiziario  indebolisce le fondamenta del sistema democratico. Le SLAPP producono infatti un effetto dissuasivo nei confronti di giornalisti, attivisti e whistleblower, comprimendo la libertà di espressione e limitando il diritto dei cittadini a ricevere informazioni rilevanti per la collettività.

Sebbene lo scorso marzo il Parlamento italiano abbia approvato la legge di delegazione europea (Legge n. 36/2026, di delegazione europea 2025), delegando al Governo il compito di trasporre la Direttiva nell’ordinamento nazionale, la formulazione di tale legge desta preoccupazione, poiché sembra orientata ad una trasposizione meramente minimale del testo europeo. Essa, infatti, non menziona esplicitamente la necessità di estendere l’ambito di applicazione  della direttiva anche al contesto interno, oltre che a quello transfrontaliero.

Infatti, sia la Raccomandazione della Commissione europea sia quella del Consiglio d’Europa invitano esplicitamente gli Stati membri ad andare oltre la portata minima della Direttiva, introducendo garanzie procedurali estese a tutti i procedimenti, inclusi quelli di carattere nazionale, nonché a quelli di natura penale e amministrativa. Si tratta di un approccio già adottato dalle proposte di trasposizione di un numero significativo di stati europei. Un mancato ampliamento dell’ambito di applicazione alle controversie interne lascerebbe privo di tutela oltre il 90% dei casi di SLAPP nel nostro paese.

Una trasposizione tardiva e minimale, che ignori gli elementi fondamentali della Raccomandazione dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa in materia di tutele efficaci contro le SLAPP, compromette l’efficacia stessa della Direttiva. In assenza di un intervento ambizioso e completo, la sua attuazione potrebbe ridursi a un adempimento formale privo di impatto reale: un intervento oneroso per l’ordinamento, ma incapace di offrire protezioni concrete a giornalisti, attivisti e altri soggetti esposti ad azioni vessatorie. Un simile esito non solo vanificherebbe gli obiettivi perseguiti a livello europeo, ma lascerebbe irrisolto il problema strutturale delle SLAPP in Italia, perpetuando un contesto in cui l’abuso dello strumento giudiziario continua a produrre effetti dissuasivi sul dibattito pubblico e sulla libertà di espressione.

Per questo motivo chiediamo che la Direttiva UE venga recepita nell’ordinamento nazionale:

  • estendendo le garanzie procedurali a tutti i casi di SLAPP e a tutti i procedimenti, sia a livello nazionale che transfrontaliero;
  • prevedendo un meccanismo di archiviazione anticipata per i procedimenti manifestamente infondati:
  • istituendo un limite massimo all’entità delle richieste economiche di risarcimento del danno;
  • prevedendo il risarcimento dei danni materiali e immateriali per i bersagli di SLAPP;
  • definendo sanzioni efficaci e proporzionate per scoraggiare gli autori seriali di azioni temerarie;
  • prevedendo che l’onere della prova ricada sul ricorrente, non su chi è bersaglio di un’azione temeraria.

Rinnovando l’impegno di CASE Italia a contribuire in modo costruttivo al processo di trasposizione della Direttiva UE, chiediamo l’apertura di un tavolo tecnico con la società civile prima dell’adozione del decreto legislativo, e la trasmissione del testo alle Camere con tempi congrui per un esame parlamentare significativo. Solo una legislazione ambiziosa e realmente efficace sarà capace di proteggere concretamente dalle azioni legali temerarie tutti coloro che prendono parte attiva  nel dibattito democratico.

 

Firme

Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa

Transparency International Italia

GiULiA Giornaliste

Greenpeace Italia ETS

ARTICLE 19 Europe

Free Press Unlimited

Amnesty International Italia

StraLi

ReCommon

Rete Nobavaglio

The Good Lobby Italia

Investigative Reporting Project Italy

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