Un caccia USA

Per Biljana Vankovska, ricercatrice macedone, è tempo per i Balcani di camminare da soli. Verso l'Europa. Non vincolandosi agli Stati uniti, che nei prossimi anni non investiranno nulla sui Balcani, indaffarati in altre aree del mondo.

20/03/2003 -  Anonymous User

"La Guerra in Iraq è oramai iniziata e sembra che nulla possa più arrestarla. E' un colpo finale al diritto internazionale già duramente violato con i bombardamenti NATO sulla Federazione Jugoslava nel 1999. Anche se la guerra in Iraq non ha alcun collegamento diretto con l'area balcanica, le sue conseguenze si faranno sentire pesantemente anche in questa parte d'Europa e ritengo che sia fondamentale per noi della regione prepararci il prima possibile per questi scenari imminenti". Lo ha affermato Biljana Vankovska, dottorato di ricerca in scienze politiche presso l'Università di Skopje ed ora docente presso l'Istituto europeo per la pace, Austria e presso il Centro per un controllo democratico delle forze armate di Ginevra in un'intervista al quotidiano di Belgrado Politika. La traduzione dell'articolo è a cura dell'Osservatorio sui Balcani.

In merito agli elefanti ed all'erba

"In Macedonia, come in molti altri Paesi, le opinioni in merito alla guerra all'Iraq sono divise. Innanzitutto tra un'opinione pubblica quanto mai contraria alla guerra e la politica ufficiale che invece la sostiene. Ma le divisioni si intravedono anche all'interno di quest'ultima".
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"I Paesi piccoli, a prescindere dalla posizione che prendono su questioni internazionali, soffrono le forti ingerenze dei Paesi più grandi. A questo proposito vi è un detto macedone: 'Gli elefanti calpestano l'erba quando lottano tra loro, ma anche quando fanno all'amore'".
"La crisi in Iraq ha, nel caso della Macedonia, rivelato un altro aspetto negativo. Le istituzioni statali hanno una totale confusione in merito a chi ha diritto a definire la linea politica e d'azione in questi contesti. Si è infatti subito aperto un acceso dibattito su quali siano in merito le competenze del Parlamento, quali quelle del Presidente e quali quelle del Governo".
"Gli esperti di diritto internazionale ed alcune 'eminenze grige' della vita politica macedone si sono interrogati per capire come la Macedonia possa perseguire i propri interessi nazionali senza entrare in contrasto con le grandi potenze. Gli intellettuali più 'pragmatici' e sfortunatamente anche più influenti ritengono che la Macedoni dovrebbe affiancare senza esitazioni gli USA, e che questa è la chiave per mantenere la sicurezza nell'area (anche perché gli albanesi sono senza dubbio schierati con gli americani). E' come se fossimo divenuti ostaggio della politica americana in una relazione 'clientelare' che impedisce alla Macedonia di pensarsi da una prospettiva europea.

Chi sta distruggendo e chi sta costruendo

"Io la penso in modo diverso. Ritengo che gli Stati uniti saranno a lungo occupati con altre zone del mondo, in primo luogo con la ricostruzione post-bellica dell'Iraq (infatti è sempre meglio non scordare che la guerra viene fatta per interessi legati al petrolio e per difendere gli interessi americani nella regione). I Balcani scenderanno in secondo piano nell'agenda politica statunitense, anche se gli USA senza dubbio butteranno spesso un occhio per vedere cosa stia accadendo qui da noi".
"Vorrei inoltre ricordare che fino ad ora l'impegno nei Balcani degli USA è stato prevalentemente militare e non economico. Non abbiamo ricevuto da loro grandi investimenti o risorse finanziarie. L'America condiziona sempre fortemente il proprio sostegno finanziario, lancia ultimatum che spesso quando vengono rispettati non portano all'arrivo dei finanziamenti ma ad ulteriori ritardi ed ultimatum. Non ci sono regole prestabilite con loro. Con l'Unione europea ed i suoi alleati la questione è totalmente differente. Possiamo affermare che con l'intervento militare del 1999 della NATO gli USA hanno consumato il loro bonus di finanziamenti per i Balcani, presentandolo come un'investimento nella pace mondiale e nella sicurezza. Poi hanno lasciato agli europei di risistemare e portare tutto il peso economico della ricostruzione".
"Il problema è che con il ritiro statunitense molti poteri nella regione hanno avuto la percezione di poter soffiare nuovamente su alcune ferite mai rimarginate quali quelle del Kossovo e del sud della Serbia. In Macedonia si inizia a parlare di 'spiacevoli inconvenienti primaverili'. Quelli che contano sull'aiuto americano ritengono che sia un bene che gli USA lasceranno abbastanza in fretta l'area. Ma io temo che cerchino d dare una soluzione lampo ai problemi che certo non porterà ad una pace duratura ed a stabilità nella regione".
"Le conseguenze economiche della guerra in Iraq metteranno in difficoltà l'intera area balcanica. Sia come regione nel suo complesso che come Macedonia non siamo certo preparati a difenderci da questa crisi, a partire dalle nostre risorse energetiche. Il Governo macedone ha già fatto sapere che se il conflitto durerà più mesi si dovrà senza dubbi affrontare una crisi energetica. E questo avrà sicure conseguenze economiche e sociali, bloccherà le riforme ed il sentimento di scoramento nei ciaìttadini potrà causare nuovi scontri etnici".

La vita è una realtà virtuale

"La maggior parte dei Paesi in transizione del sud est Europa, determinati ad entrare nell'Unione europea, versano però attualmente in una situazione sociale ed economica disperata. Vi è spazio per nuovi conflitti e nuove manipolazioni, per una rinascita del nazionalismo. Inoltre abbiamo una serie di cessate il fuoco (Dayton, Ohrid ...) che hanno per ora risolto i problemi solo temporaneamente".
"Viviamo in una sorta di 'realtà virtuale': vorremmo credere di vivere in condizioni normali ma le cose che accadono quotidianamente ci dimostrano il contrario. Ad esempio il Ministro della difesa macedone, nel mezzo di una discussione sulla crisi in Iraq e sulla possibile partecipazione di nostri soldati, ha dichiarato che "l'esercito macedone è pronto per mantenere la pace non solo nel nostro Paese ma anche all'estero". Quello stesso esercito che ha perso ogni legittimità nella crisi del 2001 e che nessuno in Macedonia crede sia veramente in grado di tutelare la sicurezza interna ...e si vorrebbe passare ad occuparsi della sicurezza internazionale!"
"Ritengo che in questi giorni, durante i quali gli USA sono occupati con i preparativi della guerra in Iraq e l'UE con l'allargamento imminente (e per questo perde la pazienza sui problemi dei Balcani), è molto importante che l'intera regione affronti direttamente la realtà delle cose. Se sarà capace di appoggiarsi esclusivamente sulle proprie risorse senza richiedere dei 'si' nè da Washington nè da Bruxelles. Abbiamo posticipato più volte nel tempo la nostra maturità. E' ora di chiederci cosa possiamo dare all'Europa piuttosto di cosa l'Europa può dare a noi".

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