Elezioni in Bosnia Erzegovina: stanchi della politica
Dopo anni di blocchi, timori e conflitti politici, i cittadini bosniaco-erzegovesi hanno inviato un chiaro messaggio rimanendo a casa alle elezioni di domenica: la stanchezza nei confronti della politica ha prevalso sul desiderio di cambiamento

Voto in Bosnia Erzegovina © Ajdin Kamber/Shutterstock
Voto in Bosnia Erzegovina © Ajdin Kamber/Shutterstock
Parto con una nota personale. Mio cugino Jesenko, giornalista della Radiotelevisione della Bosnia Erzegovina (BHRT) – il servizio pubblico che rischia la chiusura nonostante sia un simbolo della BiH – ha pubblicato ieri sera tardi due foto. Nella prima, del 1996, lo si vede seguire le prime elezioni del dopoguerra in Bosnia Erzegovina. Nella seconda, è impegnato nel coprire le elezioni del 2026.
Sotto le due fotografie, ha scritto una sola frase:
“Il giornalista è invecchiato. Tutto il resto è rimasto uguale”.
È difficile trovare una descrizione più concisa e precisa della Bosnia Erzegovina negli ultimi trent’anni: la tecnologia, lo stile di vita, il mondo che ci circonda sono cambiati. Ma la scena politica sembra essere rimasta intrappolata nello stesso schema: gli stessi partiti, gli stessi temi, le stesse paure, le stesse divisioni e le stesse promesse di cambiamenti che non arrivano mai.
Alle elezioni generali di domenica in Bosnia Erzegovina, meno della metà degli aventi diritto si è recata alle urne, più precisamente il 41,48%, quasi dieci punti percentuali in meno rispetto a quattro anni fa. In un paese dove la politica occupa quotidianamente quasi tutto lo spazio pubblico, questa volta i cittadini hanno risposto astenendosi dal voto.
I numeri parlano da soli: meno di 1,5 milioni di persone si sono recate alle urne su quasi 3,5 milioni di aventi diritto al voto. Sorge spontanea la domanda: cosa offrono queste elezioni? Ci saranno cambiamenti, volti nuovi, nuove energie, speranza, un futuro?
Ma andiamo con ordine.
La Bosnia Erzegovina ha affrontato le elezioni di domenica dopo anni di blocchi politici, scontri tra le istituzioni, continue discussioni sul futuro e relazioni sempre più complesse con i paesi vicini e i partner internazionali.
Per un cittadino italiano o in qualsiasi altro paese europeo, il sistema elettorale della Bosnia Erzegovina può sembrare quasi incomprensibile. La complessità del sistema bosniaco-erzegovese è conseguenza diretta degli Accordi di pace di Dayton del 1995, che hanno definito l’assetto costituzionale del paese. La Bosnia Erzegovina è uno stato riconosciuto a livello internazionale, ma internamente è organizzata in due entità: la Federazione di Bosnia Erzegovina (FBiH) e la Republika Srpska (RS), con lo status speciale del Distretto di Brčko.
A livello nazionale, la Presidenza è composta da tre membri: un bosgnacco, un croato e un serbo. I cittadini della Federazione BiH eleggono un membro bosgnacco o croato, mentre gli elettori della Republika Srpska scelgono un membro serbo. Contemporaneamente, vengono eletti il parlamento statale e quelli delle due entità, il presidente della Republika Srpska e le assemblee cantonali della Federazione.
Un periodo turbolento
Dalle elezioni del 2022, la Bosnia Erzegovina è passata da un avvicinamento all’Unione europea ad una nuova fase di stallo nelle riforme. Nel frattempo, il costo della vita è aumentato enormemente, mentre le istituzioni politiche si stanno trasformando sempre più in un luogo di scontro, ostruzionismo e reciproche accuse.
Il problema più grave riguarda il rapporto tra la Republika Srpska – tuttora di fatto governata dal politico radicale Milorad Dodik – e le istituzioni statali. Dodik ha più volte sostenuto pubblicamente la secessione della Republika Srpska dalla Bosnia Erzegovina. Questa retorica è in netto contrasto con l’ordinamento costituzionale del paese e con gli accordi di Dayton, e compromette direttamente la pace nel paese.
In questa situazione, per i cittadini è difficile valutare razionalmente i piani e i programmi dei candidati, l’economia e lo sviluppo durante il periodo elettorale. Prevale la paura di nuovi conflitti, che rappresenta certamente un terreno fertile per i politici populisti.
La situazione è ulteriormente aggravata dalla corsa agli armamenti nell’area ex jugoslava. La Croazia, confinante a ovest con la Bosnia Erzegovina, dopo l’acquisto dei velivoli Rafale, ha annunciato di voler acquistare anche il sistema missilistico Chunmoo K239 con missili balistici, a una gittata di 300 chilometri. Ad est, da qualche anno ormai la Serbia sta modernizzato rapidamente le proprie forze armate: Belgrado ha acquistato caccia Rafale francesi, sistemi missilistici cinesi e droni israeliani. Questi ultimi vengono assemblati in una fabbrica nei pressi della capitale serba.
Un altro evento ha destato particolare attenzione in tutta la regione. Gli studenti serbi, principali sfidanti di Aleksandar Vučić, si sono recati di recente in Bosnia Erzegovina per promuovere la lista “Gli studenti vincono”, ma hanno vissuto alcune situazioni spiacevoli in Republika Srpska. A Višegrad sono stati aggrediti e uno dei loro striscioni è stato distrutto, mentre a Brčko e Doboj sono stati fermati dalla polizia.
Così le elezioni appena concluse in Bosnia Erzegovina e le elezioni in Serbia previste per il 25 ottobre si sono intrecciate, pur trattandosi di due eventi politici completamente distinti.
Alcuni cittadini serbi hanno affermato che sono loro a permettere – attraverso il bilancio statale – l’istruzione e l’occupazione dei giovani provenienti dalla Republika Srpska che vivono in Serbia, mentre gli studenti serbi vengono aggrediti in Republika Srpska.
Torniamo all’inizio
L’ultima tornata elettorale in Bosnia Erzegovina si è svolta in un clima in cui tutto assume una dimensione politica, dalla formazione della Federazione calcistica alla nomina dei dirigenti delle istituzioni pubbliche. Dopotutto, i politici sono i protagonisti assoluti e la politica è l’argomento principale.
La politica è ovunque: nei programmi televisivi, sui social, nelle kafane, in famiglia, sul posto di lavoro. Da anni si parla di blocchi, minacce, interessi nazionali, rapporti con Serbia e Croazia, Russia e Occidente. I politici lanciano quasi ogni giorno nuovi argomenti di cui i cittadini dovrebbero preoccuparsi.
Poi però, il giorno del voto, più della metà dei cittadini rimane a casa.
Perché?
Seguiranno le analisi, ma una cosa è chiara: i cittadini della BiH sono stanchi della politica, sono stanchi di essere disperati e di avere sempre paura. E l’ultima campagna elettorale ha fatto maggiormente leva proprio sulla disperazione e sulle paure. L’unica novità è stata l’introduzione dell’identificazione biometrica degli elettori e della scansione delle schede per garantire una maggiore sicurezza del processo elettorale. Tuttavia, le nuove tecnologie non hanno generato automaticamente una nuova fiducia.
Risultati
Sta diventando sempre più chiaro perché i prossimi mesi saranno importanti quanto il giorno del voto stesso.
Il socialdemocratico Denis Bećirović è stato riconfermato come membro bosgnacco della Presidenza tripartita, Darijana Filipović dell’HDZ BiH entra alla Presidenza come membro croato, mentre Željka Cvijanović mantiene la carica di membro serbo.
“Quando vince il popolo croato, vince anche la Bosnia Erzegovina. La Bosnia Erzegovina è a tutti gli effetti la nostra patria”, ha dichiarato Darijana Filipović dopo la pubblicazione dei risultati.
Il suo futuro collega alla Presidenza, Denis Bećirović, ha dichiarato che non avrebbe festeggiato perché il giorno del voto ricorreva il secondo anniversario della frana che ha ucciso diciannove persone a Jablanica, nell’Erzegovina. L’indagine sulle cause della tragedia è ancora in corso.
“Continueremo a rafforzare la posizione della Republika Srpska a livello internazionale, questo sarà il mio dovere. Sarà uno dei compiti prioritari”, ha scritto Željka Cvijanović su Instagram.
Il Partito di azione democratica (SDA) di Bakir Izetbgović ha ottenuto un buon risultato alle elezioni per il rinnovo del parlamentare statale e di quello della Federazione BiH, ma non è riuscito a conquistare un seggio alla Presidenza.
“Purtroppo non sono riuscito a sconfiggere altri quattordici candidati. La volta scorsa, mi pare fossero undici o dodici. Questa volta, il mio risultato rispetto a quello complessivo dell’SDA è leggermente peggiore. L’SDA ha più successo di me. È così”, ha dichiarato Izetbegović.
L’Unione dei socialdemocratici indipendenti (SNSD) di Milorad Dodik rimane la forza politica dominante in Republika Srpska, mentre i partiti che hanno composto la cosiddetta “trojka” negli ultimi anni devono ora fare i conti con un risultato peggiore di quello previsto.
La vera prova
Ecco perché la vera prova politica arriverà solo dopo lo spoglio definitivo delle schede e l’assegnazione di tutti i mandati. È fondamentale formare gli organismi del potere esecutivo a tutti i livelli e risolvere le questioni rimaste in sospeso per anni.
Resta da vedere se i partiti politici trascorreranno ancora una volta i prossimi quattro anni a litigare tra loro o se saranno le istituzioni il luogo in cui si risolveranno i problemi che toccano di più i cittadini.
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