Elezioni in Serbia, gli studenti sfidano il regime

Nonostante la campagna elettorale in Serbia sia iniziata ufficialmente solo la scorsa settimana, da mesi ormai nel paese regna un clima politico infuocato. Dopo quasi due anni di proteste, il movimento studentesco si presenta come principale sfidante dell’attuale regime alle elezioni fissate per il prossimo 25 ottobre

17/09/2026, Danijela Nenadić Belgrado
Belgrado, Serbia, Corteo della Lista studentesca. "Gli studenti vincono" - foto D. Nenadić

Belgrado, Serbia, Corteo della Lista studentesca. “Gli studenti vincono” – foto D. Nenadić

Belgrado, Serbia, Corteo della Lista studentesca. "Gli studenti vincono" - foto D. Nenadić

La scorsa settimana il presidente serbo Aleksandar Vučić ha sciolto il parlamento, convocando le elezioni politiche anticipate. Allo stesso tempo, Vučić ha annunciato di volersi dimettere dalla carica di presidente il prossimo 27 settembre, per poter guidare la campagna elettorale come capolista del suo Partito progressista serbo (SNS).

Quindi, la Serbia si appresta ad affrontare le elezioni con un capo di stato che intende lasciare la presidenza per tentare di accaparrarsi la carica di primo ministro. Nella storia politica recente del paese, è difficile trovare un precedente per una transizione politica di questo tipo nel bel mezzo della campagna elettorale. Vučić, leader indiscusso della Serbia negli ultimi quattordici anni, si dimetterà da presidente della Repubblica pur di rimanere al potere assumendo un’altra carica istituzionale.

Le elezioni si svolgeranno dopo quasi due anni della più grande crisi istituzionale che Vučić abbia mai dovuto affrontare. Il sostegno al movimento studentesco, nonostante intimidazioni, cause legali, licenziamenti, minacce e tentativi di controllo, si è rafforzato. Vučić non aveva più tempo né sufficiente margine di manovra per rinviare ulteriormente le elezioni.

Anche i suoi sostenitori “moderati” hanno cominciato a vacillare. Con l’avvicinarsi del secondo anniversario del crollo della tettoia a Novi Sad, si fanno sempre più forti le critiche contro l’SNS anche tra le fila dei suoi tradizionali partner di coalizione, in primis il Partito socialista serbo (SPS).

Quella che era iniziata come una protesta studentesca contro la corruzione e l’irresponsabilità dello stato, si è trasformata in una mobilitazione sociale di massa che oggi rappresenta la più seria sfida politica per la leadership al potere.

Belgrado, Serbia. Gruppo di studenti con le scatole contenenti le firme raccolte - Foto D. Nenadić

Belgrado, Serbia. Gruppo di studenti con le scatole contenenti le firme raccolte – Foto D. Nenadić

Raccolta firme

A differenza delle precedenti tornate elettorali, questa volta la Commissione elettorale centrale (RIK) ha tenuto la sua prima sessione solo due giorni dopo l’annuncio delle elezioni, proprio allo scadere del termine legale di 72 ore, e i moduli per la presentazione delle liste elettorali sono stati approvati solo l’11 settembre. Quindi, i partiti e le liste che intendono candidarsi hanno avuto poco tempo per prepararsi alla raccolta delle firme.

Meno di quattro ore dopo l’adozione dei moduli da parte della RIK, Vučić ha dichiarato che l’SNS ha raccolto 170.000 firme (il minimo legale è di diecimila), aggiungendo di essersi “quasi commosso per la felicità e l’orgoglio” per il grande sostegno dei cittadini. La mattina successiva, il numero dichiarato delle firme è salito a 224.557.

Sembra impossibile che un partito riesca a raccogliere così tante firme in tre ore, considerando che la sottoscrizione deve essere autenticata di persona davanti ad un notaio, con una procedura che prevede il controllo di un documento d’identità, la stampa di due dichiarazioni con le informazioni contenute nel documento e la registrazione nel registro del notaio, con firma e timbro. In Serbia ci sono circa duecentotrenta notai autorizzati. Includendo tutti i loro assistenti e i notai comunali, occorrerebbero poco più di trenta secondi per sottoscrizione per raggiungere il numero citato.

È curioso notare come molti notai abbiano rifiutato di autenticare le firme per la lista studentesca, soprattutto a Niš e Zrenjanin. Solo dopo le proteste di studenti e cittadini, due notai, uno a Niš e l’altro a Zrenjanin, si sono messi a disposizione della lista studentesca.

Anche la registrazione di tre organizzazioni i cui nomi si rifanno direttamente all’associazione ufficiale, precedentemente registrata, degli studenti in protesta (denominata Lista studentesca – gli studenti vincono), la dice lunga sul carattere della corsa elettorale e sul clima in cui i cittadini attendono le elezioni.

Pochi giorni prima dell’annuncio delle elezioni, le associazioni “Gli studenti vincono”, “Lista degli studenti della Serbia – Gli studenti vincono” e “Lista degli studenti di Belgrado – Gli studenti vincono” sono state registrate presso l’Agenzia per i registri delle imprese. Tutte e tre le organizzazioni hanno lo stesso indirizzo, statuto e fondatore.

Belgrado, Serbia. In fila per le firme della Lista studentesca - Foto D. Nenadić

Belgrado, Serbia. In fila per le firme della Lista studentesca – Foto D. Nenadić

La lista studentesca

Alcuni dei metodi utilizzati dal regime – come la cancellazione delle autenticazioni notarili delle firme a sostegno della Lista studentesca, la tendenza a ricattare i dipendenti pubblici per ottenere firme a sostegno dell’SNS il numero di firme raccolte, la strumentalizzazione dei funzionari statali – alla fine hanno giocato a favore del movimento studentesco.

Già all’indomani dell’inizio ufficiale della campagna elettorale, in tutta la Serbia i cittadini hanno fatto la fila per oltre sei ore per sostenere gli studenti. Immagini di lunghe code e di attese senza incidenti, in un’atmosfera quasi festiva, hanno fatto il giro del paese.

Domenica pomeriggio, gli studenti hanno annunciato che avrebbero consegnato la propria lista alla RIK il giorno successivo e hanno invitato i cittadini a partecipate ad una “marcia per la libertà” (di poco meno di due chilometri) dal Rettorato alla sede della RIK a Belgrado per consegnare insieme la lista.

Infine, è stata pubblicata la tanto attesa Lista studentesca dei candidati alle elezioni parlamentari che comprende professori universitari, insegnanti, agricoltori, operai, medici, artisti, atleti e altre personalità che hanno sostenuto gli studenti sin dall’inizio della mobilitazione e hanno subito gravi conseguenze per il loro impegno.

Il primo nome sulla lista è, come atteso, quello di un cittadino di Novi Sad, il dottor Ilija Srdanović. La lista è stata compilata dopo mesi di consultazioni che hanno coinvolto gli studenti di tutte le università serbe. Durante i colloqui, alcuni nomi, che molti si aspettavano di vedere nella lista, sono stati esclusi. È il caso del rettore dell’Università di Belgrado, Vladan Đokić, che il governo aveva indicato come probabile capolista del movimento studentesco e contro il quale aveva sferrato numerosi attacchi. Come promesso dal movimento studentesco, nella lista non figurano né studenti né noti politici dell’opposizione.

Pochi giorni dopo l’inizio della campagna elettorale, il movimento studentesco è passato dalle strade e dalle università ad una lotta politica istituzionale. Rispondendo all’invito degli studenti, oltre settemila cittadini hanno partecipato alla consegna della lista studentesca, a dimostrazione dell’incredibile capacità del movimento di mobilitare un gran numero di simpatizzanti in meno di 24 ore per un evento che, pur rappresentando un primo passo importante nella campagna elettorale, di solito non attira molta attenzione.

A differenza della consegna della lista dell’SNS, che assomigliava più ad una dimostrazione di disciplina di partito e di potere istituzionale, gli studenti hanno trasformato la consegna della propria lista in una performance. Alcuni dei candidati sono stati presentati davanti al Rettorato.

Uno di loro, Nemanja Karović, professore associato presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Belgrado, ha affermato che da mesi ormai è chiaro che “gli studenti vinceranno”.

“Ora conosciamo anche la data esatta della vittoria, non abbiamo più bisogno di un calendario. Il prossimo 25 ottobre basterà guardare l’orologio per sapere quando la vittoria tornerà in Serbia”, ha dichiarato Karović.

Gli studenti noti al pubblico per le persecuzioni subite da parte delle autorità hanno portato scatole con sottoscrizioni, mentre a guidare il corteo c’era un gruppo di studenti con una figura stilizzata del “Pobednik” di Belgrado, uno dei monumenti simboli della città.

Dietro a questa performance si cela una profonda trasformazione politica: da una mobilitazione che ha risvegliato la Serbia con la sua energia e determinazione, il movimento studentesco si sta trasformando in un’organizzazione politica che aspira a governare il paese.

La RIK ha approvato la Lista studentesca – Gli studenti vincono con poco meno di settantamila firme. La Lista studentesca – Gli studenti è la terza lista dietro le liste di SNS e SPS.

Belgrado, Serbia, Corteo degli studenti con la figura del Pobednik - Foto D. Nenadić

Belgrado, Serbia, Corteo degli studenti con la figura del Pobednik – Foto D. Nenadić

Sei settimane che possono cambiare la Serbia

I cittadini serbi si recheranno alle urne il 25 ottobre. Nel frattempo, il governo utilizzerà certamente tutte le risorse a sua disposizione per dimostrare di mantenere il controllo delle istituzioni e delle infrastrutture e di godere del sostegno della maggioranza degli elettori. A tal fine, ricorrerà a metodi collaudati, come la pressione sui dipendenti pubblici, gli aiuti finanziari nel bel mezzo della campagna elettorale (una tantum dai 20.000 ai 35.000 dinari [circa 170-300 euro] ai pensionati, e 6.000 dinari [poco più di 50 euro] ad ogni cittadino maggiorenne a settembre), le modifiche dell’elenco degli aventi diritto, l’apertura di nuovi seggi elettorali nella diaspora (soprattutto in Bosnia Erzegovina).

I principali media continueranno a dare spazio solo a Vučić, e l’SNS ricorrerà a diversi meccanismi per mettere le altre liste elettorali in una posizione di svantaggio.

Date queste premesse, è chiaro che in Serbia la campagna elettorale si svolge in un clima da referendum, che gli studenti hanno riassunto con la frase: “Serbia o mafia”.


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