Elezioni in Serbia, uno sguardo da Niš

Gli occhi saranno puntati sulla capitale Belgrado, ma le elezioni anticipate di domenica 25 ottobre in Serbia verranno decise anche nel cuore profondo del paese. Come a Niš, dove Vučić ha chiuso la sua campagna e gli studenti costruiscono da anni il cambiamento. Nostro reportage

23/10/2026, Francesco Martino Niš
Niš, Serbia © WR7/Shutterstock

Niš, Serbia © WR7/Shutterstock

Niš, Serbia © WR7/Shutterstock

“Forse qui al sud siamo meno ricchi, ma siamo gente forte, non siamo abituati ad abbassare la testa. Vučić e il suo regime se ne sono accorti già nel 2024, quando la municipalità di Medijana è stata la prima – e per ora l’unica in tutto il paese – a passare all’opposizione. Ecco perché hanno organizzato il loro show qui in città. Per mostrare che sono forti anche a Niš. Ma in realtà hanno mostrato solo che hanno paura. E sanno che hanno già perso”.

La voce degli studenti

Lenka Krstić, parla in modo appassionato, serrato: qualche pausa più lunga coincide con il gesto di accendersi di tanto in tanto una sigaretta, mentre dialoghiamo nell’ampio cortile all’aperto del bar “Hush Hush” nel centro di Niš, terza città del paese e principale centro urbano della Serbia meridionale.

Studentessa di ingegneria meccanica, Lenka ha deciso di impegnarsi nel movimento studentesco che sta scuotendo la Serbia – e che domenica si promette di mettere la parola fine al lungo regno Aleksandar Vučić – fin dai primi giorni dopo la tragedia di Novi Sad.

Con il crollo della pensilina della stazione, che il 1 novembre 2024 ha provocato la morte di 16 persone, gli studenti serbi sono scesi in piazza, sfidando il potere, la corruzione, ora anche alle elezioni politiche anticipate con la lista “Studenti pobeđuju” (Gli studenti vinceranno). “Sono stati anni difficili, ma anche entusiasmanti. Credevano fossimo una generazione distratta, indifferente. E invece ci siamo ripresi la nostra voce, e la faremo sentire”.

Con tutti gli occhi puntati su Belgrado, dove ieri sera la campagna elettorale si è chiusa con una grande manifestazione del movimento studentesco a piazza Slavija, la Serbia profonda fatica ad attirare l’attenzione dei media internazionali. Eppure il destino politico del paese verrà deciso in buona parte proprio lontano dalla capitale.

“Sono convinta che a Niš i progressisti di Vučić faranno registrare un magro risultato”, mi dice al telefono Ljubica Jocić, giornalista di Južne Vesti, portale online indipendente che racconta la quotidianità della Serbia meridionale. “Negli ultimi anni, la situazione nella regione è tutt’altro che migliorata, nonostante le vanterie dell’ex presidente. Rispetto al resto della Serbia gli stipendi restano più bassi e la vita in generale più difficile. Soprattutto se non si hanno legami col partito di governo”.

Il comizio del Partito progressista serbo (SNS)

Forse proprio per questo il Partito progressista serbo (SNS) di Vučić, che si presenta alle elezioni all’interno dell’alleanza “Ujedinjena Srbija” (Serbia unita), mercoledì 20 ottobre ha deciso di tenere l’ultimo grande comizio della sua campagna proprio a Niš, nella centralissima piazza Kralj Milan, affacciata sul fiume Nišava e di rimpetto alla grande fortezza ottomana, da secoli simbolo e baricentro della città.

Un comizio per il quale non si è badato a spese, e in cui il partito di governo ha messo in campo ingenti risorse economiche, politiche e organizzative. Per preparare la piazza all’evento e montare palco e gradinate, il centro cittadino è stato chiuso per due giorni. Poi centinaia di pullman con i supporter di Vučić sono confluiti verso Niš, paralizzando la città per ore.

Sul palco insieme a Vučić sono saliti l‘ex presidente e fondatore dell’SNS, Tomislav Nikolić e il leader dei serbi di Bosnia Milorad Dodik, in un tripudio di palloncini colorati, fuochi d’artificio e generosa grigliata finale per le migliaia di convenuti.

“A differenza di Milošević, che in fondo era un uomo di apparato, Vučić ha la scaltrezza dell’uomo di strada, e questo lo ha tenuto a galla anche nei momenti più difficili. Però è un politicante all’antica, ha sottovalutato anche lui i ragazzi e le ragazze della protesta, che vivono e capiscono questi tempi meglio di lui”.

Niš, Serbia, 23 ottobre 2026 - Foto F. Martino

Niš, Serbia, 23 ottobre 2026 – Foto F. Martino

La forza dei giovani

Nell’accogliente kafana Galija, la più antica di Niš, incontro Dejan Stojiljković, uno degli scrittori oggi più seguiti in Serbia, giornalista, autore di romanzi storici, storie a fumetti, e sceneggiatore di alcune delle serie televisive più amate degli ultimi anni, come il poliziesco “Senke nad Balkanom” (Ombre sui Balcani).

“I ragazzi di oggi hanno la stessa energia, la stessa carica di quelli della mia generazione, quella che è scesa in piazza negli anni ‘90. La consapevolezza però è diversa”, ragiona Stojiljković. “Noi eravamo isolati dal mondo, schiacciati dal regime, dalla guerra e dalle sanzioni. I ragazzi di oggi sono informati, connessi. Possono davvero finire il lavoro che noi non riuscimmo a portare a termine allora”.

Cantore della storia del suo paese, lo scrittore si dice convinto che per queste elezioni il termine “storico” non è inappropriato. “Il sistema di potere che domina la Serbia negli ultimi decenni non è mai stato così vicino alla sconfitta. A prescindere dai risultati, dalle urne uscirà un paese diverso”.

Secondo Dinko Gruhonjić, giornalista e program director dell’Associazione dei giornalisti indipendenti della Vojvodina, l’altra “periferia” destinata a giocare un ruolo decisivo nelle consultazioni, questo scenario è reso  possibile da una scelta importante fatta dagli studenti.

“Non vogliono diventare politici, vogliono cambiare il modo in cui viene fatta politica in Serbia”, ha dichiarato Gruhonjić al portale ceco Deník Referendum. “È proprio questa scelta che ha fatto del movimento studentesco un soggetto diverso dall’opposizione del passato”.

Ad una vittoria alle elezioni di domenica crede con forza Dimitrjie Nešović, studente di economia  ed uno degli animatori del movimento studentesco a Niš.

“In questi due anni il movimento è cambiato, rimanendo se stesso solo per i valori che professiamo. È un processo di maturazione importante, soprattutto ora che chiediamo non solo un appoggio di principio, ma anche il voto ai nostri concittadini”, mi aveva raccontato Dimitrjie dopo aver raggiunto me e la collega Lenka allo “Hush Hush”.

Monitoraggio capillare contro i brogli

Gli attivisti della lista degli studenti si sono preparati in modo certosino all’appuntamento elettorale. A Niš e nella regione, rappresentanti di lista saranno presenti praticamente in ogni seggio elettorale, da quelli del centro città fino a quelli dei villaggi più isolati. “Sappiamo che proveranno a fare di tutto, lecito e illecito, per rubare queste elezioni. Ma siamo preparati, lotteremo per difendere ogni singolo voto”.

Il processo per arrivare fino alle urne è stato lungo e articolato: insieme alle manifestazioni, alle azioni di resistenza civile, gli studenti di Niš hanno fornito al movimento uno dei momenti di riflessione ed elaborazione ideale più originali.

Nel marzo 2025, ispirati dall’editto di Milano emanato dall’imperatore Costantino, nato proprio a Naissus, la città romana che nei secoli si è poi trasformata nell’attuale Niš, i ragazzi e le ragazze della protesta hanno dato vita all’ “editto degli studenti”, in cui vengono proclamati i principi e gli ideali a cui si ispira la ricerca di cambiamento: parole come libertà, giustizia, solidarietà e l’idea di uno stato e di una comunità diversi.

“È stato come fare una fotografia di quello che siamo e che vogliamo essere, per consegnarla alla collettività forse, perché no, alla storia”, mi dice Lenka, senza nascondere una vena di orgoglio.

Gli studenti in ogni villaggio

Ma accanto alle elaborazioni teoriche, gli studenti hanno investito tempo ed energie per raggiungere col loro messaggio anche i cittadini delle aree più periferiche. Con l’iniziativa “Student u svakom selu”, uno studente in ogni villaggio, la comunicazione politica si è trasferita dai social media a livello umano e personale.

“Questo è stato un passaggio fondamentale in tutta la Serbia, ma in modo particolare nella nostra regione, dove le realtà isolate, non solo fisicamente, ma anche per quanto riguarda i mezzi di comunicazione, sono tante”, aggiunge Dimitrije. “La gente ha potuto vedere le nostre facce, parlare con noi, riconoscerci. Sono convinto che i risultati di questo sforzo si vedranno domenica”.

Durante il comizio in piazza Kralj Milan, Vučić ha dichiarato un suo rapporto speciale con Niš e la sua regione, vantando una lunga serie di miglioramenti a infrastrutture e salari e promettendo nuovi investimenti e posti di lavoro, in una regione che negli ultimi decenni ha conosciuto forte spopolamento e crisi economica.

“In realtà ci hanno abbandonato nelle mani di perfetti incapaci, e continuano a governare la città solo grazie al vero e proprio imbroglio che ha seguito le elezioni locali del 2024”, sostiene amareggiato Stojiljković. “La Serbia assomiglia sempre di più ad un corpo dalla testa ipertrofica e gli arti anchilosati: tutte le risorse si concentrano su Belgrado, il resto sopravvive a stento. Non solo a livello economico, ma anche sociale e culturale”.

Media e libertà di espressione

Una realtà che si riflette anche nel campo dei media e della libertà di espressione. Per Jocić gli ultimi due anni hanno segnato un aumento sensibile della pressione a cui sono sottoposti tutti i media indipendenti in Serbia, come Južne Vesti.

“Per i media locali le cose sono ancora più complicate. Negli ultimi anni il clima di intimidazione è cresciuto, e se a Niš gli episodi gravi sono stati forse meno che a Belgrado e Novi Sad, non vuol dire che questo non abbia influito sul nostro lavoro”.

Secondo la giornalista, le istituzioni locali di fatto hanno costruito un muro di gomma intorno al suo e ad altri media che non appoggiano l’attuale esecutivo, facendo tutto il possibile per isolare i giornalisti scomodi dagli eventi pubblici e dai canali di comunicazione.

Mercoledì sera, la redazione di Južne Vesti ha deciso di non seguire dal vivo il comizio di Vučić a Niš. “In passato ci sono stati fin troppi episodi di aggressione, verbale o addirittura fisica. Per noi, in situazioni del genere, non ci sono le condizioni di poter fare il nostro lavoro in sicurezza”.

Nella sua arringa alla folla Vučić ha riportato alla luce il tema del Kosovo, mentre di fronte al palco una gigantografia recitava che “i Serbi non sono un popolo genocida”, e di essere “orgogliosi degli eroi serbi”. Dalla folla, alcune voci hanno inneggiato a Ratko Mladić, condannato per il genocidio di Srebrenica e morto lo scorso agosto.

Niš, Serbia, 23 ottobre 2026 - Foto F. Martino

Niš, Serbia, 23 ottobre 2026 – Foto F. Martino

“Per i ragazzi di oggi, il passato tragico delle guerre in Jugoslavia è, appunto, passato. Come per noi le storie e le passioni della Seconda guerra mondiale”, è convinto Stojiljković. “Vedo mia figlia: guarda al futuro, e non vuole farselo rubare dalle scelte fatte prima che nascesse”.

Per il momento e ancora a lungo, però, la questione del Kosovo resta centrale nel discorso pubblico e politico serbo. Qui a Niš e nel sud della Serbia forse di più, vista la vicinanza geografica e i legami con la comunità serba che è rimasta in Kosovo.

Gli studenti ne sembrano molto consapevoli, ma non vogliono che la questione distragga il paese da quella che vivono come la vera priorità, mandare Vučić a casa, o forse di fronte alla giustizia. “Da un punto di vista formale la situazione è chiara: secondo la costituzione serba il Kosovo è parte integrante della Serbia. Punto.”, sostiene Dimitrije. “Per affrontare le questioni irrisolte, c’è bisogno di un dibattito reale nel paese, che fino ad oggi non è stato possibile. Non conosciamo nemmeno il testo di molti dei documenti firmati fino ad oggi”.

Sullo sfondo resta anche la questione UE. Per Gruhonjić in questi anni i leader europei hanno tollerato le pratiche autoritarie di Vučić “in nome di quella che percepivano come la stabilità della regione, una strategia presto ribattezzata ‘stabilocrazia’”.

“In questi anni l’Europa ha avuto un atteggiamento controverso nei confronti del movimento. Molte parole di sostegno, ma quando doveva agire, nulla è stato fatto”, mi dice Lenka con un filo di amarezza.

“La nostra speranza è che non ci abbandoni adesso, nel momento più importante. Che reagisca se Vučić prova a vincere ancora con pressioni, brogli e forse anche violenza. È questo che temiamo. Sanno che partono battuti, ma proprio questo li rende pericolosi. E stavolta, l’Europa non deve restare a guardare”.


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Questo articolo è stato prodotto nell’ambito di PULSE, un’iniziativa europea coordinata da OBCT che sostiene le collaborazioni giornalistiche transnazionali. Ema Polívková (Deník Referendum) ha contribuito alla realizzazione dell'articolo.

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