I contadini della Bulgaria scendono in strada. Protestano contro le importazioni di prodotti agricoli a bassissimo prezzo da Turchia e Macedonia. Chiesto al Governo di aumentare i dazi.

06/08/2002 - 

Passeggiando tra i banchi dei mercati della frutta di tutti i Balcani lo si realizza subito. La maggior parte dei prodotti non provengono dal Paese nel quale vengono venduti. E questo naturalmente non stupisce visto che accade lo stesso anche in tutti i supermercati occidentali. Ma quello che colpisce in questo caso è che vengono prodotti in Spagna, Italia, Israele nonostante un costo del lavoro molto più alto rispetto a quello della maggior parte dei Paesi del sud est Europa.
Proprio in questi gironi in Bulgaria si sta parlando di prezzi di prodotti agricoli. Questa volta però a farsi concorrenza sono Paesi della stessa area geografica. In questo caso Bulgaria, Macedonia e Turchia. Le associazioni dei contadini della Bulgaria hanno infatti reso noto che non vi saranno profitti dalle produzioni agricole di quest'anno. Invitano quindi il Governo ad innalzare i dazi al massimo permesso dagli accordi con WTO ed Unione europea soprattutto nei confronti di Macedonia e Turchia le quali esporterebbero prodotti a prezzi troppo bassi.
Il Ministro per l'agricoltura, Mehmed Dikme, ha affermato che concorda pienamente con i produttori bulgari, in particolare con quelli di grano che richiedono prezzi di vendita più alti.
Il quotidiano "Sega" sottolinea comunque come le eventuali misure verso un maggiore protezionismo in campo agricolo del Governo abbiano anche forti controindicazioni. Nulla impedirebbe infatti a Turchia e Macedonia, con le quali la Bulgaria ha firmato un trattato bilaterale di libero scambio, di stabilire, quale risposta, dazi sulle merci di esportazione bulgare.
Lo scorso venerdì gli agricoltori hanno protestato presso il mercato di frutta e verdura del villaggio di Karnalogo, nei pressi di Petrich, uno dei centri di scambio di frutta e verdura maggiori del sud-ovest della Bulgaria. In quell'occasione sono stati gettate per protesta tonnellate di angurie, cavoli, svariati chilogrammi di pomodori e litri e litri di latte.
Anche gli agricoltori del villaggio di Konare, conosciuto come il villaggio delle angurie, sono scesi in piazza. Hanno bloccato le strade del paese ed hanno incrociato le braccia per svariate ore.Attualmente il prezzo delle angurie si aggira attorno ai 5-6 stotinki per kg (3 centesimi di €) e gli agricoltori affermano che solo guadagnando 17 stotinki per kg riescono a sostenere la produzione. Chiedono l'intervento del Governo.


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