Bosnia Erzegovina: “Non una di più”
Oggi, a Sarajevo, Banja Luka, Mostar, Tuzla, GradaÄac, Zenica Lukavac e Bijeljina, cittadine e cittadini scenderanno in piazza a protestare e dire āBasta!ā ai femminicidi, alla violenza sulle donne e sulle minori, e chiedere alle istituzioni misure concrete a tutela delle vittime.
Lāaumento dei femminicidi in Bosnia Erzegovina sta preoccupando cittadine e cittadini, oltre a donne attiviste di gruppi formali e informali, che hanno deciso di smettere di tacere. Alle 16 di oggi urleranno tutte e tutti insieme la loro protesta al grido di āNITI JEDNA VISĢE!ā (Non una di più, in Italia corrispondente alla campagna "Non una di meno").
āPerchĆ© protestare? PerchĆ© il 48% delle donne della Bosnia Erzegovina ha subito violenza sessuale e violenza di genere. PerchĆ© lā84% delle violenze che avvengono in casa sono perpetrate da familiari e non vengono denunciate alle autoritĆ competenti. PerchĆ© il 70% delle indagini dei casi segnalati alle procure, vengono poi archiviate. PerchĆ© a causa di pene blande, molte delle vittime, assieme ai figli e ai familiari, sono esposti a costante e brutale violenza. PerchĆ© siamo stanche di vedere crescere di mese in mese il numero delle vittime, mentre la violenza contro le donne e le ragazze viene generalmente percepita o come un problema privato o come qualcosa che ĆØ ‘colpa loro’, perchĆ© hanno la ‘lingua lunga’, perchĆ© ‘la scollatura ĆØ eccessiva’, perchĆ© ‘fanno finta di essere intelligenti’, perchĆ© ‘hanno scelto la persona sbagliata’ [ā¦]. Non ĆØ colpa loro! La colpa, in primo luogo, ĆØ di un sistema di disuguaglianza profondamente radicato nella societĆ : una coscienza patriarcale ampiamente coltivata che considera le donne e tutti gli ‘altri’ come esseri umani inferiori, oggetti di proprietĆ , soggetti oppressi e spinti allāultimo posto della scala socioeconomica: la prima sotto l’attacco di un eccessivo abuso di potere e dell’uso della forza. A casa, per strada, sul posto di lavoro, nello spazio pubblico. Non si sentono sicure da nessuna parte. La colpa ĆØ delle istituzioni e delle politiche che lo permettono. Ć colpa dellāopinione pubblica.ā
Lo scrivono le organizzatrici della protesta, della āŽenska mreža BiH ā (Rete delle donne di BiHā), in un comunicato in cui elencano le richieste rivolte alle istituzioni, che verranno lette pubblicamente in ogni piazza.
Si chiede, ad esempio, che venga valutato il rischio di recidiva, per ogni caso di violenza domestica segnalata e altre forme di violenza contro donne e bambini contemplate dalla Convenzione di Istanbul, e che venga garantita la massima tutela delle vittime, comprese misure di emergenza e misure protettive.
Che le indagini vengano svolte il prima possibile a seguito del reato denunciato, soprattutto laddove vi ĆØ il rischio che la vittima venga sottoposta ad ulteriore violenza, o nei casi in cui le vittime vengono esposte a successive minacce o intimidazioni da parte dei perpetratori, che potrebbero influenzare la decisione di testimoniare in tribunale. Che vengano avviati procedimenti disciplinari per agenti di polizia che non forniscono protezione alle vittime e previste sanzioni per mancata azione di funzionari pubblici.
A seguire una serie di richieste relative ai procedimenti, sia in fase di indagine preliminare come in fase processuale, oltre a riforme della legislazione attuale. Ad esempio l’introduzione del reato specifico di femminicidio, con pene previste da minimo 10 anni di reclusione all’ergastolo.
Inoltre, il riconoscimento dei bambini come vittime di violenza domestica, anche se solo testimoni di violenza contro altri membri della famiglia, e che la violenza psicologica contro le donne venga inserita nel codice penale.






