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Troppo spesso le istituzioni in Bosnia Erzegovina ignorano le richieste di accesso alle informazioni, evitano di rispondere in modo completo oppure non forniscono le informazioni nei termini di legge

16/02/2017 -  Ljupko Mišeljić Sarajevo

(Pubblicato originariamente da Media Centar Sarajevo, media partner del progetto ECPMF)

In Bosnia Erzegovina oltre la metà delle istituzioni non rispetta la Legge sul libero accesso alle informazioni. Transparency International in Bosnia Erzegovina ha reso noto che solo il 40% delle aziende pubbliche della Republika Srpska e solo il 27% di quelle della Federazione BiH forniscono risposte nei termini previsti, e nel 37% dei casi la procedura dura anche più di un mese, anche se il termine previsto dalla legge è di 15 giorni.

Ogni anno Transparency International monitora il rispetto della Legge sul libero accesso alle informazioni inoltrando richieste di informazioni a vari livelli di potere. Le verifiche svolte hanno dimostrato che la maggior parte delle aziende pubbliche crede che questa legge non le riguardi.

“Spesso hanno fatto appello ad interessi commerciali legati ai contratti sugli acquisti pubblici o alla privacy. In alcuni casi ci hanno reso possibile solo la visione di persona dei documenti e nei loro uffici (il che non rispetta la legge, ndr), e spesso abbiamo avuto anche situazioni in cui rimandavano al mittente la richiesta, dicendo che le informazioni richieste non erano di interesse pubblico”, dice Ivana Koraljić, portavoce di Transparency International in Bosnia Erzegovina.

Per questo Transparency International BiH l’anno scorso ha depositato 51 denunce legate a mancate risposte da parte di aziende e istituzioni pubbliche, 237 solleciti e 136 ricorsi. Nonostante per avviare i processi giudiziari occorra aspettare da un anno a un anno e mezzo – facendo così scadere l’attualità della notizia per cui si sono state chieste informazioni - hanno deciso di presentare ugualmente i ricorsi, essendo l’unico modo per arrivare ad alcune informazioni importanti.

Tuttavia, a volte nemmeno le sentenze giudiziarie a vantaggio di chi presenta il ricorso per l’accesso alle informazioni garantiscono che le informazioni vengano fornite. Korajlić ricorda che Trasparency International non ha ancora ricevuto le informazioni sulla privatizzazione del Centro commerciale Boska Banjaluka e sul caso Bobar Banka, richieste e relative sentenze che le istituzioni hanno ignorato.

Anche il Centro per il giornalismo investigativo (CIN) di Sarajevo ha avviato procedure giudiziarie a causa del mancato accesso alle informazioni. Di sette ricorsi presentati finora contro le istituzioni, cinque sentenze sono state emesse a loro vantaggio, un ricorso è stato rifiutato e uno è tutt’ora in corso.

“Alla fine del 2015, il Tribunale cantonale di Sarajevo ha emesso una sentenza a vantaggio del CIN sulla base del ricorso presentato contro l’ente Dom zdravlja (Azienda sanitaria) del Cantone Sarajevo, che si è rifiutato di consegnare i dati sui propri dipendenti fissi e temporanei. L’amministrazione dell’Azienda sanitaria in questione ha rifiutato la nostra richiesta di accesso alle informazioni, appellandosi al proprio regolamento interno sul segreto professionale e d’ufficio. Tuttavia il Tribunale l’ha ritenuta una irregolarità e un atto illecito e ha ordinato di consegnare i dati richiesti. Dopodiché siamo riusciti a pubblicare un pezzo su come nell’Azienda sanitaria KS, nel periodo 2007- 2010, in violazione delle procedure legali, sono state assunte quasi 600 persone. Fra gli assunti c’erano amici e cugini di membri dell’amministrazione locale e dei dipendenti dell’Azienda sanitaria stessa. Prima di questo, CIN per la mancata consegna delle informazioni, aveva denunciato l’Agenzia per i servizi statali BiH, il ministero degli Affari Esteri BiH, la Polizia di frontiera BiH e il Segretariato dell’Assemblea parlamentare BiH”, ha spiegato Jasna Fetahović, giornalista del CIN.

Non recapitare le informazioni in tempo

 

Uno dei modi più semplici per rendere più difficile il lavoro ai giornalisti è certamente quello di non fornire loro le informazioni richieste oppure di consegnare dati incompleti o non rilevanti. Ma ne esiste anche un altro: consegnare informazioni esatte, sicure e complete, ma molto in ritardo. I giornalisti si scontrano con questi problemi quotidianamente. In particolare quando fanno appello alla Legge sul libero accesso alle informazioni, sia a livello delle Entità che a livello dello stato.

Le esperienze di CIN hanno dimostrato che le scuse più frequenti che le istituzioni usano quando rifiutano di dare le informazioni richieste sono la protezione della privacy e la protezione degli interessi commerciali.

“Alcune istituzioni - o individui che lavorano in queste istituzioni - ritengono che le informazioni sulla distribuzione dei finanziamenti, sulle gare d’appalto e simili, siano protetti dalla privacy. Nascondendo tali dati i cittadini rimangono privi di informazioni su come vengono spesi i loro soldi”, afferma Fetahović.

Il paradigma della pubblica comunicazione

Le esperienze di Dejan Šajinović, giornalista del quotidiano di Banjaluka Nezavisne novine, confermano che il principale problema è che le istituzioni non forniscono i dati richiesti o, se lo fanno, non lo fanno con i tempi dovuti.

“L’opinione pubblica non è consapevole che le persone che ricoprono funzioni pubbliche e che dicono di lavorare nell’interesse pubblico sono obbligati a rispondere ad ogni domanda. E non solo a rispondere, ma sono obbligati anche a informarci su quello che succede, a prescindere dalle domande”, dice Šajinović.

Neanche Vanja Stokić, giornalista del portale e-trafika.net, può vantarsi di esperienze positive sull’applicazione della Legge sul libero accesso alle informazioni. “Per più di un mese ho atteso le risposte del governo del distretto di Brčko, continuavo a chiamarli e inviavo loro delle e-mail, ma le scuse erano sempre che uno era in ferie, l’altro era in malattia e un altro ancora in viaggio. Alla fine la loro portavoce mi ha detto letteralmente ‘tu hai detto che dovevamo consegnarti i dati entro una certa data e noi non lo abbiamo fatto, cosa vuoi da noi adesso?’. Credevano di poter non rispondere e di passarla liscia. Ho continuato a insistere, nel frattempo mi hanno dichiarato mentalmente malata - non sto scherzando! - per poi consegnarmi le risposte via posta anche se avevo chiesto di farlo via e-mail. Una valanga di documenti fotocopiati, di cui alcuni sono illeggibili perché intere pagine sono completamente nere”, ha raccontato la Stokić a Media Centar.

“Tutto dipende dall’importanza del tema, ma non di un’importanza generale, pubblica, ma quanto loro la credono importante”, afferma Andrijana Pisarević, giornalista del portale SrpskaCaffe. Pisarević dice che le sono capitati dei casi dove la hanno chiamata pregandola di non chiedere alcune cose.

Stefan Mačkić, il giornalista che nel 2016 ha ricevuto il premio UE per il giornalismo investigativo, crede che il problema più grosso non sia l’errata interpretazione delle norme in materia di eccezione relativa all’interesse pubblico ma nella costanza di chi fa richiesta. “Gli enti pubblici raramente rispettano la legge rispondendo ai richiedenti, così il richiedente non sa in che modo tutelare i propri diritti. Innanzitutto, le loro risposte o non contengono quanto richiesto oppure sono errate. A volte l’ente pubblico infatti consegna informazioni che il richiedente non ha nemmeno richiesto, credendo di aver adempiuto così al proprio dovere”.

Per capire il livello di procedura e protocollo usati per nascondere o negare le informazioni, citiamo un’altra esperienza di Mačkić: vari enti pubblici non hanno dato risposta a sue richieste perché erano state inoltrate via posta elettronica, anche se la Federazione BiH e la RS hanno adottato le norme sulla firma elettronica che la rende uguale a quella vergata di proprio pugno.

Modifiche della legge

La Legge sul libero accesso alle informazioni della Bosnia Erzegovina - che momentaneamente è in fase di modifica - stabilisce che tutte le informazioni in possesso degli organi pubblici possono diventare di dominio pubblico. E che i cittadini, nel caso lo volessero, devono essere informati in tempo e dettagliatamente sull’operato degli organi statali.

“L’accesso alle informazioni permette ai cittadini il controllo dei propri rappresentanti eletti e protegge dalle malversazioni, ma consente anche la partecipazione dei cittadini nella gestione del potere ed è legata al concetto di un buon governo, il che presuppone un governo aperto che funziona sui principi dell’efficacia, della trasparenza e della legalità”, è una nota dell’Ombudsman della Bosnia Erzegovina, organo consultivo che controlla l’applicazione della legge e emette raccomandazioni anche sulla pubblicazione delle informazioni, raccomandazioni, tuttavia, non vincolanti.

Il nuovo disegno della Legge sul libero accesso alle informazioni propone un accesso più restrittivo, che aggiungerebbe molte più incertezze di quelle che dovrebbe eliminare. Tutte quelle restrizioni, “incertezze”, impossibilità e divieti causano un effetto molto importante: trasformare il giornalista in un microfono oppure obbligarlo ad abbandonare il mestiere.

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto


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