Pubblicato il: 17/04/2026

Italia: sentenza storica per la libertà di stampa

Il consorzio Media Freedom Rapid Response esprime soddisfazione per l’assoluzione di Roberto Saviano querelato dal ministro Matteo Salvini, una sentenza storica per la libertà di stampa in Italia

© PEN International

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Il consorzio Media Freedom Rapid Response esprime soddisfazione per l’assoluzione, pronunciata ieri, dello scrittore e giornalista Roberto Saviano in un procedimento intentato dall’attuale ministro italiano delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini: una sentenza storica per la libertà di stampa e la libertà di espressione in Italia.

Il 16 aprile 2026, il Tribunale penale di Roma ha assolto Saviano dall’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa, rigettando sia la richiesta del pubblico ministero di una multa di 10.000 euro sia la richiesta di risarcimento danni di ulteriori 100.000 euro avanzata dalla difesa di Salvini.Il procedimento è stato avviato da Matteo Salvini, all’epoca ministro dell’Interno, in risposta a una serie di post pubblicati sui social media da Saviano nel giugno 2018, nei quali quest’ultimo aveva criticato la retorica e le politiche anti-migranti e xenofobe di Salvini. Contenuti social in cui Saviano si era anche espresso contro le ripetute minacce di Salvini di revoca della scorta che gli era stata concessa dal 2006. Saviano lo aveva inoltre definito “ministro della malavita”, riprendendo un saggio del giornalista e storico Gaetano Salvemini che aveva criticato la posizione del governo prefascista di Giolitti nei confronti delle regioni meridionali d’Italia all’inizio del XX secolo. Tra i fatti oggetto della querela presentata da Salvini rientrava anche un’intervista rilasciata da Saviano al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung nel 2018, in cui, secondo l’ex ministro dell’interno, lo scrittore avrebbefatto riferimento a un patto di non aggressione tra le organizzazioni criminali italiane e il Ministero dell’Interno – un’accusa che il tribunale ha dimostrato essere infondata nel corso del processo. Al momento di proposizione della querela, Salvini ha formalizzato l’atto su carta intestata ufficiale del Ministero, introducendo così un ulteriore elemento di pressione di natura istituzionale.

Roberto Saviano - foto Sielke Kelner OBCT

Roberto Saviano – Sielke Kelner OBCT

Il caso costituisce un esempio da manuale di SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation), alias azione legale vessatoria. Esso mette in luce un evidente squilibrio di potere, con un ricorrente politicamente influente che intraprende un’azione legale sproporzionata e chiede un risarcimento eccessivo in risposta alle critiche di Saviano. I contenuti formulati dallo scrittore trattavano questioni di interesse pubblico, tra cui la migrazione, i diritti delle minoranze e il rapporto tra la leadership politica nazionale ed il Sud Italia. Infine, la causa intentata da Salvini sembra inserirsi in un quadro più ampio di attacchi continui e di delegittimazione nei confronti dello scrittore. Questo caso riflette un fenomeno di ampia portata attraverso cui le azioni legali vengono utilizzate per scoraggiare lo scrutinio e mettere a tacere le voci dissenzienti.

In un contesto caratterizzato da una tendenza allarmante che vede funzionari pubblici di altissimo livello ricorrere a forme di molestie legali per mettere a tacere le critiche, questa decisione rappresenta un momento spartiacque nell’affermazione del diritto di criticare il potere e chiedere conto dell’operato di chi quel potere lo esercita, un test importante per la salute della democrazia italiana.

La motivazione della sentenza di assoluzione, che sarà resa pubblica tra tre mesi, sarà determinante per l’evoluzione della giurisprudenza in Italia. La sentenza è in linea con l’interpretazione dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, come ribadito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui i personaggi pubblici devono tollerare un livello più elevato di critica e di scrutinio proprio in virtù della loro posizione di rilievo nella società.

Pur accogliendo con favore questo importante risultato, il consorzio MFRR ribadisce con urgenza l’appello al Parlamento italiano affinché proceda con la completa depenalizzazione della diffamazione, ed allinei la legislazione nazionale agli standard internazionali in materia di libertà di espressione. Le leggi penali sulla diffamazione sono intrinsecamente soggette ad abusi e hanno un effetto dissuasivo sulla legittima attività giornalistica e di interesse pubblico. Questa riforma dovrebbe andare di pari passo con una riforma del codice civile, che includa solide tutele contro le SLAPP sia nei casi nazionali che transfrontalieri, e in tutti i tipi di procedimenti.

Con l’avvicinarsi, il prossimo mese, della scadenza per il recepimento della direttiva UE anti-SLAPP – nota anche come «Legge di Daphne» – l’Italia deve agire tempestivamente, recependo sia la raccomandazione dell’UE (2022/758) sia la raccomandazione del Consiglio d’Europa CM/Rec(2024)2.

Solo garanzie giuridiche piene ed effettivamente applicate possono proteggere giornalisti, attivisti, whistleblower e gli altri guardiani della democrazia da azioni legali vessatorie, consentendo loro di occuparsi di questioni di interesse pubblico senza il timore di ritorsioni o strumentalizzazioni del diritto.

 

Firmato

Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa

European Federation of Journalists (EFJ)

European Centre for Press and Media Freedom (ECPMF)

ARTICLE 19 Europe

Free Press Unlimited

International Press Institute (IPI)

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Questo comunicato è stato prodotto all'interno del progetto Media Freedom Rapid Response (MFRR), un meccanismo a livello europeo che traccia, monitora e risponde alle violazioni della libertà di stampa e dei media negli Stati membri dell'UE e nei Paesi candidati.