"Amene e dolci colline” dell’Istria al tempo dell’Impero

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18 dicembre 2020

Oltre 100 magnifiche tavole accompagnano il viaggio in Istria che Diana De Rosa ci fa fare nel suo ultimo libro Amene e dolci colline. Viaggio nell’Istria del Catasto franceschino 1818-1829 (Comunicarte Edizioni)

Una vividezza di dettaglio che ritroviamo anche negli scritti dei commisari imperiali che nel 1818 nel Circolo dell’Istria, appartenente alla Monarchia asburgica, iniziano i lavori per la stesura del Catasto detto franceschino perché voluto dal sovrano Francesco I. I commissari affiancati da tecnici quali geometri e agrimensori percorreranno l’Istria osservando, valutando la qualità e quantità dei prodotti agricoli, la natura dei terreni, i modi di lavorarli, per attribuire un valore alle particelle catastali.

Da Muggia a Pola, da Pisino ad Albona, da Buje a Montona per arrivare fino alle isole del Quarnero, nulla viene tralasciato dagli attenti osservatori asburgici che percorrono queste terre così vicine ma anche così lontane e che nei loro scritti appaiono in qualche modo “esotiche”. Cosa si mangiava, beveva, come ci si vestiva in estate o in inverno, cosa produceva la terra, cosa si vendeva ai mercati, com’erano le case, quante e quali botteghe e attività erano presenti nei paesi e nelle città: emerge una immagine sociale ed economica dell’Istria essenzialmente povera e contadina, tormentata dalla siccità, dalle esondazioni di fiumi e torrenti, dalla malaria nelle zone paludose, ma resa bella dai colori delle viti, degli ulivi, degli allori e dalle “amene e dolci colline”.  
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