Il dialogo รจ possibile

Niente polemiche questโ€™anno per la celebrazione del Giorno del ricordo. Toni cordiali e pacati sono stati reciprocamente espressi dal presidente italiano e da quello sloveno. Ora si tratta di passare dallโ€™elaborazione della memoria allโ€™interpretazione storica

18/02/2010, Stefano Lusa Capodistria

In Slovenia il Giorno del ricordo รจ passato quasi sotto silenzio . Il principale telegiornale gli ha dedicato un servizio, ma nemmeno un accenno nei titoli, dove invece รจ stato dato spazio alle linci che si starebbero estinguendo. Il giorno successivo il โ€œDeloโ€, il piรน autorevole quotidiano nazionale, ha messo la notizia in prima pagina ed ha commentato con un certo fastidio la cerimonia che si รจ svolta al Quirinale, ammettendo perรฒ che il discorso del presidente italiano, Giorgio Napolitano, รจ stato meno duro rispetto a quelli del passato.

Napolitano, in effetti, ha misurato le parole, ma non ha mancato di lanciare alcuni segnali. Il piรน forte รจ stato quello in cui ha chiesto che un โ€œcapitolo cosรฌ originale e specifico della cultura e della storia non solo italiana ma europea sia non semplicemente riconosciuto ma acquisito come patrimonio comune nelle nuove Slovenia e Croaziaโ€. Il presidente, di fronte agli esponenti degli esuli, ha anche rimarcato lโ€™impegno dellโ€™Italia โ€œper la soluzione dei problemi ancora aperti (โ€ฆ) nel rapporto con le nuove istituzioni e autoritร  croate e sloveneโ€.

Gli ha risposto con toni alquanto cordiali, due giorni dopo, il presidente sloveno, Danilo Tรผrk, sottolineando che le tragiche esperienze di tutta la Seconda guerra mondiale e dellโ€™immediato dopoguerra non devono essere dimenticate. Tรผrk ha ribadito che in Slovenia si รจ apprezzato che lo scorso anno Napolitano si sia soffermato sulle sofferenza causate anche a molti sloveni dal fascismo; poi, il presidente sloveno, ha parlato della necessitร  di un ampio dialogo โ€œper superare i pregiudizi ancora esistentiโ€. Lubiana – ha aggiunto Tรผrk – รจ fortemente interessata alla reale soluzione dei problemi aperti, compresi quelli della minoranza slovena in Italia.

Se lโ€™Italia ha tirato in ballo le questioni legate agli esuli, la Slovenia ha subito risposto mettendo sul piatto la situazione in cui si troverebbe la sua minoranza. La tutela delle minoranze slovene allโ€™estero, dโ€™altronde, รจ uno dei crucci della politica slovena e viene posta ad ogni incontro con esponenti italiani, austriaco o ungheresi.

Dallโ€™articolato mondo degli esuli non sono mancate reazioni positive per quanto detto dal capo dello Stato sloveno. Il presidente dellโ€™Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Lucio Toth, le ha subito definite โ€œun passo avanti significativo nel riconoscimento della tragedia che ha colpito gli italiani dโ€™Istria di fiume e della Dalmazia al termine della Seconda guerra mondialeโ€. Poi, con grande maestria, ha aggiunto che i torti subiti dal popolo sloveno ad opera del regime fascista sono una veritร  che gli esuli non hanno mai nascosto: โ€œsia riguardo alle discriminazioni cui fu sottoposta la minoranza slovena e croata della Venezia Giulia durante il ventennio fascista (โ€ฆ), sia riguardo alle sofferenze della Slovenia dโ€™oltralpe occupata dallโ€™esercito italiano(โ€ฆ)โ€. Toth ha concluso dicendo che โ€œricordare insieme significa rispettarsiโ€.

Toth del resto sapeva che il suo discorso sarebbe stato letto anche in Slovenia ed infatti รจ stato subito ripreso dallโ€™agenzia di stampa nazionale. Toth del resto giร  lo scorso anno fu al centro di unโ€™iniziativa dal grande impatto mediatico. I due quotidiani triestini, quello di lingua italiana โ€œIl Piccoloโ€ e quello di lingua slovena โ€œPrimorski dnevnikโ€, avevano, infatti organizzato un singolare dibattito pubblico mettendo dietro allo stesso tavolo Toth e un esponente della minoranza slovena, lโ€™ex senatore Miloลก Budin. Fu il primo tentativo di dialogo tra gli sloveni di Trieste e gli esuli. I due dimostrarono che non soltanto era possibile parlarsi, ma anche essere dโ€™accordo su molti punti.

Quellโ€™evento fu salutato persino da un comunicato dello stesso presidente della repubblica slovena, che in quellโ€™occasione sottolineรฒ che seguiva con grande interesse le attivitร  che contribuivano al dialogo ed alla distensione delle passioni politiche tra gli esuli e gli sloveni dโ€™Italia.

Tra le polemiche a bassa intensitร  tra Slovenia ed Italia, quindi pare poter esserci anche qualche spiraglio di dialogo, a cui, ovviamente, non tutti guardano con sincero entusiasmo. La grande pacatezza di questโ€™anno, comunque, sembra percorrere la strada tracciata in un bel saggio scritto alcuni anni fa dal professor Guido Crainz, dal titolo โ€œIl dolore e lโ€™esilioโ€. Nel testo si esaminava la complessa vicenda del confine orientale invitando soprattutto a riflettere sul โ€œdolore degli altriโ€. I politici e lโ€™opinione pubblica slovena ed italiana dovrebbero soprattutto imparare a far questo: in sintesi prima di guardare le colpe degli altri dovrebbero fare i conti con le proprie.

Dโ€™altra parte lโ€™assenza, o quasi, di polemiche legate alla Giornata del ricordo lโ€™hanno forse fatta entrare nella normalitร . Eโ€™ il segno che da una parte รจ diventata accettabile e che dallโ€™altra si รจ anche esaurita la spinta propulsiva dei primi anni, che aveva dato vita ad un ampio ed articolato dibattito politico, non sempre dai risvolti positivi.

Per contro le associazioni degli esuli sono soddisfatte. Le iniziative crescono ogni anno in tutta Italia e addirittura nascono nuovi comitati nelle piรน svariate cittร . Per gli esuli il 10 febbraio รจ diventato un momento, a volte, anche catartico, dove poter raccontare la loro esperienza e riflettere su loro stessi.

Quello che hanno ottenuto in questi anni รจ stato di aver fatto diventare il loro dramma parte integrante della storia dโ€™Italia. Lโ€™operazione ovviamente non รจ priva di conseguenze. Sino a ieri, infatti, erano proprio loro i custodi della memoria di quelle vicende, che avevano un esatto schema interpretativo e che nessuno era interessato a mettere in discussione. Oggi non รจ piรน cosรฌ. Per il professor Giuseppe Parlato – presidente del comitato scientifico del Centro di documentazione multimediale per la cultura giuliana, istriana, fiumana e dalmata – infatti si tratta di passare dalla mera elaborazione della memoria allโ€™interpretazione storica che per sua natura รจ diversa dalla memoria.

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