Elezioni in Serbia, un voto decisivo
In vista delle elezioni parlamentari previste del prossimo 25 ottobre, la Serbia si appresta ad affrontare uno dei periodi politici più incerti degli ultimi dieci anni. Abbiamo parlato con l’analista politico Mirko Dautović del clima che regna nel paese, della portata del movimento studentesco, dei rischi che le imminenti elezioni comportano e delle possibili reazioni della comunità internazionale

Mirko Dautović – foto D. Nenadić
Mirko Dautović - foto D. Nenadić
In quale atmosfera i cittadini serbi attendono le elezioni previste per il 25 ottobre?
La Lista studentesca e i cittadini che la sostengono stanno dimostrando grande energia e sono sempre più numerosi nelle strade. Il clima che si respira alle manifestazioni e ai raduni organizzati dagli studenti è festoso. Gli studenti hanno unito i cittadini nella speranza che il governo del Partito progressista serbo (SNS) venga rovesciato.
D’altra parte, ai comizi organizzati dal partito al governo, solitamente nelle immediate vicinanze dei raduni studenteschi, l’atmosfera è cupa, priva di energia, con un numero esiguo di partecipanti, che sembrano quasi costretti a presenziare. Alle manifestazioni della Lista studentesca finora organizzate, invece, la partecipazione è elevata e i cittadini che intendono votare per questa lista sono convinti della sua vittoria.
Secondo lei, quando gli studenti parlano della vittoria, cosa intendono esattamente?
Secondo gli ultimi sondaggi disponibili, condotti ormai un mese fa, né la Lista studentesca né il Partito progressista serbo godono di un sostegno superiore al 50%. Si prevede che la Lista studentesca ottenga tra il 40 e il 45% dei voti. In questo contesto, la Lista studentesca, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe non vincere, ottenendo però un numero di voti sufficiente per impedire all’SNS di formare un governo da solo.
Tale esito destabilizzerebbe inevitabilmente Vučić e il suo partito. Se Vučić riuscisse a formare un governo dopo le elezioni, si tratterebbe di un governo di breve durata, condizionato dal sostegno dei cosiddetti partiti e liste satellite. Questo è lo scenario peggiore.
Tuttavia, nell’ultimo mese il sostegno alla Lista studentesca è cresciuto ed è possibile che abbia già superato il 50% dei consensi, mentre l’SNS è rimasto al 40%. Questo è l’attuale equilibrio di potere. Va inoltre sottolineato che una parte degli ex sostenitori di Vučić preferirebbe non recarsi alle urne piuttosto che votare la Lista studentesca.
I cittadini serbi parteciperanno davvero ad elezioni democratiche il prossimo 25 ottobre, come fanno i cittadini di altri paesi, soprattutto quelli dell’Unione europea?
Una delle questioni più importanti in Serbia riguarda la regolarità di queste e delle precedenti elezioni. L’elenco degli aventi diritto al voto è particolarmente problematico, essendo inaccessibile al pubblico e persino alla Commissione per la verifica, il controllo, l’accuratezza e l’aggiornamento dell’elenco stesso. I membri della Commissione, pur avendone fatto richiesta in diverse occasioni, non hanno avuto pieno accesso a tutti i database.
L’SNS, manipolando l’elenco degli aventi diritto, si è assicurato voti, cosa di cui al momento non ci sono prove, ma questo comportamento è certamente indicativo e permette di comprendere la situazione in vista delle elezioni.
Un membro della Commissione di revisione dell’elenco ha riferito che il ministero dell’Interno, interpellato sul numero di carte d’identità emesse da maggio di quest’anno, ha risposto che da maggio a settembre ne sono state rilasciate 235.000. Si sospetta che alcuni membri dell’SNS abbiano ottenuto false identità per poter votare più volte. Tutto ciò compromette la legittimità delle imminenti elezioni.
Anche il voto dei cittadini serbi residenti all’estero è problematico. Nonostante il maggior numero di cittadini registrati rispetto alle elezioni precedenti, la Commissione elettorale centrale (RIK), su proposta del ministero degli Esteri, ha approvato l’apertura di un numero di seggi elettorali inferiore rispetto alla tornata precedente, soprattutto nelle città estere dove risiedono i cittadini serbi che hanno lasciato il paese a causa del regime dell’SNS.
Stiamo parlando di persone altamente istruite, medici, ingegneri, esperti informatici, ai quali il regime ha inviato un chiaro messaggio: se non vi trovate bene in Serbia, sentitevi liberi di andarvene. Questa è la situazione dei nostri concittadini, ad esempio, a Tel Aviv o ad Abu Dhabi, dove non sarà aperto alcun seggio elettorale. In Russia, invece, i seggi saranno aperti a Mosca, ma anche a Sochi, dove i cittadini voteranno nei locali di un’azienda privata, mentre nel resto del paese non ci sarà alcun seggio, impedendo così a molti cittadini serbi residenti in Russia di votare. Persino a Vancouver, dove risiede una nutrita comunità serba, i seggi elettorali rimarranno chiusi. Ciò conferma che Vučić è determinato ad ostacolare il voto nella diaspora, consapevole che molti cittadini serbi che vivono all’estero si oppongono all’attuale regime di Belgrado.
Mi aspetto brogli elettorali sfacciati, pertanto è di fondamentale importanza che la Lista studentesca fornisca un numero elevato di controllori e che le organizzazioni della società civile si avvalgano di un numero sufficiente di osservatori. È inoltre necessario coinvolgere osservatori internazionali che possano testimoniare eventuali frodi e violenze da parte del partito al governo.

Corteo degli studenti a Belgrado, Serbia – “Gli studenti vincono” – Foto D. Nenadić
Lei come vede il giorno delle elezioni e la situazione all’indomani del voto in Serbia?
Se Vučić si rendesse conto di essere in svantaggio, potrebbe annunciare l’annullamento delle elezioni. È anche possibile che i suoi sostenitori provochino incidenti che potrebbero essere utilizzati per giustificare l’interruzione delle votazioni, e non escludo la possibilità che venga proclamato lo stato di emergenza. Mi aspetto il peggio dall’attuale governo, perché per l’SNS, a causa del suo coinvolgimento in casi di corruzione, rimanere al potere è un imperativo. Per l’SNS e per Vučić, queste elezioni rappresentano un gioco a tutto campo, ed è per questo che mi aspetto che Vučić faccia di tutto pur di vincere.
In un contesto come quello appena descritto, c’è qualche possibilità che la Lista studentesca esca vincitrice dalle imminenti elezioni?
La Lista studentesca è composta da candidati selezionati con lo stesso metodo utilizzato dagli studenti durante le proteste, cioè attraverso i plenum. Si tratta di un metodo di democrazia diretta. L’assemblea plenaria di ciascuna facoltà ha proposto i candidati e la decisione finale è stata presa con il consenso di tutte le assemblee plenarie delle università serbe, con la possibilità di veto (esclusione) di alcuni candidati.
Il processo di esclusione è stato utilizzato nei casi di credibilità compromessa, ovvero per precedenti collaborazioni con partiti al governo o all’opposizione, oppure a causa di possibili rischi ed esposizione ad attacchi diretti da parte del partito al governo. I candidati che avevano molti punti positivi e pochi negativi sono rimasti nella lista. Attraverso i suoi media, l’SNS ha preso di mira e demonizzato le persone considerate dall’opinione pubblica come potenziali candidati della Lista studentesca, rendendole indesiderabili tanto che la loro presenza sarebbe stata dannosa per la Lista studentesca.
Questa lista è composta principalmente da professori, ma include anche agricoltori, difensori dei diritti umani, ambientalisti e membri delle minoranze nazionali. In definitiva, la Lista studentesca è stata compilata in modo che conservatori e liberali, esponenti della sinistra e della destra, nazionalisti ed elettori filoeuropei possano votarla. In parole povere, è una lista “catch-all”.
La maggior parte dei candidati che gli studenti hanno poi incluso nella propria lista non aveva alcuna esperienza nella politica, perché il concetto stesso di politica di partito disgusta i cittadini. Con questo in mente, Vučić ha cercato di influenzare molti elettori con l’intento di renderli passivi tanto da non recarsi alle urne, ma ha dimostrato di non esserne capace.
Assistiamo quotidianamente ai tentativi di screditare i candidati della Lista studentesca. Il capolista, dottor Ilija Srdanović, secondo i tabloid di regime sarebbe in possesso di immobili in Croazia, notizia che si è rivelata subito falsa. Questo è il metodo che Vučić ha sempre utilizzato con successo contro i partiti e gli esponenti dell’opposizione. Tuttavia, la Lista studentesca resiste a tali attacchi. Il metodo di selezione dei candidati tramite plenum la rende diversa. Questa lista è un esperimento per una nuova forma di democrazia nel mondo, basata sulla delega dei candidati e non sulla selezione all’interno dei partiti.
Le imminenti elezioni in Serbia assumono sempre più la forma di un referendum: gli elettori si esprimono a favore o contro, e sembra che manchino chiare considerazioni ideologiche e valoriali. Come si spiega questa situazione?
Oggi, l’unica ideologia in Serbia è quella di rovesciare il governo dell’SNS, fermare la corruzione, ripulire la pubblica amministrazione dai quadri incompetenti dell’SNS, recuperare i fondi sottratti all’estero e liberare i media controllati dal partito al governo. Noi in Serbia lottiamo per una democrazia elementare, con la speranza che, alla fine del governo della Lista studentesca, si crei uno spazio pubblico libero. Solo allora potremo parlare di democrazia funzionale in Serbia.
Le questioni relative all’adesione della Serbia all’UE e alle relazioni con il Kosovo rischiano di provocare una spaccatura nell’elettorato. L’SNS ha cercato di orientare il dibattito pubblico proprio su questi temi pur di dividere il movimento studentesco. Tuttavia, gli studenti non ci sono cascati, quindi i temi principali rimangono la lotta alla corruzione e il cambio di governo.
Alcuni punti del programma del movimento studentesco, elaborato dagli studenti stessi con i loro professori ed esperti, come ad esempio la parte relativa all’agricoltura, sono assolutamente validi. Tuttavia, le grandi questioni geopolitiche e il confronto con il passato recente e con l’eredità delle guerre vengono rimandati ad un’altra occasione, principalmente perché sollevare tali argomenti porterebbe a dibattiti ideologici che al momento non sono prioritari per gli studenti.
Crede che il giorno delle elezioni e nei giorni successivi al voto possano verificarsi disordini?
Vučić ricorrerà alla violenza, legale o fisica. Dispone di unità speciali composte da criminali il cui compito è picchiare studenti e cittadini. Non mi sorprenderei se li vedessimo per le strade il giorno delle elezioni, come è accaduto nelle strade delle città dove recentemente si sono tenute le elezioni locali. Non dimentichiamo che Vučić tiene sotto controllo la polizia e l’esercito.
Questa volta, però, è diverso. L’entusiasmo degli studenti e dei cittadini che li sostengono è molto forte e Vučić non lo può contrastare nemmeno con la violenza. Il giorno del voto, il 25 ottobre, la cosa più importante sarà la massiccia affluenza alle urne, che sarà un chiaro segnale della vittoria della Lista studentesca. Pochi giorni prima, si terrà il comizio finale della Lista studentesca in Piazza Slavija a Belgrado, dove si vedranno i numeri e si capirà che Vučić non potrà assicurarsi la vittoria così facilmente con la violenza.
Secondo lei, come reagiranno l’Europa e il mondo all’andamento e all’esito delle elezioni in Serbia?
Finora, Vučić ha condotto con discreto successo una politica estera perseguendo i propri interessi e mantenendo buoni rapporti con Berlino, Parigi, Bruxelles, Washington, Mosca, Pechino e Ankara. Da questa politica estera, tutti i paesi menzionati hanno tratto vantaggio: sono stati acquistati aerei Rafale dalla Francia, la Russia ha ottenuto una base in Serbia per le sue operazioni, l’Ucraina ha ricevuto armi. Alcune aree della Serbia orientale sono state messe a disposizione della Cina per lo sfruttamento di rame e oro, e Vučić vorrebbe cedere la Serbia occidentale alle compagnie minerarie per lo sfruttamento del litio. A Trump è stato promesso il Generalštab, che in Serbia è percepito come un luogo di sofferenze a causa dei bombardamenti del 1999. Vučić ha goduto a lungo del sostegno di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, nonché di quello dei cancellieri tedeschi Olaf Scholz e Friedrich Merz. Ha intrattenuto anche rapporti molto stretti con l’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán.
Tutte quelle cosiddette buone relazioni si basavano sullo sfruttamento della Serbia e sulla concessione di benefici ad altri, al tempo stesso garantendo che Vučić e il suo partito rimanessero al potere. Recentemente, tuttavia, questo sostegno è venuto a mancare, come dimostra chiaramente la campagna elettorale in corso. Nessuno dei partner internazionali si è recato in Serbia, nonostante Macron e la CDU tedesca, così come il Partito popolare austriaco, avessero ricevuto un invito. Non c’è più alcun sostegno esplicito nemmeno da parte degli Stati Uniti. Anzi, il senatore repubblicano Wilson sta conducendo una “piccola campagna” contro Vučić. I paesi dell’Europa occidentale, ma anche gli Stati Uniti e gli altri partner internazionali della Serbia, sono a conoscenza dei risultati dei recenti sondaggi d’opinione dai quali si evince con sempre maggiore chiarezza una sconfitta di Vučić.
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