Belgrado: il cinema รจ morto, viva il cinema

Lโ€™occupazione del cinema Zvezda di Belgrado da parte di un gruppo di giovani registi, attori e studenti della settima arte ha aperto un dibattito sui processi di privatizzazione delle sale cinematografiche e sul ruolo della cultura in Serbia

22/12/2014, Eugenio Berra Belgrado

Da qualche settimana nel pieno centro di Belgrado, al numero 40 di via Terazije, sventola una bandiera rossa con un pugno chiuso a stringere una pellicola cinematografica. Eโ€™ il simbolo scelto dal gruppo โ€œPokret za okupaciju Bioskopaโ€ (Movimento per lโ€™occupazione dei cinema) che il 21 novembre scorso ha occupato lo Zvezda (Stella), uno dei quattordici cinema chiusi dal 2007 a seguito del processo di privatizzazione della โ€œBeograd filmโ€, ex societร  a controllo pubblico che riuniva gli esercenti cinematografici belgradesi.

La storia sembra seguire un copione prestabilito: unโ€™impresa statale โ€“ Beograd film โ€“ in difficoltร  nel governare un serio processo di modernizzazione delle proprie strutture; la privatizzazione come panacea; lโ€™entrata in scena del businessman londinese Nikola ฤivanoviฤ‡ (in passato consigliere del precedente governatore della Banca Nazionale Mlaฤ‘an Dinkiฤ‡) che nel 2007 ha rilevato il 70% della proprietร  a un prezzo di 9,2 milioni di euro, per 18 mila metri quadrati tra sale e spazi esterni.

ฤivanoviฤ‡ nel 2008 ha venduto a un prezzo 18 milioni di euro cinque cinema di proprietร  di Beograd Film a Ivica Todoriฤ‡ , proprietario della croata Agrokora e della catena di supermercati Idea. La procura belgradese nel 2011 ha aperto contro ฤivanoviฤ‡ unโ€™inchiesta per malversazioni nella vendita delle cinque sale.

Arrestato il 28 marzo 2011 con l’accusa di aver danneggiato gli azionisti e lo stato con la privatizzazione di Beograd film, ฤivanoviฤ‡ ha patteggiato una condanna a tre anni di prigione e il pagamento di un risarcimento pari a tre milioni e centomila euro. Subito dopo il patteggiamento รจ stato rilasciato, e come garanzia ha firmato unโ€™ipoteca sugli immobili di Beograd film, cui sono rimasti tre cinema: Zvezda, Jadran e 21 ottobre. Tutti i quattordici cinema sono chiusi, alcuni trasformati in locali, altri in sale da gioco, i restanti abbandonati a un triste destino di degrado.

La Spoon River dei cinema belgradesi

La biblioteca della Cineteca jugoslava, gloriosa istituzione che conserva tuttโ€™oggi uno degli archivi cinematografici piรน grandi dโ€™Europa, ha sede in un palazzo interno di Knez Mihailova. Accanto a Borislav Stanojeviฤ‡ e Dragana Miljeviฤ‡ sino al mese scorso vi lavorava anche Slobodan ลฝujeviฤ‡. La sua carriera iniziรฒ negli anni cinquanta come maschera di sala in vari cinema belgradesi, poi a partire dal decennio successivo passรฒ alla consegna delle pellicole da 35 millimetri nelle sale cinematografiche di mezza Jugoslavia, prima di diventare archivista della Cineteca. Negli ultimi anni, oramai anziano, ลฝujeviฤ‡ ha scritto una serie di articoli per il sito della Cineteca raccolti poi nel libro Bio jednom jedan bioskop (Cโ€™era una volta un cinema). Guidato da una scrittura lucida e dolente, ha composto una serie di epitaffi per i cinema belgradesi, narrando la scomparsa di un mondo.

Al โ€œPartizanโ€, situato nei pressi della stazione ferroviaria, nei primi anni cinquanta proiettarono โ€œRiso amaroโ€ di Giuseppe de Santis, che attirรฒ centinaia di cittadini per la famosa scena di Silvana Mangano in pantaloncini corti, giudicata troppo osรจ dalla morale dellโ€™epoca. Il cinema Zvezda prima del 1946 si chiamava Colosseo. Fu costruito dallโ€™industriale Mihailo ล onda, proprietario di una fabbrica di cioccolato, nel giardino di un palazzo dove il fotografo di corte Milan Jovanoviฤ‡ una decina di anni prima aveva aperto il proprio atelier. Il nome fu portato in dote dalla futura signora ล onda, originaria della cittadina bosniaca di Tuzla dove il fratello possedeva una sala cinematografica omonima. Allโ€™apertura ufficiale avvenuta verso la fine del 1911 venne anche il re Petar I Karaฤ‘orฤ‘eviฤ‡, ad ammirare un cinema costruito seguendo le tecniche piรน allโ€™avanguardia del tempo, โ€œaffinchรฉ tutta lโ€™Europa ne desiderasse uno simileโ€. Durante la Seconda guerra mondiale fu preso in consegna dal governo di occupazione tedesco, e nel 1944 subรฌ danneggiamenti a seguito dei bombardamenti alleati. Con la nazionalizzazione seguita alla fondazione dello Stato socialista jugoslavo, la maggioranza dei cinema cambiรฒ nome, e cosรฌ anche il Colosseo diventรฒ Zvezda, โ€œstellaโ€. Alle proiezioni dei film โ€œsi arrivava in gruppi organizzati: collettivi, scuole, operai delle fabbriche …โ€.

 

La rinascita dello Zvezda

Zvezda (foto Pokret za okupaciju bioskopa)

Zvezda (foto Pokret za okupaciju bioskopa)

Incontriamo Marija Kuljanin e Jovan Jelisavฤiฤ‡, che assieme ad Hana Selimoviฤ‡, Luka Bursaฤ‡ e Mina ฤukiฤ‡ hanno guidato lโ€™occupazione, in una piccola stanza al primo piano del cinema trasformata in ufficio e sala riunioni. La sala di fronte รจ lโ€™accampamento in cui dormono โ€“ una fila di materassi uno accanto allโ€™altro sul pavimento, qualche stufa elettrica per riscaldarsi.

I sei ragazzi provengono tutti da percorsi di studi cinematografici. Alcuni come Marija Kuljanin devono ancora terminare la specializzazione in produzione, mentre Mina ฤukiฤ‡ ha presentato il suo primo film โ€œNeposluลกniโ€ (โ€œI disobbedientiโ€) al recente festival del cinema dโ€™autore di Belgrado , tenutosi proprio durante i primi giorni di occupazione.

โ€œLa preparazione dellโ€™occupazione รจ durata pochi mesi. Eโ€™ stata piรน una rivolta istintiva che non unโ€™azione freddamente pianificata. Semplicemente, le porte erano aperte e noi siamo entratiโ€.

In mezzโ€™ora hanno allestito lo schermo ed organizzato la premiรจre di โ€œNeposluลกniโ€, cui hanno partecipato piรน di trecento persone, inaugurando la rinascita dello Zvezda. Quasi ogni giorno รจ possibile assistere a due proiezioni pomeridiane e una di mezzanotte, spesso accompagnate dallโ€™incontro con i registi che concedono gratuitamente il proprio film. Cinema dโ€™autore, vecchie pellicole del crni talas jugoslavo, sperimentatori come Guy Debord: una scelta di cura alla cui base si trova il rispetto.

Numerosi anche i momenti di riflessione pubblica, attraverso assemblee e tavole rotonde che hanno affrontato temi come la privatizzazione dei cinema o la cultura come bene pubblico: โ€œAnche se non ne eravamo consapevoli al momento dellโ€™occupazione, questo gesto ha portato a problematizzare una serie di questioni che non si esauriscono nella privatizzazione dello Zvezda ma toccano temi piรน ampi come il futuro stesso della cultura di questo paese, e il rapporto tra questโ€™ultima e la politicaโ€œ.

Un futuro incerto

Senza un interlocutore con cui interfacciarsi, diventa difficile pianificare il futuro e gestire gli innumerevoli problemi strutturali dello stabile. Continuano Kuljanin e Jelisavฤiฤ‡: โ€œDuemila metri quadrati di spazio, niente riscaldamento, corrente elettrica, acqua, hanno rubato persino caloriferi e altoparlanti… i volontari che ci aiutano nei lavori di pulizia e riparazione non mancano, ma finchรฉ non verranno chiarite le questioni proprietarie abbiamo le mani legateโ€.

Servirebbe un forte indirizzo pubblico, non tanto per una ri-nazionalizzazione giudicata da molti impraticabile ma se non altro per rivedere da capo il processo di privatizzazione.

Tornano alla mente le parole di Rina Durante quando parlava della โ€œcultura come visione del mondo, e la politica lo strumento per realizzarlaโ€. La fotografia che emerge รจ perรฒ lโ€™assenza di una politica culturale, di una visione. Da settimane il ministro della Cultura ha promesso un incontro con gli occupanti, sempre disatteso. Lโ€™unico reale sostegno politico รจ giunto dalla circoscrizione in cui ha sede il cinema, altrove (Comune, Parlamento) per il momento solo qualche sporadica uscita pubblica da parte di singoli consiglieri o deputati.

Lโ€™occupazione dello Zvezda va letta coma la nascita a Belgrado di nuovo spazio di autonomia culturale, di differenza โ€“ nel cinema, nella societร  โ€“ non autoreferenziale o chiuso ma a suo modo cosmopolita nel lavoro di rete che sta nascendo con altre esperienze simili in Grecia, a Zagabria, Sarajevo o Roma. Come raccontano divertiti e un po’ sorpresi Kuljanin e Jelisavฤiฤ‡: โ€œSettimana scorsa siamo stati contattati da un gruppo di ragazzi di Kosovska Mitrovica, anche loro vogliono occupare il proprio cinema cittadino!โ€.

Il vecchio archivista della Cineteca non ha fatto in tempo a essere testimone di questa occupazione. Ne sarebbe stato orgoglioso.

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