Salto d'acqua

Oggi è in viaggio verso la Bosnia Erzegovina una delegazione di alcuni soggetti della società civile italiana. Obiettivo quello di costituire un comitato bosniaco del Contratto Mondiale sull'acqua e di avviare un monitoraggio sulle risorse idriche in Bosnia Erzegovina. Un'intervista ad Agostino Zanotti, Presidente dell'Agenzia per la democrazia locale di Zavidovici, tra i promotori dell'iniziativa.

05/11/2004 -  Anonymous User

Osservatorio sui Balcani: Il 24 luglio scorso a Mostar oltre 200 persone si sono ritrovate per il seminario "Acqua, fonte di Pace, a discutere, dopo l'inaugurazione del Ponte di Mostar, di fiumi e risorse idriche in quanto veicolo di pace, bene pubblico e diritto umano fondamentale. Cosa ha a che fare questo vostro viaggio con quell'appuntamento?

Agostino Zanotti: Ne è la diretta conseguenza. In quell'occasione erano stati presi alcuni impegni. In particolare era stata lanciata l'idea, accolta con entusiasmo da parte della società civile bosniaca, di creare un comitato bosniaco sull'acqua. In questo viaggio abbiamo intenzione di rafforzare i contatti per avviare la nascita di questa iniziativa. Era stato inoltre proposto di avviare le attività con un monitoraggio delle risorse idriche del Paese e questa nostra presenza in Bosnia servirà per porre le basi anche per l'avvio di questo lavoro di ricerca e di conoscenza del territorio.

OB: Chi partecipa al viaggio?

AZ: Vi sarà Michele Nardelli, dell'Associazione Progetto Prijedor, Rosita Viola, direttrice dell'ICS, Emilio Molinari, vice-presidente del Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull'acqua e Giorgio Moro sempre del Contratto sull'acqua, Massimo Morettuzzo e Marco Iob del CEVI di Gorizia e Giorgio Moro e Silvia Recaldini del CETAM di Brescia e poi naturalmente io. Martin Brod, Prijedor, Bihac, Zavidovici, Sarajevo e Mostar le città dove si incontreranno le varie realtà bosniache.

OB: Come mai queste città e non altre?

AZ: Sono state fatte due considerazioni. Da una parte si sono individuate realtà dove il tema dell'acqua, anche per ragioni naturalistiche, è particolarmente caro. E poi sono luoghi dove sono si sono già costruite, a partire dagli anni '90, forti relazioni tra associazioni, ONG ed enti locali bosniaci ed italiani.

OB: Che realtà andrete ad incontrare?

AZ: Soprattutto movimenti ambientalisti che si stanno già battendo in Bosnia Erzegovina per la difesa delle risorse idriche. Tra queste ad esempio il Comitato di difesa della Neretva, fiume che attraversa Mostar, che si batte contro la costruzione di dighe lungo il suo corso.

OB: Dopo aver lanciato l'idea a Mostar questo è quindi il passo successivo?

AZ: Si, e partiremo anche da questioni molto concrete come verificare le basi logistiche sulle quali le attività che speriamo si avvieranno possano basarsi. Serve infatti una realtà territoriale di riferimento. C'è inoltre l'idea di creare anche delle "Case dell'acqua", luoghi nei quali si faccia formazione sui temi dell'acqua sia intesa come risorsa ma anche come diritto. Luoghi dove si creino anticorpi e spirito critico nei confronti dei preoccupanti processi di privatizzazione nei confronti di queste risorse comuni. Sono già infatti molto attive, anche in Bosnia Erzegovina, molte multinazionali che mirano a questo business proprio perché la partita dell'acqua potabile è senza dubbio ad alto rendimento economico.

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