Beato chi รจ nato parlamentare

Gli abitanti del villaggio di Jrapi nella regione di Shirak si svegliano ogni mattino affacciandosi sulle colline di fronte dove รจ scritto: beato chi รจ nato turco

25/01/2008, Redazione

Di Tigran Paskevichyan, per Hetq online novembre 2007 (titolo originale: "Happy is He Who is Born a Congressman ").
Traduzione per Osservatorio Caucaso: Chiara Sighele

Gli abitanti del villaggio di Jrapi nella regione di Shirak si svegliano ogni mattino affacciandosi sulle colline di fronte dove stanno scritte parole incomprensibili in una lingua straniera. Jrapi รจ un villaggio di frontiera e le colline si trovano al di lร  del confine, in Turchia.

"Che c’รจ scritto su quella collina" ho chiesto al vicesindaco del paese Pargev Balasanyan.
"Beato che รจ nato turco", mi risponde
"Non รจ psicologicamente pesante vedere quella scritta tutti i giorni?"
"La cosa difficile รจ vivere qui, cosa ci importa di quella scritta?"

Gli abitanti di Jrapi sono agricoltori e allevatori. Le industrie vengono a raccogliere il loro latte, mentre il raccolto – grano e orzo – รจ appena sufficiente per gli abitanti stessi. La cattiva qualitร  delle sementi, la mancanza di fertilizzante e l’abitudine di rifiutare l’acqua per l’irrigazione per economizzare producono poveri raccolti.

"Certo, abbiamo aree irrigate, ma poi bisogna avere denaro a sufficienza per pagare l’acqua" spiega Pargev Balasayan, "Il sistema di irrigazione รจ montato, tutto quel che serve sono i soldi". Le persone del villaggio non hanno soldi per pagare le acque irrigue. Poichรฉ loro non pagano, le loro terre non ricevono acqua. E poichรฉ la terra non riceve abbastanza acqua, i raccolti sono miseri. E poichรฉ il raccolto รจ misero, i paesani non hanno soldi per comprare l’acqua da irrigare. Cosรฌ si finisce in un circolo vizioso e l’unico modo per venirne fuori per alcuni รจ andarsene dal villaggio.

"Abbiamo dai 60 ai 70 ettari di terreno di nostra proprietร  che non possiamo coltivare. Non c’รจ denaro, quindi niente sementi. Questa รจ la ragione per cui molti sono costretti a lasciare il paese" racconta il vicesindaco, convinto che i suoi due figli – attualmente soldati di leva nell’esercito – vorrebbero andarsene dal paese una volta terminato il servizio militare.

"In cittร  le persone riescono a guadagnare abbastanza per mantenere le loro famiglie e affittare un appartamento. Qui non devono pagare l’affitto, ma non hanno soldi per mantenere la famiglia. Ci sono giovani al villaggio che non se la sentono di sposarsi e di metter su famiglia. Ci sono giovani che a 35 o 40 anni sono ancora da sposare."

Pargev Balasanyan รจ convinto che la situazione potrebbe essere migliorata se il governo intervenisse in qualche modo. Gli abitanti del paese dovrebbero avere la possibilitร  di accendere mutui di lungo periodo in modo da poter coltivare in modo adeguato i loro terreni. "Questo garantirebbe ai residenti una seria opportunitร  e allo stesso tempo aumenterebbe il loro senso di responsabilitร " dice il vicesindaco. "Le persone farebbero di tutto per restituire il denaro preso in prestito e quando vedranno che le cose iniziano a funzionare, non se ne andranno."

Nel villaggio15 persone ricevono un sussidio di stato, mentre circa 30 ricevono un salario governativo. Il resto vive del denaro inviato loro dai parenti all’estero. Circa il 30 per cento delle persone del paese non vive qui. Il numero degli scolari รจ diminuito di circa 100 unitร  negli giro di 10 anni. "19 o 20 ragazzi si diplomano, ma le nuove ammissioni contano solo 8 o 9 bambini" racconta la preside della scuola, la signora Antaramyan.

Lo stabile della scuola, costruito nel 1974, non ha piรน subito alcun lavoro di rinnovamento negli ultimi 33 anni. Dopo il terremoto fu dichiarato edificio pericolante e le classi furono spostate in via provvisoria in una piccola struttura di legno. Anni dopo, un altro comitato decise che dopo tutto le condizioni dell’edificio ne permettevano l’uso. Prima che le classi rientrassero nella vecchia scuola fu rifatto il soffitto e furono apportate piccole modifiche. "Non siamo tuttora sicuri delle condizioni in cui versa la struttura. Ci sono classi in cui non permettiamo agli studenti di entrare quando piove" spiega la direttrice.

Nonostante ciรฒ, il livello di istruzione degli scolari รจ piuttosto alto e molti di loro proseguono gli studi nelle universitร  di Yerevan. Una volta ottenuta la laurea questi ragazzi non tornano al paese. Sia il vicesindaco sia la direttrice della scuola lo trovano ovvio. "Cosa farebbero se tornassero al villaggio? L’unico posto dove potrebbero lavorare รจ la scuola, ma non abbiamo insegnanti in procinto di andare in pensione."

I muri dei corridoi della scuola non hanno uno spazio vuoto a cercarlo. Poster di ogni dimensione parlano di ogni genere di questione patriottica e morale. Le parole di Khachatur Abovyan – "Cedi il tuo respiro, cedi la tua anima ma non cedere la tua Patria al nemico" – dovrebbe essere nel cuore di ogni ragazzo, secondo la signora Antaramyan. "Instilliamo molto amore per la patria nei nostri ragazzi" dice, raccontando di come i ragazzi abbiano partecipato alla veglia per Hrant Dink.

Lasciando il villaggio, ho guardato ancora una volta le colline al di lร  del confine. Ho letto la scritta straniera e mi sono ricordato che in quei giorni il Congresso degli Stati Uniti stava discutendo una risoluzione sul riconoscimento del Genocidio . "Felice chi รจ nato uomo del Congresso" mi sono detto e cosรฌ me ne sono andato dal paese di Jrapi nella regione di Shirak.

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