CASE Italia esprime solidarietà a ReCommon
CASE Italia, la rete italiana contro le azioni legali vessatorie, note come SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation) esprime piena solidarietà a ReCommon, nuovamente bersaglio di intimidazione legale da parte di Eni

gruppo-ReCommon
© Per gentile concessione di ReCommon
CASE Italia, la coalizione italiana contro le azioni legali vessatorie, esprime la propria solidarietà ad Eva Pastorelli, campaigner di ReCommon, ed a ReCommon, bersaglio, per l’ennesima volta, di molestie legali avviate dal colosso petrolifero ENI.
L’ultima spiacevole iniziativa risale allo scorso marzo, quando ENI ha avviato una procedura di mediazione per presunta diffamazione aggravata in risposta alle dichiarazioni rilasciate da Eva Pastorelli, durante la trasmissione Report. Le affermazioni riguardavano le partnership stipulate da ENI con Israele, attraverso l’aggiudicazione di un bando di gara per l’assegnazione di licenze esplorative al largo delle coste di Gaza e attraverso la relazione con la società israeliana Delek, che opera nei Territori Palestinesi occupati. Affermazioni suffragate da evidenze pubblicamente accessibili. ENI ha stimando il valore della controversia in 800.000 euro. Una cifra sproporzionata che tradisce l’intento intimidatorio del colosso petrolifero, minacciando l’esistenza stessa di un’organizzazione non profit, oltre a costituire un ulteriore tentativo di inibire il dibattito pubblico e della libertà di informazione.
La rete CASE Italia condanna fermamente il ricorso alle vie legali da parte di ENI, ritenendolo l’ennesimo atto di intimidazione ingiustificata nei confronti di ReCommon teso a minarne la sostenibilita’ finanziaria e in ultima analisi a silenziarne la voce. In quanto ente a partecipazione statale, ENI svolge attività che, tanto in Italia quanto all’estero, rivestono un evidente interesse pubblico; inoltre, la stessa informazione condivisa da ReCommon rispetto alle partnership di ENI con società israeliane costituisce un elemento che i cittadini hanno il diritto di conoscere. Il tentativo di spostare il dibattito dalla sfera pubblica a quella giudiziaria rappresenta una grave compressione della libertà di espressione e configura una potenziale SLAPP.
Nonostante questo ruolo di rilievo, ENI ha nel tempo fatto ricorso in modo reiterato ad azioni vessatorie contro giornalisti, attivisti e whistleblower, nel tentativo di scoraggiare e silenziare le critiche. A fronte di questo comportamento, la Coalition Against SLAPPs in Europe (CASE) ha assegnato a ENI, per due anni (2021 e 2025), il riconoscimento di “bullo dell’anno”, anche in virtù delle azioni legali avviate nei confronti di ReCommon e di Antonio Tricarico, Direttore dei programmi dell’organizzazione, negli scorsi anni. La lettera di diffida indirizzata a Eva Pastorelli è valsa all’azienda un’ulteriore candidatura per il 2026.
CASE Italia si appella a ENI affinché desista dall’intenzione di formalizzare un’eventuale nuova citazione in giudizio nei confronti di Eva Pastorelli e ReCommon.
Cogliamo l’occasione per rinnovare il nostro appello al Governo italiano affinché recepisca pienamente la Direttiva anti-SLAPP (2024/1069), nota anche come “Legge Daphne”, estendendone le garanzie procedurali a tutti i procedimenti legali anche domestici. Solo un recepimento che tenga conto delle Raccomandazioni integrative dell’UE (2022/758) e del Consiglio d’Europa (CM/Rec(2024)2) può garantire che gli attivisti in Italia possano continuare a svolgere il proprio lavoro di ricerca e sensibilizzazione su temi di primario interesse pubblico, come il cambiamento climatico, attraverso inchieste e campagne, senza timore di ritorsioni legali.
Firme
Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa
Amnesty International Italia
ARTICLE 19 Europe
Articolo 21
FADA
Giulia Giornaliste
Greenpeace Italia
StraLi
The Good Lobby


