Le buone persone di Milcho Manchevski

Milcho Manchevski ha presentato in anteprima mondiale “Good People” in competizione al Concorso documentari all’edizione 2026 del Sarajevo Film Festival, da poco conclusa. Un lavoro per il quale ha subito ritorsioni e una lunga campagna diffamatoria. Intervista al regista

02/10/2026, Giulia Ghigi
Milcho Manchevski (archivio privato)

Milcho Manchevski (archivio privato)

Milcho Manchevski (archivio privato)

Per il regista macedone si tratta di un ritorno a Sarajevo dall’alto valore simbolico e personale: era già stato a Sarajevo nel 1995, durante la guerra e mentre la città era ancora sotto assedio, per presentare “Before the Rain” (Prima della pioggia, 1994), con cui aveva vinto il Leone d’oro al festival di Venezia ed era stato candidato all’Oscar. Aveva partecipato alla prima edizione (1994) del Sarajevo Film Festival arrivando da Spalato dopo un viaggio di quattordici ore su un mezzo corazzato delle Nazioni Unite.

Alla 32ª edizione del Sarajevo Film Festival, tentuosi lo scorso agosto, ha presentato in anteprima mondiale “Good People” in competizione al concorso documentari. Il cuore del suo film è uno degli incidenti più gravi mai avvenuti nella Macedonia del Nord. Si tratta dell’incendio della discoteca Pulse di Kočani, avvenuto il 16 marzo 2025, con modalità che tristemente ricordano quelle di Crans-Montana: a far scaturire l’incendio è stato anche in questo caso un gioco pirotecnico che ha bruciato rapidamente il rivestimento altamente infiammabile del soffitto e le misure di sicurezza, tra cui le vie di fuga e gli estintori, erano fuori norma.

Il bilancio di quella drammatica notte è stato di 63 persone che hanno perso la vita, in gran parte giovani, e di oltre 200 persone rimaste ferite. La tragedia ha scosso profondamente il Paese e provocato proteste e una forte richiesta di giustizia, anche perché le indagini hanno fatto emergere gravi violazioni delle norme di sicurezza e una presunta rete di corruzione legata alle autorizzazioni del locale. La Procura ha quindi ricostruito una catena di omissioni e presunte irregolarità protrattasi per anni, nella quale si intrecciano strettamente responsabilità private e istituzionali, con anche un’ipotesi di corruzione. Il processo, iniziato nel novembre 2025, è tuttora in corso.

Manchevski sceglie deliberatamente di non realizzare un documentario d’inchiesta né di sviluppare riflessioni di tipo esistenziale, ma di concentrarsi unicamente su chi ha vissuto quella tragica notte.

Trailer di Good People 

A latere del Film festival di Sarajevo lo abbiamo incontrato per una breve intervista.

In un mondo che sembra sempre più dominato dalle informazioni sensazionalistiche e veloci, come è stato per lei utilizzare la forma documentaria in questo modo? E che rapporto ha in generale con il cinema documentario?

Ero interessato alle persone. Alle loro esperienze, alle loro emozioni e ai loro pensieri. Volevo lasciare una testimonianza di tutto questo per i posteri. Sapevo anche che questi elementi, se trattati nel modo giusto, possono dare vita a un’opera d’arte profondamente umanista.

In generale, sono diffidente nei confronti del genere documentario. Naturalmente, ci sono film straordinari realizzati nel linguaggio documentario, ma non mi piace il fatto che qualcosa venga celebrato semplicemente perché ha un rapporto con la verità, come se fosse la verità stessa a conferire valore all’opera. Ho anche visto la mancanza di talento nascondersi dietro temi importanti. Infine, molti documentari sono poco onesti quando insistono pomposamente sulla verità, mentre sappiamo tutti che la verità è una categoria sfuggente.

Come ha scelto i suoi protagonisti? Ha intervistato molte persone prima di loro?

Abbiamo filmato molte persone e quasi tutte sono presenti nel film. Siamo stati fortunati a lavorare con Support Kočani, un’organizzazione che, dopo la tragedia, ha fatto molto sul campo. Ci hanno messo in contatto con i sopravvissuti, con gli eroi di quella notte e con le famiglie delle vittime.

Siamo stati fortunati anche perché tutti conoscevano il mio lavoro e la mia posizione pubblica su molte questioni sociali, quindi le persone erano più che felici di parlare con noi. Ho intervistato tutti, ma ero focalizzati nel far sì che le persone parlassero di se stesse, delle loro esperienze, dei loro pensieri e delle loro emozioni.

Locandina (courtesy of Ludovico Cantisani)

Locandina (Per gentile concessione di Ludovico Cantisani)

Nel suo documentario è assente qualsiasi figura istituzionale, se non i poliziotti citati un paio di volte dai ragazzi protagonisti. Data anche la persecuzione che come artista ha ricevuto nel suo Paese, possiamo considerare che nel suo film ci sia anche un’opposizione implicita tra Legge/Istituzione – assente, inefficiente – e esseri umani/”Good People” – onesta, eroica-?

Beh, se lo vedi in questo modo, è interamente perché è così che le cose si delineano quando si guarda con serietà a ciò che accade sul campo. Non avevo un’agenda precisa, ma le parole dei sopravvissuti sono chiare.

Vuole raccontarci qualcosa di più della battaglia che ha condotto contro la Macedonian Film Agency?

Ho denunciato la corruzione all’interno della Film Agency nel 2020 e poi di nuovo nel 2022. Erano coinvolti concorsi truccati, conflitti di interesse e veri e propri furti. La loro reazione è stata pesante. Hanno utilizzato il potere delle istituzioni e dell’apparato politico per perseguitarmi.

Mi hanno messo sulla lista nera, congelando illegalmente tutti i miei progetti in corso e quelli precedenti. Con accuse pretestuose hanno presentato denunce penali contro di me. Hanno preso spunto dalle autorità russe, iraniane e cinesi nel modo in cui quei governi hanno trattato artisti e registi nei loro Paesi quando hanno osato sfidare il potere politico.

Poi hanno utilizzato tutto questo per una campagna diffamatoria durata anni, pubblicando tonnellate di menzogne sulla stampa filogovernativa.

Nel corso di questo processo, mi sono reso conto che la mafia del cinema, composta da 6-7 persone privilegiate, figli e mogli di politici e registi delle generazioni precedenti, non agiva da sola. Il sostegno politico a queste attività criminali arrivava fino al Primo Ministro, e il segretario generale del partito al governo era tra i beneficiari.

La Commissione anticorruzione, l’Ufficio statale di revisione, Transparency International e persino il Ministero della cultura hanno confermato quanto stavo dicendo. La mia battaglia ha ricevuto il sostegno internazionale del Festival di Venezia, delle associazioni dei registi italiani, della Fipresci, di Whistleblowing International e di altri.

Ho fatto causa alla Film Agency e ho vinto due procedimenti contro di loro, così sono stati costretti a sbloccare i finanziamenti che avevamo ottenuto nel 2022 e ho potuto tornare a lavorare. Ora ho presentato denunce penali contro la mafia del cinema.

Ha girato recentemente un nuovo film ambientato in Macedonia del Nord, Sister Brother Manhole Cover, ci puo raccontare di più su questo progetto e che iter avrà?

Sister Brother Manhole Cover è il film che la mafia del cinema ha bandito per quasi quattro anni. Era stato inizialmente approvato nel 2022.È una commedia bizzarra sui ricchi e sui poveri. Le differenze di classe hanno volti ed emozioni. I nostri antieroi, un fratello e una sorella, vivono ai margini della società e rubano busti in bronzo di eroi nazionali e chiusini dei tombini, vendendoli a peso. Non hanno una particolare simpatia per il passato che prometteva un futuro migliore e più equo, ma che non ha mantenuto nessuna di quelle promesse. Alla fine incontrano un’anziana signora ricca e cieca che insegna loro il valore della gentilezza. Il film sarà presentato in anteprima a breve in un grande festival, ma per il momento non mi è ancora permesso parlarne.

Un’ultima curiosità: ha vissuto molti anni a New York, considera la Macedonia del Nord “casa”?

Noi la chiamiamo Macedonia. Macedonia del Nord è il nome ufficiale che ci è stato imposto. Sì, è casa. Ma anche New York è casa, considerando che ci ho vissuto per più di 40 anni.


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Tag: Cinema