Bosnia Erzegovina: la battaglia per la Pliva

Cittadini e attivisti hanno unito le forze per difendere la Pliva, uno dei fiumi più belli della Bosnia Erzegovina, minacciato da una campagna di sfruttamento sfrenato delle risorse, portata avanti da investitori stranieri e incoraggiata dall’élite politica locale. Nostro reportage

Il fiume Pliva a Jezero - foto S. Mlađenović Stević

Il fiume Pliva a Jezero – foto S. Mlađenović Stević

Il fiume Pliva a Jezero - foto S. Mlađenović Stević

Le recenti elezioni in Bosnia Erzegovina hanno confermato il dominio della vecchia élite politica, che continua a diffondere la narrativa incentrata sul potenziale minerario del paese come enorme opportunità di sviluppo e sugli investimenti stranieri come pilastro fondamentale per la ripresa dell’economia bosniaco-erzegovese.

La leadership al potere continua a mostrare simpatia verso le aziende che, nonostante le sentenze dei tribunali e le proteste delle comunità locali, portano avanti numerosi progetti potenzialmente dannosi in tutta la Bosnia Erzegovina.

Così si è arrivati all’assurda situazione in cui l’investitore DPM Metals BH continua le sue attività e l’estrazione di minerali a Vareš. Nel frattempo, la compagnia, che ha rilevato la miniera di Vareš da Adriatic Metals nel settembre 2025, nonostante le accuse di avvelenamento di massa da piombo della popolazione locale, ha ottenuto un nuovo permesso ambientale anche per la miniera di Rupice.

DPM Metals BH ignora completamente la sentenza della Corte Costituzionale della Bosnia Erzegovina, che nel settembre di quest’anno, appellandosi alla Legge sul divieto temporaneo di disporre dei beni statali, ha dichiarato incostituzionali tutte le decisioni e i provvedimenti precedentemente approvati dai livelli di governo inferiori per la miniera di Vareš.

Dopo l’annuncio dei risultati delle recenti elezioni in Republika Srpska, le attività di esplorazione portate avanti dalla compagnia Yugo Metals si sono intensificate nei siti di Jezero e Sinjakovo, proprio accanto al fiume Pliva, così come il progetto di esplorazione di nichel e cobalto sul monte Ozren.

Fonte della Pliva - Foto S. Mlađenović Stević

Fonte della Pliva – Foto S. Mlađenović Stević

“Pliva per vivere, non per profitto!”

Nel frattempo, attivisti e comunità locali si battono con tenacia per proteggere l’ambiente, segnalando i possibili effetti dannosi dei progetti minerari sulle fonti di acqua potabile, sulle foreste e sui villaggi situati nelle immediate vicinanze delle aree di esplorazione.

Il Centro per l’ambiente di Banja Luka ha recentemente ottenuto una vittoria: il tribunale ha nuovamente vietato le ricerche geologiche nel sito di Sinjakovo, a causa di vizi procedurali riscontrati nella richiesta dell’investitore. Nello specifico, ci sono dubbi sulla veridicità delle affermazioni relative all’adeguata protezione del sito e della popolazione dalle potenziali conseguenze delle attività esplorative.

Contemporaneamente, i promotori del progetto Jezero hanno pubblicato i risultati delle perforazioni esplorative sulla collina di Sinjakovo. Il sito è stato presentato agli investitori tedeschi come una località interessante, ricca di oro e antimonio, nel contesto della corsa europea alle materie prime critiche.

Per la popolazione della valle del fiume Pliva, la discrepanza tra la situazione reale sul campo e gli annunci ottimistici degli investitori è l’ennesima conferma della validità delle proteste contro i progetti della compagnia Yugo Metals, presente in Bosnia Erzegovina da anni insieme alle sue “società sorelle”.

L’imprenditore australiano-bosniaco Miloš Bošnjaković ha partecipato alla fondazione di Yugo Metals, ha anche portato investitori nella zona di Vareš e sta oggi preparando il terreno per l’apertura di una miniera di cromo nella valle del fiume Krivaja.

Le attività di esplorazione geologica per la ricerca di risorse minerarie critiche, tra cui il litio, che Yugo Metals (ex Lykos) porta avanti da quattro anni ormai nelle aree di Jezera, Šipovo e Mrkonjić Grad, come anche i progetti annunciati per l’esplorazione di nichel e cobalto, hanno spinto i cittadini all’azione. Così è nata una coalizione di diversi gruppi formali e informali, in Republika Srpska e nella Federazione BiH, che insieme hanno alzato la voce contro i progetti dannosi lungo la Pliva.

Nataša Mazalica- Foto S. Mlađenović Stević

Nataša Mazalica- Foto S. Mlađenović Stević

“Se venisse aperta una miniera sulle pendici di Sinjakovo e Otomalje, attraversate dalla Pliva, tutte le acque reflue della miniera finirebbero direttamente nel fiume, che è caratterizzato da una biodiversità eccezionale ed è molto importante per l’approvvigionamento idrico della popolazione”, spiega Nataša Mazalica del Centro per l’ambiente di Banja Luka. Questa associazione si sta adoperando per proteggere l’intero corso del fiume Pliva, esposto a numerose minacce, tra cui l’annunciata costruzione di una piccola centrale idroelettrica alle sorgenti del fiume.

Il corso inferiore del fiume Pliva è stato dichiarato paesaggio protetto dal Consiglio comunale di Jajce. La decisione rappresenta il culmine di anni di impegno per tutelare e preservare in modo permanente questo gioiello naturale e culturale, che comprende due laghi cristallini, le famose cascate di Jajce, il sito di Mlinčići e il centro storico di Jajce. La sorgente del fiume a Šipovo è attualmente oggetto di approfondite ricerche e di un’iniziativa di tutela lanciata dal Centro per l’ambiente, in collaborazione con la neonata Coalizione per la Pliva.

Dopo aver appreso la notizia sulla prevista intensificazione delle ricerche geologiche in alcuni siti del comune di Jezero, la popolazione locale ha organizzato proteste di massa con lo slogan “Pliva per la vita, non per il profitto!”. La manifestazione ha riunito gli abitanti di Jezero, Jajce, Šipovo e Mrkonjić Grad.

“Solo una resistenza massiccia può impedire ai concessionari di trivellare i pendii nei siti di esplorazione a poche centinaia di metri da questo prezioso fiume, che fa parte dello splendido ambiente naturale di quest’area e fornisce acqua a oltre 250.000 persone, compresi gli abitanti di Jajce, Banja Luka e Laktaši”, sottolinea Suzana Rajković dell’associazione “La valle della Pliva”.

Suzana Rajković - Foto S. Mlađenović Stević

Suzana Rajković – Foto S. Mlađenović Stević

“I cittadini sono molto preoccupati, perché se la miniera dovesse essere aperta, tutte le aree attraversate dai fiumi Pliva e Vrbas sarebbero in pericolo”, afferma Rajković. L’attivista punta il dito contro le autorità, in particolare contro il ministero dell’Energia e delle Miniere, che continua a proporre nuovi progetti per l’esplorazione e lo sfruttamento dei minerali. Gli ispettori di regola arrivano sul campo troppo tardi, mentre la sindaca di Jezero, secondo Suzana Rajković, “protegge il concessionario” da anni.

“Le istituzioni non ci tutelano, ma lavorano nell’interesse dell’azienda e del grande capitale”, denuncia Rajković.

Uniti per difendere la Pliva

“La Coalizione per la Pliva riunisce una quarantina di associazioni e numerosi individui provenienti da entrambe le due entità costituenti la Bosnia Erzegovina”, spiega Velid Hrnjić, noto attivista, alpinista e ambientalista di Jajce.

“Questa associazione, nata per rispondere alla minaccia immediata allo spazio di convivenza comune, ha dimostrato che il nazionalismo è un fenomeno che esiste solo sui social e si attiva solo quando i politici locali decidono di reprimere la resistenza collettiva a progetti dannosi”, afferma Hrnjić.

Velid Hrnjić - Foto S. Mlađenović Stević

Velid Hrnjić – Foto S. Mlađenović Stević

L’attivista ricorda le iniziative congiunte dei sindaci di Jajce, Jezero e Šipovo, scaturite da un accordo di cooperazione tra le due entità costituenti la BiH per la tutela e la valorizzazione del fiume Pliva come risorsa naturale e potenziale turistico, siglato nel 2017. Le iniziative hanno portato a numerose attività e progetti positivi a beneficio di tutte le comunità che vivono lungo il bacino del fiume Pliva.

Questa storia positiva è stata interrotta dai primi annunci di ricerche geologiche nel comune di Jezero. Il progetto della miniera di Sinjakovo ha diviso a tal punto i sindaci dei comuni vicini da interrompere ogni comunicazione, e con essa numerosi progetti per la tutela e la valorizzazione del potenziale turistico dell’intera area.

“Il fiume Pliva è minacciato lungo tutto il suo corso, dalla sorgente alla foce. Se permettiamo l’apertura di una miniera a Jezero, sarà la fine del turismo. Tutti potremmo vivere di turismo lungo la Pliva, ma solo pochi capitalisti trarranno profitto dalla miniera”, sottolinea Hrnjić.

Un altro esempio di lotta comune è un’iniziativa per fermare la costruzione di due piccole centrali idroelettriche, una delle quali doveva sorgere a soli 300 metri dalla famosa cascata della Pliva. Le firme dei cittadini (6.000), che si sono opposti alla distruzione del letto del fiume Pliva e alla minaccia al simbolo turistico di Jajce, hanno portato al divieto permanente di progetti analoghi che non prevedano la consultazione e l’approvazione diretta da parte dei cittadini.

Richiesta di rettifica di informazioni inesatte riguardanti il ​​progetto minerario a Jezero

Durante la visita per i giornalisti, organizzata dal Centro per l’ambiente, da Otomalje e Sinjakovo, passando per Jajce e la sorgente della Pliva, siamo giunti anche al sito di esplorazione dove vengono effettuate le trivellazioni per estrarre minerali nel cuore di Jezero, un pittoresco comune montano situato al crocevia tra Šipovo, Jajce e Mrkonjić Grad, e alla confluenza del limpido fiume Pliva nel lago omonimo.

Nonostante la sua bellezza naturale e la sua fama mondiale (un cratere su Marte prende il nome da Jezero), oggi quest’area è il simbolo della prima linea della lotta civica e ambientalista contro lo sfruttamento sfrenato delle risorse.

Mlinčići a Jajce- Foto S. Mlađenović Stević

Mlinčići a Jajce- Foto S. Mlađenović Stević

Gli annunci di quella che è stata definita “occasione allettante” a Jezero hanno spinto Hajrija Čobo, nota attivista per i diritti umani, ad inviare una richiesta ufficiale al fondo tedesco AllianzGI di rettificare alcuni dati pubblicati in borsa. Nella richiesta si evidenziano omissioni fattuali e affermazioni fuorvianti riscontrate in un documento di Yugo Metals del 25 ottobre 2026. L’azienda ha presentato il progetto Sinjakovo come un’opportunità allettante per lo sviluppo e gli investimenti, nonostante le controversie legali riguardanti il terreno di proprietà statale su cui si svolgono le ricerche.

Appellandosi alla sentenza vincolante della Corte Costituzionale della Bosnia Erzegovina U-2/26 del 24 settembre 2026, Čobo sottolinea che foreste, terreni forestali, fiumi e terreni agricoli interessati dal progetto sono beni demaniali, ai quali si applica la legge sul divieto temporaneo di disporre dei beni statali della Bosnia Erzegovina.

Ad AllianzGI è stato richiesto di pubblicare una rettifica entro il 6 novembre 2026. In caso contrario, si aspetta una reazione da parte delle autorità di vigilanza sui fondi, tra cui la BaFin tedesca e la CSSF lussemburghese, a causa del possibile rischio di indurre in errore gli investitori e di abuso di mercato.


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