In Bosnia Erzegovina, la battaglia del monte Majevica contro il litio

Nel settembre 2023, gli abitanti della Majevica sono venuti a sapere, per puro caso, che una multinazionale mineraria stava per avviare l’attività esplorativa per cercare giacimenti di litio. Ne è nata una mobilitazione che ha coinvolto tutta l’area. Questa è la prima di quattro puntate sull’attivismo ambientale, un fenomeno molto dinamico oggi in Bosnia Erzegovina

30/03/2026, Peter Lippman
Cartellone contro le attività minerarie a Lopare, Majevica: "Il profitto degli altri, la nostra rovina?". foto P. Lippman

‘Cartellone contro le attività minerarie a Lopare, Majevica: “Il profitto degli altri, la nostra rovina?”.

Cartellone contro le attività minerarie a Lopare, Majevica: "Il profitto degli altri, la nostra rovina?". foto P. Lippman

La Majevica è una bassa catena montuosa, situata in un angolo tranquillo e sottosviluppato nel nord est della Bosnia Erzegovina. In quest’area, immersa tra le amene colline, la popolazione coltiva fragole, produce formaggio, alleva api e distilla un’acquavite chiamata rakija. Il monte Majevica si estende lungo il confine tra le due entità che compongono la Bosnia Erzegovina del dopoguerra: la Republika Srpska (RS), a maggioranza serbo-bosniaca, e la Federazione BiH, abitata perlopiù da croato-bosniaci e bosgnacchi.

Le dolci colline della Majevica si trovano a due passi da Tuzla, a sud ovest, e da Ugljevik, a nord est. Dalle alture della Majevica, nelle giornate limpide, si possono scorgere le città di Bijeljina e Brčko, ma anche il fiume Sava, che segna il confine tra Bosnia Erzegovina e Croazia. La regione della Majevica è sempre stata una meta turistica molto apprezzata, aperta ai visitatori provenienti da ogni dove. Nonostante la guerra degli anni Novanta, che ha portato alla divisione del paese, tagliando in due la Majevica, gli abitanti di entrambe le entità continuano a nutrire un profondo affetto per questa montagna.

L’importanza dell’area della Majevica va oltre i prodotti agricoli sani e i bei ricordi. È una fonte di acqua pulita per la zona circostante e i suoi corsi d’acqua alimentano fiumi più grandi, la Drina e la Sava. Data la sua posizione geografica, lo stato dell’ambiente della Majevica ha ripercussioni su tutte le regioni circostanti: la Semberija, la Posavina, la pianura di Tuzla e tutte le città vicine, fino a Zvornik, a sud est.

Se la montagna si risveglia

Nel settembre 2023, gli abitanti della Majevica, per puro caso, sono venuti a sapere che una multinazionale mineraria stava per avviare l’attività esplorativa per cercare giacimenti di litio. La popolazione ha reagito lanciando l’allarme e mobilitando le comunità locali, dando l’avvio ad una campagna contro l’attività mineraria. La protesta si è poi estesa a Bijeljina, Tuzla, Ugljevik e Zvornik.

A Lopare, la principale città dell’area di Majevica, Andrijana Pekić e i suoi vicini hanno creato un’organizzazione informale per sensibilizzare le comunità locali sui pericoli dell’estrazione del litio. Il gruppo della Majevica ha instaurato una collaborazione con la storica organizzazione ambientalista Eko Put, con sede a Bijeljina. Anche gli attivisti della cosiddetta Karton Revolucija di Tuzla hanno fornito informazioni e supporto al movimento della Majevica.

Gli attivisti hanno capito che l’estrazione del litio sul monte Majevica avrebbe rappresentato un rischio letale. Gli scarti del processo di estrazione, contenenti acido solforico e altre sostanze chimiche pericolose, causano contaminazione quando entrano nei corsi d’acqua, nelle falde acquifere e nel suolo. La polvere derivante dalla frantumazione delle rocce contamina ulteriormente l’aria per chilometri. La combinazione di questi fattori rappresenta una minaccia per la salute umana, devastando l’agricoltura e gli habitat degli animali, rischiando di lasciare dietro di sé una terra desolata.

Consapevoli dei rischi, gli attivisti per l’ambiente hanno iniziato ad organizzare dibattiti pubblici, peraltro molto partecipati, a Lopare, avviando due iniziative di raccolta firme, nel 2024 e nel 2025. Le petizioni chiedevano il divieto di estrazione del litio sul monte Majevica e la creazione di un parco naturale. Entrambe le petizioni sono state respinte dal parlamento della Republika Srpska.

Inizialmente, come spesso accade in Bosnia Erzegovina, le autorità locali hanno mostrato disprezzo per il movimento contro l’estrazione mineraria. Col tempo, però, Rado Savić, sindaco di Lopare, e Ljubiša Petrović, sindaco di Bijeljina, sono diventati ferventi sostenitori della campagna ambientalista.

Andrijana Pekić e altri attivisti affermano che “non esiste un’estrazione di litio pulita”, nonostante le promesse dell’azienda svizzera Arcore che ha avviato l’attività esplorativa sulla Majevica. Arcore è una delle tante compagnie minerarie giunte di recente in Bosnia Erzegovina con la promessa di voler utilizzare solo le tecniche di estrazione “più moderne, sostenibili e sicure”.

Ci sono grandi giacimenti di litio anche nell’Unione europea, dove però le leggi ambientali sono più stringenti. In Portogallo e in Spagna, ad esempio, delle campagne di petizioni e manifestazioni hanno mobilitato migliaia di persone, riuscendo se non altro a rallentare il processo di estrazione del litio. Il fatto che nell’Unione europea si stenti ad avviare progetti analoghi non è dovuto ad una maggiore consapevolezza degli agricoltori e degli attivisti dei paesi UE, bensì ad uno stato di diritto più solido rispetto a quello che vige in Bosnia Erzegovina, dilaniata da una diffusa corruzione ad alto livello.

Negli ultimi anni, Arcore ha condotto attività esplorative su terreni privati ​​– in alcuni casi, di nascosto – causando danni ai proprietari dei terreni. Un caso paradigmatico è quello di Jovan Krsmanović nel villaggio di Vukosavci, nei pressi di Lopare. Poco dopo l’inizio delle ricerche esplorative, il pozzo di Krsmanović e quello di un suo vicino si sono prosciugati. Questo è solo un presagio dei danni che gli abitanti di quest’area temono se Arcore dovesse portare avanti le attività previste.

La Majevica è una delle tante aree della Bosnia Erzegovina minacciate da compagnie minerarie a caccia di materie prime essenziali per quella “transizione verde” che l’Unione europea promuove come una soluzione sostenibile al problema dei gas serra e dei cambiamenti climatici. Questi minerali critici sono ingredienti fondamentali per le batterie delle nostre auto e dei nostri telefoni, come anche per le pale eoliche e altre tecnologie che funzionano senza combustibili fossili.

Le comunità minacciate in Bosnia Erzegovina hanno una prospettiva diversa sulla strategia verde. Per Snežana Jagodić-Vujić, attivista di Bijeljina, responsabile dell’associazione Eko Put, l’intera Bosnia Erzegovina è sotto attacco. “La ‘transizione verde’ è pulita lì [nell’UE], ma sporca qui”.

La centrale a carbone di Ugljevik, BiH . Foto P. Lippman

La centrale a carbone di Ugljevik, BiH . Foto P. Lippman

Terreni di stato, (s)vendesi

In Bosnia Erzegovina sono stati scoperti giacimenti di litio, magnesio, rame, nichel, cobalto e altri minerali inclusi nella lista delle materie prime critiche dell’Unione europea nel 2024. Sono in corso numerose operazioni di ricerca con concessioni assegnate a società minerarie internazionali con procedure tutt’altro che trasparenti. Gran parte delle attività di esplorazione ed estrazione si svolge su terreni di proprietà statale. Così si viola la legge che vieta la vendita e il cambio di destinazione d’uso di proprietà statali fino all’adozione di una normativa a livello della BiH che ponga fine alle polemiche sulla gestione dei beni dello stato.

Questa controversia, e la conseguente moratoria sulla vendita di proprietà militari, aeroporti, foreste e terreni agricoli statali, è legata al processo di successione dell’eredità jugoslava dopo le guerre degli anni Novanta. Se la transizione economica e la privatizzazione delle proprietà statali si sono svolte con meno difficoltà nelle ex repubbliche jugoslave confinanti, la Costituzione della BiH, mal elaborata e inefficace, contenuta negli Accordi di Dayton, ha portato a polemiche infinite tra le due entità del paese.

La leadership secessionista della Republika Srpska aspira al pieno controllo di tutti i beni demaniali sul territorio dell’entità, che quindi potrebbero essere venduti o privatizzati. I leader della Federazione BiH sono invece più favorevoli ad un controllo statale dei terreni demaniali.

Nel frattempo, entrambe le entità violano la legge avvantaggiando certi investitori. Allo stesso tempo, capita che la costruzione di un’importante arteria stradale venga bloccata perché attraverserebbe duecento metri di terreno demaniale.

Nel tentativo di prevenire una privatizzazione arbitraria dei beni statali, nel 2005 l’Alto Rappresentante in BiH (un “governatore” internazionale istituito dagli accordi di Dayton) ha decretato un divieto temporaneo di vendita e privatizzazione dei terreni demaniali. Il divieto è stato esteso negli anni successivi. Tuttavia, la misura continua ad essere violata sfacciatamente in Republika Srpska e, a volte, in modo meno palese, nella Federazione BiH. La tentazione di sfruttare i redditizi terreni pubblici è semplicemente troppo forte.

Il caso di Vareš

Nella Federazione, nel 2018, è stata concessa alla società Eastern Mining una licenza per l’utilizzo di terreni vicino alla città di Vareš, nella Bosnia centrale, dove è stata avviata una miniera per l’estrazione di argento, zinco, piombo e barite. Successivamente, Adriatic Metals ha acquisito la concessione, ampliando la miniera. Una parte significativa dei terreni controllati da Adriatic Metals è di proprietà dello stato, e questo si è rivelato un aspetto molto controverso a causa dei numerosi casi di flagrante abuso del territorio. Adriatic Metals è responsabile del disboscamento indiscriminato di aree forestali. Ancor più grave, le attività della miniera di Rupice hanno inquinato l’acqua potabile nella città di Kakanj, situata a valle.

Sembra che i funzionari bosniaci siano abbagliati dalle possibilità di profitto derivanti dalla cooperazione con le multinazionali minerarie. Mentre le persone comuni, come Jovan Krsmanović, non ne traggono alcun beneficio, le autorità locali, cantonali e a livello delle entità continuano ad agevolare gli investitori, violando le restrizioni sull’uso delle proprietà statali.

Nel 2024, Nermin Nikšić, primo ministro della Federazione BiH, ha criticato gli ambientalisti impegnati in difesa dei terreni intorno a Vareš affermando: “Alcuni evidentemente ritengono che sia meglio che una foresta brulla, definita ‘statale’, rimanga inutilizzata, invece di trasformarla in un investimento redditizio”.

Cercando di giustificare lo sfruttamento dei terreni statali da parte di Adriatic Metals, Nikšić ha affermato che anche l’Alto Rappresentante Christian Schmidt avrebbe approvato tale utilizzo. Le autorità hanno autorizzato l’attività estrattiva nella miniera di Rupice nonostante una sentenza della Corte Costituzionale della Bosnia Erzegovina, che nel luglio 2024 ha dichiarato incostituzionale la prassi della Federazione BiH di rilasciare concessioni per l’utilizzo di terreni di proprietà dello stato.

Nel frattempo, proseguono le proteste contro le attività estrattive nel comune di Vareš, mentre le multinazionali continuano ad avviare operazioni esplorative in altre zone della Bosnia Erzegovina.

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