Grecia, i fiumi a rischio
Il governo ellenico non rinuncia al progetto di deviare due fiumi della regione dell’Evritania per garantire l’approvvigionamento idrico dell’area di Atene. L’imponente progetto continua a suscitare proteste della popolazione locale, che ne mette in dubbio l’utilità, denunciando conseguenze potenzialmente devastanti

Fiume Karpenisiotis © Andronos Haris/Shuttestock
Fiume Karpenisiotis © Andronos Haris/Shuttestock
(Originariamente pubblicato da Le Courrier des Balkans)
Alla fine del 2025, il governo greco ha a più riprese lanciato l’allarme. L’Attica, la regione di Atene, dove vive circa la metà della popolazione greca, potrebbe trovarsi ad affrontare una grave carenza idrica. Bacini idrici esistenti non sono più sufficienti a far fronte alla persistente siccità degli ultimi anni. Il governo conservatore sta elaborando un progetto infrastrutturale su larga scala: deviare i corsi di due fiumi, il Karpenisiotis e il Krikeliotis nella regione montuosa dell’Evritania, nella Grecia centrale.
Denominato “Evrytos”, il progetto è stato presentato dalle autorità come fulcro della strategia nazionale per garantire l’approvvigionamento idrico dell’Attica per i prossimi tre decenni.
“Il grande progetto della nostra generazione è ‘Evrytos’”, ha dichiarato Stavros Papastavrou, ministro dell’Ambiente e dell’Energia, nell’ottobre 2025, in occasione delle celebrazioni per i cento anni di attività di EYDAP, l’azienda idrica pubblica di Atene.
Il costo stimato del progetto, che dovrebbe essere completato entro la metà del 2029, è di 535 milioni di euro. Secondo quanto annunciato dalle autorità, la deviazione dei due fiumi della Grecia centrale permetterebbe di fornire circa duecento milioni di metri cubi d’acqua all’anno ai serbatoi esistenti nell’area di Atene.
Lo scetticismo della comunità locale
Nella regione montuosa e scarsamente popolata dell’Evritania, attraversata dai due fiumi destinati alla deviazione, il progetto è visto come l’ennesima forma di trasferimento di risorse da un’area rurale alla capitale. Le amministrazioni locali, la popolazione e le associazioni ambientaliste esprimono perplessità sull’effettiva necessità e sugli effetti di un progetto deciso ad Atene.
Dopo essersi opposto all’unanimità alla proposta di deviare i due fiumi, il consiglio comunale di Karpenisi, una delle principali città della regione dell’Evritania, nel luglio 2026, ha chiesto la revoca di una disposizione normativa che spiana la strada alla realizzazione del progetto.
Le critiche si concentrano sulla mancanza di una ricerca approfondita che confronti il piano governativo con altre soluzioni. Nelle sue osservazioni durante una consultazione pubblica, l’ufficio del sindaco ha affermato che in quella fase non era stato reso pubblico alcuno studio di fattibilità completo, né tanto meno erano state presentate ricerche idrologiche, analisi costi-benefici e valutazioni comparative delle alternative. Il comune ha inoltre espresso perplessità sulla possibilità di garantire per trent’anni i volumi d’acqua annunciati senza compromettere il flusso naturale dei due fiumi.
La questione è molto delicata anche perché il Karpenisiotis e il Krikeliotis non sono due canali artificiali. Si tratta di due affluenti dell’Aspropotamo (l’antico Acheloo), un fiume di grande importanza, che confluiscono nel Dipotamos, poi nel Trikeriotis e, più a valle, nel lago Kremasta. Per chi si oppone al progetto, deviare in parte i due corsi d’acqua equivale ad alterare un sistema fluviale ben più esteso dei soli punti di captazione.
“I fiumi sono fonte di vita, patrimonio naturale e parte integrante della storia e dell’identità del nostro territorio”, ha sottolineato il consiglio comunale di Karpenisi nel novembre 2025. I consiglieri hanno evidenziato il ruolo dei fiumi nella preservazione degli ecosistemi, nel sostegno all’allevamento del bestiame e nella promozione di un turismo sostenibile e delle attività all’aria aperta.
Nel luglio 2026, anche il Consiglio regionale della Grecia centrale ha chiesto di abbandonare il progetto, opponendosi a qualsiasi deviazione dei corsi d’acqua effettuato senza “documentazione scientifica completa”, un’ampia consultazione pubblica e informazioni sufficienti per le comunità locali.
“L’Evritania sta già pagando un prezzo altissimo per via dello spopolamento, della mancanza di infrastrutture e dell’assenza dello stato. Ora le viene chiesto di rinunciare anche alla sua acqua. Tale richiesta, però, non è stata accompagnata da un dialogo sostanziale con le comunità locali, non sono state proposte soluzioni alternative né un piano nazionale completo focalizzato sulla gestione delle risorse idriche”, denuncia Giorgos Tsiantis, presidente di un’associazione locale che si oppone alla deviazione dei due fiumi.
“L’acqua crea un microclima nella nostra regione, con una ricca flora e fauna: cinghiali, cervi, lontre e trote endemiche. La loro scomparsa sarebbe catastrofica”, sottolinea il giovane imprenditore, temendo che il progetto possa danneggiare anche le nascenti forme di turismo alternativo incentrate sul rafting e sul kayak.
Al momento, come spiega Giorgos Tsiantis, il progetto e fermo. Tuttavia, l’attuale dibattito affonda le sue radici lontano nel tempo. Per anni, le autorità elleniche hanno cercato di realizzare progetti per deviare il corso del fiume Aspropotamo, ma questi sono stati bloccati per ben sei volte dal Consiglio di Stato [la Suprema corte amministrativa della Grecia].
L’obbligo di proteggere i fiumi
La tutela dei corsi d’acqua e dei corpi idrici in generale è una questione di primario interesse pubblico, sancita dall’articolo 18 della Costituzione greca. La norma stabilisce l’obbligo dello stato di garantire la gestione e lo sfruttamento delle risorse naturali nell’interesse generale e promuovendo la sostenibilità degli ecosistemi.
L’imponente progetto per deviare i due fiumi dell’Evritania – come sottolinea l’ong World Wild Fund for Nature (WWF) – ha “un costo esorbitante che ricadrà su cittadini e agricoltori”.
Il WWF sottolinea che grandi progetti di deviazione dei corsi d’acqua sono in contrasto con la nuova politica agricola dell’UE, che prevede la rotazione delle colture ad alta intensità idrica e la riduzione dei terreni irrigati.
Prima di elaborare un progetto come “Evrytos” – sottolineano gli esperti – avrebbero dovuto essere attuate certe strategie agricole, compreso lo sviluppo di colture che richiedono meno acqua e altre misure per contrastare l’invecchiamento delle infrastrutture e il sovraffollamento turistico.
A suscitare le proteste degli oppositori del progetto sono anche altre scelte politiche,tra cui la costruzione di una nuova città a sud di Atene, Ellinikon, e di nuovi data center, che consumano enormi quantità di acqua ed energia.
Hai notato inesattezze o errori in questo articolo? Contattaci a redazione@balcanicaucaso.org .
Questo articolo è stato realizzato e tradotto nell'ambito di MOST – Media Organisations for Stronger Transnational Journalism, una partnership giornalistica finanziata dal programma Europa Creativa che sostiene i media indipendenti specializzati nel giornalismo internazionale.
Tag: Attivismo ambientale | Fiumi | MOST
In evidenza
- Campagna elettorale
- Testimonianza










