Il futuro incerto della politica di coesione europea

Riunione del Consiglio "Affari Generali" del 26 maggio 2026 - Foto © Consiglio Ue

Riunione del Consiglio “Affari Generali” del 26 maggio 2026

Riunione del Consiglio "Affari Generali" del 26 maggio 2026 - Foto © Consiglio Ue

Le negoziazioni sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per il settennio 2028-2034 stanno attraversando una fase di forte tensione, con la politica di coesione al centro del confronto tra Stati Membri e Commissione europea.

La proposta della Commissione europea prevede un bilancio complessivo di quasi 2.000 miliardi di euro; di questi, 865 miliardi sono destinati alla voce “persone, Stati Membri e regioni”, una categoria che raccoglie al suo interno sia i fondi della politica agricola comune (PAC) che quelli di coesione, esponendoli a tagli incrociati che sarebbero più limitati nel caso di allocazioni separate. La stessa logica centralizzatrice si rispecchia nell’ipotesi, non ancora formalizzata, di sopprimere DG Regio, la direzione che gestisce i fondi strutturali in rapporto diretto con le regioni, in favore di un’unica grande direzione generale per gli investimenti, mettendo a rischio la governance multilivello che caratterizza questa politica.

In reazione a queste prospettive, il 25 Maggio 2026, 16 Stati Membri (Bulgaria, Croazia, Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria) guidati dalla Romania, hanno firmato una dichiarazione congiunta, che rappresenta a tutti gli effetti una mozione di sfiducia nei confronti della Commissione. Il documento denuncia che coesione, PAC e politica comune della pesca, nonostante siano le politiche più visibili ai cittadini, sono le uniche voci a subire riduzioni in termini reali, mentre le risorse vengono dirottate verso difesa, competitività e autonomia strategica.

Le richieste del gruppo sono articolate su più livelli: un aumento delle allocazioni agli Stati membri per le politiche fondate sui trattati, il mantenimento della responsabilità esclusiva degli Stati nella programmazione dei fondi, tanto nella fase iniziale quanto nella revisione intermedia, e una proposta di riduzione della riserva per le crisi al 10%, per impedire che la coesione si trasformi in uno strumento sistematico di gestione delle emergenze. Il documento apre tuttavia a una concessione strategica: i sedici si dichiarano disponibili a discutere nuove risorse per il bilancio europeo, e chiedono contestualmente l’abolizione definitiva dei rimborsi (rebate) sui contributi nazionali di cui beneficiano i paesi cosiddetti “frugali”.

Lo scontro con il fronte dei “frugali” si annuncia il più duro. Riuniti in Svezia, Finlandia, Danimarca, Francia, Germania, Austria, Paesi Bassi e Belgio, con l’Irlanda come osservatore, si sono dichiarati a favore di “un bilancio migliore, non più grande”: una formula che chiude la porta sia a espansioni significative degli stanziamenti che a qualsiasi forma di debito comune.

Il 26 maggio scorso, il Consiglio ha svolto i lavori in formato “Affari Generali” (GAC), formazione che riunisce i ministri per gli Affari Europei in vista del prossimo Consiglio europeo del 18-19 giugno. Il dibattito sul QFP si è concentrato sul contributo del bilancio all’integrazione del mercato unico, a poche settimane dalla circolazione delle prime cifre indicative che sposteranno formalmente il negoziato dai principi ai numeri.

Le tensioni tra i due gruppi sono subito emerse: per la Svezia il bilancio UE dovrebbe restare intorno all’1% del reddito nazionale lordo, mentre per il ministro italiano Foti competitività e coesione non sono per forza antagoniste, ma “due facce della stessa medaglia”. Il Consiglio europeo di giugno sarà il primo a lavorare su cifre concrete, con l’obiettivo di raggiungere un accordo unanime entro fine 2026.

La proposta di accorpare i fondi strutturali, l’ipotesi di soppressione di DG Regio e la pressione a usare la coesione come strumento emergenziale convergono verso un indebolimento sistemico della politica di coesione.

Questo articolo è stato prodotto nell’ambito del progetto EuSEE, co-finanziato dall’Unione europea. Tuttavia, i punti di vista e le opinioni espresse sono esclusivamente quelli dell’autore/degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’autorità concedente e l’Unione europea non può esserne ritenuta responsabile.

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