Moldova, il Pedone di Lenin
Un film documentario, uscito in anteprima lo scorso luglio a Chișinău è uno dei documentari moldavi più interessanti. Il regista Dragoș Turea e la sua troupe seguono l’attore Sergiu Voloc in quella che definiscono la lotta di un Don Chisciotte moldavo contro i monumenti di Lenin sparsi per il Paese

Durante la presentazione a Chișinău luglio 2026 – Foto G. M. Moisé
Durante la presentazione a Chișinău luglio 2026 - Foto G. M. Moisé
Presentato il 26 luglio 2026 al cinema Odeon di Chișinău, in occasione della chiusura del Transilvania International Film Festival (TIFF), il Pedone di Lenin (Pionul lui Lenin) è uno dei documentari moldavi più interessanti degli ultimi anni. Nel documentario, della durata di poco meno di un’ora e mezza, il regista Dragoș Turea e la sua troupe seguono l’attore Sergiu Voloc in quella che definiscono la lotta di un Don Chisciotte moldavo contro i monumenti di Lenin sparsi per il Paese.
Vedi il trailer ufficiale:
Dal museo alla lotta contro Lenin
All’inizio del film seguiamo Sergiu Voloc nella sua quotidianità, quella apparentemente modesta di un attore conosciuto in un Paese dalle risorse limitate. Dal monolocale disordinato di Sergiu passiamo spesso alla casa di campagna dei genitori, Ion e Nadejda Voloc, tra discussioni e pasti in famiglia.
Pur essendo un attore famoso in Moldova, Sergiu non sembra navigare nell’oro e, quando arriva una proposta di lavoro da parte di Petru Costin, fondatore del museo di collezioni di Ialoveni e noto collezionista moldavo, l’attore la coglie al volo. Costin ha ottenuto due volte il Guinness dei Primati (nel 2011 e nel 2021) per la più ampia collezione di ferri di cavallo al mondo.
La troupe segue Sergiu mentre esplora le stanze del museo e gioca con le collezioni di radio, armi e uniformi militari provenienti da tutto il mondo. Giunto alla stanza dei cimeli sovietici, ricca di dipinti e installazioni raffiguranti Lenin e altri noti membri del Politburo sovietico, Sergiu sembra avere una folgorazione: diverrà il pedone di Lenin.

Interno della Galleria sovietica del museo Petru Costin – Foto G. M. Moisé
Il Don Chisciotte moldavo
Inizialmente Sergiu dice di seguire la volontà di Lenin in quelli che nascono come sketch umoristici per promuovere le visite al museo di Petru Costin. Eppure, col passare del tempo l’attore diventa sempre più insofferente rispetto alla presenza di monumenti dedicati a Lenin ancora presenti in molte città e villaggi moldavi.
Chi non ha visitato la Moldova forse non lo sa: statue di Lenin non si trovano solo a Tiraspol, capitale dello Stato de facto della Transnistria, ma anche a Bălți, Comrat, Ceadîr-Lunga e persino a Chișinău. E a Sergiu questa cosa non va: guardando il telegiornale con i genitori, si spazientisce davanti al paradosso di un Paese che si fregia di voler divenire membro dell’Unione Europea e che conserva ancora monumenti dedicati al leader della Rivoluzione bolscevica. La sua insofferenza aumenta di fronte all’indifferenza di
È forse a metà della pellicola che Sergiu diviene il Don Chisciotte moldavo: quello che non lotta contro i mulini a vento ma contro i monumenti di Lenin. Dalle interviste ai sindaci dei paesi che ospitano i monumenti a Lenin fino alla petizione al Ministero della Giustizia, Sergiu cerca in ogni modo una soluzione. Finché, una notte, prende una decisione: distruggere i monumenti di Lenin. Armato di martello, vaga per le piazze dei piccoli villaggi nei pressi di Chișinău e danneggia le statue di Lenin.
Il problema è che nel giro di pochi giorni, molte di queste statue vengono ricostruite e il fatto viene archiviato come vandalismo causato da ignoti. Sul finire del film vediamo un Sergiu sempre più preoccupato. A pesare su di lui non è però la vicenda dei monumenti, bensì un fatto precedente al documentario: l’aggressione ai danni di un collega nel 2022.
Anche se il film non lo racconta in modo esplicito, nei suoi ultimi mesi di libertà Sergiu si avvicina a esponenti politici filorussi, tra cui Victoria Fortună. La speranza è quella di evitare il carcere attraverso un’elezione in Parlamento. Voloc appare così molto meno idealista di quanto il film lasci inizialmente intendere.
Commedia o tragedia familiare?
Nella scena d’apertura, Sergiu si comporta in maniera eccessiva e teatrale, mentre i genitori sembrano stare al gioco, arrivando a dire che a volte si chiedono se non abbia battuto la testa da piccolo. Tra le risa smodate del pubblico in sala, sembra che si stia per assistere a una commedia, ma le reazioni di Sergiu ai commenti dei genitori aprono presto la strada a scene dai toni più cupi, fatte perlopiù di liti senza apparente ragione.
Dopo le ripetute richieste della madre di farsi visitare da uno specialista, Sergiu decide di iniziare una terapia farmacologica, che però incide poco o nulla sul suo atteggiamento scostante e indisponente. Voloc sostiene di essere tormentato da Lenin, divenuto ormai la sua ossessione.
Uscendo dal cinema ho avuto la sensazione di aver assistito, più che a una battaglia contro i monumenti di Lenin, a una cattiveria di Sergiu nei confronti dei genitori. Meritevole di aver costruito un documentario dal nulla, l’attore ha iniziato un conflitto che, però, non è combattuto con le autorità moldave, in larga parte indifferenti alle sue iniziative, ma con i genitori, che vorrebbero impedirgli di fare qualcosa che possa creargli ulteriori problemi con la giustizia.
È quasi paradossale che al pubblico in sala sia stato chiesto di osservare un momento di silenzio per Sergiu, assente alla prima perché sta scontando una pena in carcere. Né il regista né i familiari sembrano inoltre interessati a sottolineare che la condanna di Voloc non è legata alla distruzione dei monumenti di Lenin, ma all’aggressione di un collega.
La tragedia familiare si conclude probabilmente fuori dallo schermo, quando alle domande del pubblico la madre di Sergiu risponde che: “Forse Sergiu ha recitato, ma io no, le mie reazioni erano vere”.
Il Pedone di Lenin è stato presentato in anteprima il 26 luglio, ma non esiste ancora un piano di programmazione per la sua visione nelle sale moldave. Il regista spera ora di portare il documentario nei festival del cinema europeo, magari accompagnato, per l’occasione, dal pedone in persona.
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Tag: Cinema
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