Serbia: Vučić si dimette da presidente, si candida a Primo ministro

Aleksandar Vučić © RadulePerisic / Shutterstock

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Il presidente serbo Aleksandar Vučić si è dimesso ieri sera, domenica 27 settembre, dalla sua carica. Guiderà ora il suo Partito progressista serbo alle elezioni anticipate del 25 ottobre, puntando alla carica di Primo ministro. La costituzione gli vietava un terzo mandato da presidente

In un discorso alla nazione, ieri sera, domenica 27 settembre, il presidente serbo Aleksandar Vučić ha rassegnato le sue dimissioni. Eletto capo di Stato per la prima volta nel 2017, Vučić era al suo secondo mandato, la cui naturale scadenza era fissata al maggio 2027.

La costituzione serba – che limita a due il numero di mandati presidenziali che una persona può ricoprire – prevede ora che le funzioni di capo dello Stato passano ad interim alla presidente dell’Assemblea nazionale, Ana Brnabić, mentre le elezioni presidenziali devono tenersi entro tre mesi dalla data delle dimissioni.

Elezioni parlamentari in vista

Vučić si è dimesso per poter guidare il suo Partito progressista serbo (SNS, destra populista) alle elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre. Due settimane fa, in un’intervista alla televisione Pink, il presidente aveva affermato di voler partecipare alle elezioni da “privato cittadino”. “Mi sono procurato un camioncino, ho la mia macchina, mi sono procurato anche un camper per girare i villaggi e i centri urbani”, ha dichiarato il presidente, che ha già ricoperto la carica di Primo ministro tra il 2014 e il 2017.

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Secondo molti osservatori, le prossime elezioni legislative in Serbia saranno per Vučić le più difficili da quando è al potere. Il suo SNS sfiderà infatti la Lista studentesca, espressione politica del movimento studentesco che da quasi due anni manifesta contro il governo in tutto il paese. Le proteste sono cominciate dopo il crollo delle pensilina della stazione di Novi Sad, il 1° novembre 2024, in cui morirono 16 persone.

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Poco prima di dimettersi ha usato i suoi poteri costituzionali per concedere la grazia a 49 persone, di cui 23 legate alle proteste dell’ultimo anno e mezzo. Secondo N1, fra questi ci sono 12 attivisti di Novi Sad e 11 persone che avevano aggredito cittadini e studenti durante i blocchi.

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