Un incontro a Belgrado sulla Commissione per la verità e la riconciliazione. Dopo un anno di lavori si cercano indicazioni per i compiti a venire. Molte le critiche, che riportiamo a fine testo.

11/06/2002 -  Anonymous User

Il 28 maggio scorso si è tenuta a Belgrado, presso il Sava Center, una conferenza dal titolo "la Commissione per la verità e la riconciliazione un anno dopo: da dove veniamo e dove stiamo andando", con lo scopo di analizzare il lavoro fatto dalla commissione, promossa da Vojislav Kostunica il 29 marzo del 2001.
Aleksandar Lojpur, coordinatore della Commissione, ha aperto la conferenza dichiarando che lo scopo della Commissione non sarà quello di provare la colpevolezza collettiva dei Serbi, ma quello di avviare un dialogo e delle ricerche scientifiche sulle ragioni che portano alla guerra.
Lojpur ha spiegato che se la Commissione avesse dovuto semplicemente riconoscere le colpe, non sarebbe riuscita ad aiutare la nazione a rinascere.
Ha anche sottolineato che è essenziale "innanzitutto fare pulizia a casa propria", spiegando che solo attraverso l'organizzazione di meeting regionali con Croati, Bosniaci, ecc. sarà possibile porre ciascuno di fronte ai propri crimini.
Sottolineando di parlare a titolo personale e non a nome della Commissione, Lojpur ha parlato di Sarajevo, che rappresenta il punto più buio della nostra coscienza, ma che nessuno può rimuovere. Ha commentato che rispetto al crimine perpetrato a Sarajevo con l'assedio, è esistita un'ignoranza collettiva. Ha definito questo crimine come il peggiore che sia mai stato realizzato dopo il ghetto di Varsavia.
"Il mondo intero ha guardato Sarajevo e noi abbiamo supportato coloro che hanno commesso questo crimine" ha detto Lojpur. Egli ha anche aggiunto che tuttora sussiste un'atmosfera insana in cui c'è chi dimostra di sostenere ancora coloro che sono stati accusati dei peggiori crimini, indossando magliette con le loro foto, come si è potuto vedere persino in Parlamento.
Un altro membro della Commissione, Mirjana Vasovic - docente presso la Facoltà di scienze politiche di Belgrado e membro del Centro per gli Studi Democratici di Belgrado ha parlato invece del progetto "Testimonianze", che si costituisce di uno studio diviso in tre parti:
1. l'autorizzazione del crimine, cioè quali sono le condizioni politiche e sociali che rendono possibile la realizzazione di crimini
2. i mezzi secondo i quali è possibile diffondere questa sorta di ideologia, che arriva a giustificare tali crimini
3. analizzare i reali effetti delle confessioni e affrontare tali crimini
La prof. ssa Vasovic ha altresì dichiarato che le testimonianze si concentreranno sui crimini perpetrati a Srebrenica, a Sarajevo, a Vukovar, durante l'operazione Oluja e "Bljesak" in Croazia, in Kosovo, e a Strpci.

Radmila Nakarada - docente dell'Istituto degli Studi Europei di Belgrado - ha sottolineato che le testimonianze hanno tutte la stessa importanza. Ha inoltre fatto riferimento alla II^ Guerra Mondiale,ricordando che allora vennero distrutti gli stessi luoghi che poi sono stati
colpiti durante le guerre degli anni '90 e sottolineando con ciò il ruoloimprescindibile della componente storica. Ha proseguito spiegando che i soggetti
a cui si chiederà di testimoniare saranno coloro che hanno maggiormentesofferto, indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza.
Ha infine annunciato che l'Istituto olandese di Documentazione sulla guerra sarà a Belgrado il prossimo 10 giugno per presentare il proprio rapporto sul caso Srebrenica.
Vi sono stati interventi anche di altri membri della Commissione. Ad esempio il filosofo Svetozar Stojanovic, il cui compito è quello di esaminare le influenze "estere" e la criminalizzazione delle autorità, e Slobodan Reljic - giornalista di NIN - che ha parlato delle ricerche realizzate dai media.

La conferenza purtroppo non ha visto una partecipazione numerosa quanto cisi attendeva. E' stata notata soprattutto l'assenza di personaggi importanti
della società civile di Belgrado, come Natasa Kandic del "Fondo per i diritti umani", Sonja Biserko dell'Helsinki Committee for Human Rights in Serbia, che seppure invitate non si sono presentate.
Commento
a cura di L. Zanoni

Occorre dire che forti critiche al lavoro di suddetta Commissione vennero sollevate già lo scorso anno dal noto scrittore serbo Filip David, già membro del gruppo di intellettuali dissidenti che diedero vita al Circolo di Belgrado e all'idea di un'Altra Serbia. Vale la pena riprendere il suo commento, che scaturisce da un'intervista rilasciata al settimanale di Sarajevo "Dani" il 6 luglio 2001.
Senad Pecanin, redattore di Dani chiede a Filip David: "Condivide anche lei il dubbio sugli scopi e sulla composizione della Commissione per la verità formata da Vojislav Kostunica e che Latinka Perovic, Vojin Dimitrijevic e Tibor Varadi hanno abbandonato?"
La riposta di David è la seguente: "Io condivido tali dubbi fin dal principio e probabilmente sono una delle ragioni per cui i membri nominati sono usciti dalla Commissione. Il suo scopo è, ovviamente, non quello di parlare dei crimini del passato recente, ma di quelli di cinquanta e più anni fa. Ciò significa rivangare l'intera nostra storia con il compito, in qualche modo, di relativizzare ciò che è accaduto negli ultimi dieci anni. Questo non è un buon approccio e credo che non porterà alcun risultato. Servirà solamente a creare qualche illusione che qui si parla del nostro passato recente e che su ciò si sta cercando di fare qualcosa. Ma credo che già tutti comprendano che anche tale commissione non gode più di autorità, e che essa non è più agli occhi del pubblico quello che si desiderava fosse."
Significativo ci sembra allora, che intellettuali come Latinka Perovic, Filip David e altri, che durante gli anni novanta hanno cercato di frenare la degenerazione nazionalista e l'odio etnico, vedano non certo di buon occhio il lavoro della Commissione. L'assenza, un anno dopo, di rappresentati della società civile, da sempre impegnate contro l'odio etnico ma purtroppo troppo spesso accusate di essere antiserbe, quali la Kandic e la Biserko, sembra riconfermare i dubbi sollevati lo scorso anno da Filip David.

Di recente si è alzata un'altra voce critica sul lavoro della Commissione ed è quella del noto giornalista Petar Lukovic, editorialista per i settimanali, Feral Tribune e Reporter.
Petar Lukovic in un ironico commento sulla Commissione, pubblicato dal settimanale croato Feral Tribune (3 giugno 2002), scrive: "esattamente 365 giorni fa, il nostro amato presidente dott. Vojislav Kostunica, secondo il modello sudafricano della Commissione per la verità e la riconciliazione - solennemente ha dichiarato che anche noi serbi abbiamo ricevuto un Struttura che esaminerà quanto segue con precisione ed esattezza, ossia: in che modo la guerra tra i nostri pacifici e i vostri pazzi popoli è iniziata, quando si sa che noi non abbiamo iniziato per primi a sparare; se sono vere le storie secondo le quali i serbi hanno distrutto e bombardato le città, perché non si prende in considerazione la storia di questi territori e dei processi che sono durati per secoli; e infine, la Commissione non può occuparsi solo degli anni della guerra per accertarsi che qualcuno comunque è colpevole - la Commissione deve ritornare al passato prossimo, diciamo all'epoca neolitica e soltanto là potrà trovare l'inizio del conflitto che ci è capitato negli anni novanta in tutta la sua esaltazione da macello".
Il testo di Lukovic continua con tono decisamente ironico, facendo paralleli tra il Sud Africa e la ex Jugolsavia, poi trae una prima conclusione affermando che: "Per chi non l'avesse ancora capito, la cosa sarà evidente da sé: la commissione per la simulazione e per l'acquisto di tempo - non solo non ha fatto nulla in un intero anno, ma durante l'anniversario è stato detto (prestate attenzione) come lo slogan 'deve fare pulizia in casa propria' deve essere applicato esclusivamente negli incontri regionali con i colleghi della Croazia, della BiH e del Kosmet (Kosovo i Metohija), quando si dà l'occasione in cui ognuno parla dei propri crimini, ma analizzare solo i crimini in cui i serbi sono stati coloro che hanno commesso gli errori, ignorarando che anche i serbi sono state vittime delle disgrazie, aprirebbe ancora di più lo spazio per gli odierni predicatori dell'auto vittimizzazione'."

Per poi concludere affermando seccamente che "Il lavoro della Commissione non è soggetto a limiti di tempo; secondo il parere della Commissione, essa può funzionare per secoli oppure solo finché non moriranno tutti i testimoni - è possibile che alla fine di questo secolo avremo delle informazioni vere su quello che è accaduto nelle recenti guerre tenendo conto ovviamente della 'componente storica'. Già vedo le spiegazioni puramente scientifiche e sudafricane: 'Sarajevo si è auto bombardata, per l'ingiustificata paura di fronte ai serbi pacifici dei monti circostanti, i suoi abitanti sono diventati le vittime della auto vittimizzazione'".


Quest’anno OBCT festeggia 20 anni. Aiutaci a continuare il nostro cammino, rimani vicino alla nostra comunità di cui fanno parte corrispondenti, attivisti della società civile, ricercatori universitari, studenti, viaggiatori, curiosi e tutti i nostri lettori. Abbonati a OBCT!