In Slovenia c’รจ aria di crisi
Dal governo Janลกa a quello di Alenka Bratuลกek, dall’essere paragonati a Cipro alla convinzione di riuscire a farcela da soli. Dove รจ finita la Slovenia paese modello? Affondato nella corruzione, direbbero i suoi cittadini
La Slovenia รจ in crisi. A poco piรน di ventโanni dal ritorno della democrazia il sistema รจ messo in discussione come era accaduto solo ai tempi del crollo del socialismo. Nellโopinione pubblica aleggia ormai la convinzione che il paese sia retto da una classe di privilegiati che pensa solo ai propri interessi. Lโidea รจ quella che si vive in uno stato iper-corrotto. Ad alimentare queste convinzioni i mass media, che continuano a denunciare scandali veri o presunti, e la potente Commissione anticorruzione.
Nel gennaio scorso la Commissione pubblicรฒ un rapporto in cui si puntava il dito sullโallora capo del governo Janez Janลกa e sul leader dellโopposizione Zoran Jankoviฤ. Quel documento fu fatale per lโesecutivo. La pubblicazione avvenne, praticamente, allโindomani di una difficile intesa tra il governo e le parti sociali su una serie di dolorose riforme, proprio in un momento dove sembrava poter esserci un poโ di tranquillitร nellโarena politica.
La sconosciuta
Quelli che seguirono furono mesi concitati. La maggioranza di centrodestra si sfaldรฒ lentamente, allโombra di intricate trattative per togliere di mezzo anche lโingombrante leader dellโallora opposizione Zoran Jankoviฤ. La sua uscita di scena consentรฌ la formazione di una nuova maggioranza di centrosinistra, guidata da Alenka Bratuลกek, una sconosciuta burocrate arrivata in parlamento grazie a Jankoviฤ stesso.
La Bratuลกek seppe abilmente raccogliere i cocci del precedente governo e trovare una precaria intesa che sembrava retta piรน dalla paura di andare nuovamente alle urne che su un serio programma di lavoro.
A crearle i problemi politici piรน seri, in questi mesi di governo, non stati i suoi riottosi alleati di governo o lโagguerrita opposizione, ma lo stesso Zoran Jankoviฤ, che non sembra ancora voler rinunciare a giocare un ruolo di primo piano a livello nazionale.
Tutto cambia, niente cambia
La politica dellโesecutivo di centrosinistra, rispetto a quella del precedente governo non รจ sembrata cambiare molto, ma il solo fatto che Janez Janลกa sia uscito di scena ha fatto scemare, come per incanto, lโondata di proteste di piazza che si erano registrate in tutto il paese. E’ opinione di molti che la Bratuลกek abbia continuato la politica di Janลกa senza Janลกa, anche se, ad onor del vero, i suoi spazi di manovra erano subito apparsi molto limitati.
La crisi aveva infatti colpito duro la Slovenia: il paese era in recessione, il deficit di bilancio cresceva, la disoccupazione aumentava, le aziende continuavano a fallire e le banche dovevano far fronte a enormi perdite. La soluzione imposta era quella di diminuire la spesa e cercare di aumentare le entrate. Alenka Bratuลกek, cosรฌ, ha subito puntato sul rigore e sulle privatizzazioni. La differenza probabilmente รจ che Janลกa avrebbe agito di piรน alla voce tagli di spesa, mentre la Bratuลกek, ha cercato di far quadrare i conti aumentando le tasse. La piรน discussa resta quella sulle proprietร immobiliari.
Ad ogni modo il paese รจ rimasto per mesi con il fiato sospeso e solo a fine anno ha potuto tirare un sospiro di sollievo.
Salvare le banche
La prioritร era salvare le banche per rilanciare poi lโeconomia. Bruxelles perรฒ per dare luce verde al piano di aiuti ha voluto prima vederci chiaro, chiedendo che si chiarisse quale era la portata dei crediti tossici, che gli istituti finanziari avevano concesso alle aziende in crisi.
Dal risultato sarebbe stato chiaro se il paese avrebbe potuto farcela da solo o se sarebbe dovuto ricorrere ad aiuti esterni, comโera accaduto per la Grecia o per Cipro.
Alla fine dopo un lungo tira e molla รจ andata meno peggio di quanto ci si poteva aspettare. Il buco delle banche slovene รจ stato stimato attorno ai 4,8 miliardi di euro e Lubiana dovrebbe riuscire a racimolare autonomamente la cifra necessaria a colmarlo. La risposta dei mercati รจ stata immediata: il tasso dโinteresse sui bond decennali sloveni, che allโapice della crisi aveva sfiorato il 7% รจ subito ritornato sotto il 5%. Lo spettro della trojka e del commissariamento europeo cosรฌ, per ora, รจ sembrato allontanarsi.
Dall’anticorruzione alla politica?
Allโindomani della buona notizia la scena politica รจ stata nuovamente movimentata da una clamorosa azione della Commissione anticorruzione. I suoi vertici hanno rassegnato le dimissioni in segno di protesta contro lโintera classe politica che non starebbe facendo abbastanza nella lotta alla corruzione.
Non รจ stata che lโennesima bordata contro un’รฉlite politica in deficit di credibilitร . Qualcuno รจ arrivato addirittura ad ipotizzare che i popolari membri della commissione potrebbero lanciarsi nellโarena politica per catalizzare intorno alle loro figure il diffuso malcontento che regna nel paese.
Le dimissioni dei membri di un organismo, che nellโopinione pubblica appariva credibile e potente, non ha fatto altro che rafforzare nella societร la convinzione che la corruzione in Slovenia sia una vera e propria emergenza. A tutto ciรฒ vanno aggiunti una serie di scandali che hanno coinvolto la sanitร ed in genere la gestione degli appalti pubblici.
Gli inquirenti intanto, lentamente, continuano a indagare sulle operazioni finanziarie legate alla gestione del comune di Lubiana, guidato da Zoran Jankoviฤ, mentre il leader incontrastato del centrodestra Janez Janลกa รจ stato condannato in primo grado per le tangenti legate alla fornitura dei blindati finlandesi Patria allโesercito sloveno. Lui continua a proclamarsi innocente e secondo qualcuno quella sentenza sarebbe un obbrobrio giuridico perchรฉ non sarebbe basata su prove oggettive, ma sul presupposto che โnon poteva non sapereโ. Intanto su di lui pende un’altra denuncia legata ad alcune transazioni immobiliari che avrebbero aumentato il suo patrimonio.
Problemi con la giustizia
Sta di fatto che in questi ultimi mesi molti nomi eccellenti del panorama politico, e soprattutto economico, del paese hanno seri guai con la giustizia. Alcuni uomini dโaffari, considerati fino a ieri maghi della finanza, sono addirittura giร finiti in carcere. Altri, come Igor Bavฤar, il potente ministro degli Interni allโepoca dellโindipendenza, poi passato agli affari, sono stati condannati in primo grado e adesso attendono lโappello.
In un paese non abituato alle differenze sociali e che mal tollera chi ha fatto fortuna si guarda con una certa soddisfazione alla caduta nella polvere dei potenti. Il diffuso senso di fastidio contro la classe dirigente sembra tradursi anche in un generale disincanto e nella convinzione che anche la democrazia rappresentativa, come la gestione pubblica della proprietร , genererebbe corruzione e clientelismi. La prima รจ stata il simbolo della Slovenia democratica le seconda di quella socialista.
Il paese, cosรฌ, dopo essere โla storia di un successoโ, approdando con relativa facilitร nellโUnione europea e nellโarea Euro, oggi sembra alle prese con una spasmodica ricerca di una nuova sintesi per il futuro.
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