Dieci anni da Idomeni
L’associazione veronese “One Bridge To Idomeni” è nata dieci anni fa durante un’emergenza, per assistere rifugiati al confine tra Grecia e Macedonia nella piccola cittadina di Idomeni, e da allora non si è più fermata. Continua ad essere attiva lungo la Rotta Balcanica e in Italia con iniziative di solidarietà e sensibilizzazione

Il gruppo di One Bridge To-, Verona 21 aprile 2026 – One Bridge To-
Il gruppo di One Bridge To-, Verona 21 aprile 2026 © One Bridge To-
Fonte: One Bridge To-
In questa primavera del 2026 si festeggiano i 10 anni di One Bridge To-, un’associazione che è nata nel marzo 2016 – allora con il nome One Bridge To Idomeni – per un’emergenza umanitaria e non si è più fermata. Tutto ha avuto inizio al confine tra Grecia e Macedonia, in una piccola cittadina chiamata Idomeni, dove rimasero bloccate, a cavallo tra il 2015 e il 2016, più di diecimila persone, in fuga soprattutto dalla Siria, in cerca di un futuro migliore in Europa.
Alcuni ragazzi e ragazze di Verona con coraggio e senso di responsabilità hanno inaugurato un viaggio di solidarietà che si sarebbe ripetuto per i successivi dieci anni, a sostegno delle persone in movimento. Mantenendo un legame stretto tra il territorio veronese e i luoghi di passaggio dei rifugiati della Rotta Balcanica, il giugno dello stesso anno è stata celebrata la prima Giornata Mondiale del Rifugiato (GRM). Solo nei successivi tre anni, dal 2017 al 2020, One Bridge To- ha intercettato le necessità di chi fugge da guerre, conflitti e povertà e si trova muri fisici e legali tramite una fitta rete di associazioni, collettivi e singoli attivisti che abitavano la Rotta Balcanica: Grecia, Serbia, Bosnia e Iraq.

Giornata Mondiale del Rifugiato 2021 a Verona © One Bridge to Idomeni
All’interno di campi profughi, lungo le stazioni ferroviarie, nei bivacchi e nei rifugi informali, l’associazione costruiva ponti organizzativi con realtà di tutta quell’Europa che non si riconosce nella politica del Trattato di Dublino. Dal 2020, insieme all’emergenza del Covid-19 che non ha risparmiato neanche chi viveva in sicurezza, l’associazione ha supportato caparbiamente sia veronesi che migranti tramite la “SOSpesa” con la Chiesa Valdese in Italia e la raccolta di materiale medico sanitario da Italia e Svizzera con il “SolidariTir” per i progetti in Grecia.
In questi anni, come raccontato nel Podcast “IL TIR”, sette “SolidariTir” hanno attraversato le strade di oltre sei paesi per coniugare la generosità dei solidali con le necessità dei migranti. Il rapporto con la Grecia si è poi consolidato nel campo profughi di Corinto dove, in collaborazione con Vasilika Moon e Aletheia RCS, One Bridge To- ha avviato il progetto del Community Center, tutt’oggi attivo.

Il Community Center “Cheirapsíes” a Corinto © One Bridge To-
Parallelamente, l’incendio del campo di Lipa a Bihać e il contatto con il centro culturale “Ideja” di UPokretu (In movimento) hanno portato le ragazze e i ragazzi di One Bridge To- a tornare in Bosnia e poi in Serbia, con il progetto di supporto all’autonomia dei dispositivi elettronici BeeHive. Sebbene le attività lungo la Rotta Balcanica impegnassero gran parte delle attività dei volontari dell’associazione, le collaborazioni e gli appuntamenti a Verona non sono mai mancati: dall’annuale Giornata Mondiale del Rifugiato ormai stabilmente trasferita al Forte Sofia, all’accoglienza attraverso Corridoi Umanitari di famiglie nel territorio veronese del Progetto Elongo con CESAIM, Comunità di Sant’Egidio e San Nicolò, alle Giornate per le Vittime dell’Immigrazione celebrate il 3 ottobre con la campagna Europe Must Act e Linea d’Ombra.
La creazione del CCVR, il Community Center di supporto legale e multiservizi a bassa soglia per le persone in grave marginalità a Verona, in coordinamento dei servizi pubblici e orientato all’autonomia, vede il coinvolgimento del Comune di Verona, Ronda della Carità, CESTIM, Cooperativa Il Ponte e Diaconia Valdese. Un viaggio che è iniziato dieci anni fa e che semina giustizia e solidarietà: il lavoro dell’organizzazione si fonda infatti sull’incontro diretto, sulla continuità delle relazioni e su un approccio politico che rifiuta narrazioni emergenziali o securitarie, per restituire complessità, umanità e voce ai percorsi migratori.
Le celebrazioni dei 10 anni sono iniziate a febbraio e marzo con due eventi di approfondimento e sulla situazione in Grecia e in Bulgaria, dove l’associazione è attiva: è stata l’occasione per dare informazioni utili per chi volesse partecipare come volontario nei progetti in questi due Paesi, e hanno visto la partecipazione di decine di giovani veronesi.

Oltre il filo spinato di Hamza Tai – Gofundeme
È proseguita poi con la raccolta fondi per l’iniziativa “Oltre il filo spinato” di Hamza Tai, un ragazzo che ha percorso la Rotta Balcanica per arrivare in Italia e che a sei anni dal suo arrivo, ora regolarizzato, ha deciso di ripercorrerla in bicicletta. “Ho scelto la bici perché è un mezzo lento, vulnerabile, che mi permette di stare alla stessa altezza di chi è ancora lì. (…) Voglio tornare per documentare quello che succede e dare voce a chi la sta ancora percorrendo” dice Hamza all’evento per raccolta fondi organizzato da OBT- al Baleno lo scorso 21 aprile. La partenza è prevista per i primi di maggio, il documentario sarà realizzato interamente con le donazioni per “trasformare le mie ferite in testimonianza collettiva”.
L’anno prosegue poi con un pranzo di autofinanziamento, domenica 17 maggio presso la parrocchia di Madonna di Campagna (A partire dalle 12.30, prenotazione obbligatoria a questo link), per sostenere l’organizzazione della Giornata Mondiale del Rifugiato, che quest’anno si terrà a Forte Sofia i fine settimana del 12-13 e 19-21 giugno. Il primo di un anno pieno di eventi che puntano a lasciar sedimentare questi dieci anni ma anche ad insistere sulla necessità di interventi puntuali e presenti nella storia dei movimenti migratori.


