Kosovo, la politica in un vicolo cieco

Nonostante la riuscita elezione del presidente del parlamento di Pristina, il processo di formazione delle istituzioni in Kosovo si è di nuovo bloccato, questa volta sulla scelta dei vicepresidenti. Il movimento Vetëvendosje e l’opposizione si accusano a vicenda della responsabilità di uno stallo politico senza fine

10/09/2026, Mehmet Krasniqi Pristina
© xlaura/Shutterstock

© xlaura/Shutterstock

© xlaura/Shutterstock

Un nuovo, ennesimo tentativo di portare a termine la costituzione dell’Assemblea del Kosovo è fallito, a tre mesi dalle elezioni parlamentari anticipate tenutesi il 7 giugno.

Durante la seduta parlamentare di ieri 9 settembre, Albulena Haxhiu del Movimento Vetëvendosje è stata rieletta presidente dell’Assemblea. Haxhiu ha ricevuto il sostegno di 62 parlamentari per guidare l’11ª legislatura, mentre 16 hanno votato contro e 13 si sono astenuti.

Tuttavia, il processo si è nuovamente arenato sulla nomina dei vicepresidenti dell’Assemblea: tre provenienti dai partiti albanesi e due dalle comunità non maggioritarie. Di conseguenza, la seduta è stata rinviata a venerdì 11 settembre.

Gli ostacoli alla costituzione dell’Assemblea

La presidente eletta Haxhiu ha addotto due motivi per non sottoporre a votazione i candidati proposti per la carica di vicepresidente.

Il primo riguarda quella che lei ha definito la nomina incostituzionale di un vicepresidente da parte della Lista Serba, a causa dell’uso del termine “popolo serbo”. Durante la nomina di Slavko Simić a vicepresidente, il rappresentante del partito, Igor Simić, ha affermato che la sua candidatura era stata presentata “a nome del popolo serbo”.

“In Serbia c’è il popolo serbo, mentre nella Repubblica del Kosovo c’è il popolo del Kosovo, composto per il 92% da albanesi, per il 4% da serbi e per il 4% da altre comunità”, ha affermato Haxhiu.

La Lista Serba aveva già utilizzato la stessa formulazione in precedenza nell’Assemblea del Kosovo, ma il suo candidato alla vicepresidenza aveva ricevuto voti anche dallo stessa Vetëvendosje.

La seconda argomentazione di Haxhiu a favore del rinvio della seduta era che i candidati designati dal Partito Democratico del Kosovo (PDK) e dalla Lega Democratica del Kosovo (LDK) non avrebbero ottenuto i voti necessari “senza un accordo preventivo” sulla procedura di voto, anche se il loro sostegno non era stato verificato tramite votazione.

In passato, le maggioranze parlamentari hanno sostenuto candidati di altri partiti alla carica di vicepresidente senza alcun accordo preventivo.

Accuse contro Vetëvendosje

Dopo la sospensione della seduta, il PDK ha accusato Vetëvendosje di inventare problemi per impedire la costituzione dell’Assemblea. Il deputato del PDK Përparim Gruda ha affermato che l’ultimo blocco era l’ennesimo gioco politico di Vetëvendosje.

Il PDK voterà in qualsiasi forma e con qualsiasi procedura, perché questo è un momento storico: il 16 settembre è la data decisiva. Non possiamo rimanere senza Assemblea il 16 settembre. Si tratta di un fatto senza precedenti; ciò non è mai accaduto in nessun paese democratico normale, dove si inventano ostacoli di ogni tipo per impedire la costituzione dell’Assemblea”, ha affermato Gruda, riferendosi al 16 settembre, data in cui le Camere specializzate del Kosovo all’Aia dovrebbero emettere il verdetto nel processo contro gli ex leader dell’Esercito di liberazione del Kosovo, tra cui l’ex premier Hashim Thaçi.

Anche la deputata dell’LDK Jehona Lushaku ha attribuito a Vetëvendosje la responsabilità del mancato completamento della costituzione dell’Assemblea.

“Si tratta di una situazione senza precedenti in cui il processo di costituzione non viene portato avanti perché il gruppo parlamentare più numeroso non sostiene le proposte degli altri partiti relative ai vicepresidenti. A nome dell’LDK, esprimo la nostra indignazione per il mancato proseguimento della procedura”, ha affermato Lushaku.

Sette parlamentari dell’Alleanza per il futuro del Kosovo (AAK) non hanno partecipato alla seduta. Il partito ha sostenuto che Vetëvendosje abbia violato il termine costituzionale di 30 giorni dalla certificazione dei risultati elettorali, scaduto il 7 agosto, nonché il termine fissato dallo stesso partito di governo, scaduto il 5 settembre.

Il leader dell’Alleanza, Ardian Gjini, ha descritto il fallimento di mercoledì come l’ennesima farsa deliberata da parte del governo, volta, secondo lui, a garantire che si tengano nuove elezioni alla fine dell’anno, quando ciò sarebbe più conveniente per Vetëvendosje.

“Chissà quante volte, con o senza coordinamento, la Lista Serba sta aiutando Albin Kurti a portare avanti il suo programma come meglio gli conviene. Quello che è successo è una farsa volta a guadagnare tempo e a ritardare l’istituzione delle istituzioni del Kosovo”, ha affermato Gjini.

Per quanto riguarda l’elezione dei vicepresidenti, il leader di Vetëvendosje Albin Kurti ha dichiarato che erano necessari incontri e un accordo con il PDK e l’LDK.

“Poiché anche per le loro proposte è necessario il sostegno della maggioranza, cerchiamo di essere positivi e costruttivi in modo da poter avere un’Assemblea costituita, un governo formato rapidamente e passare all’elezione del presidente, che deve avvenire per evitare nuove elezioni”, ha detto Kurti.

Critiche dalla società civile

Eugen Cakolli, ricercatore senior presso il Kosovo Democratic Institute, ritiene che il ritardo di un mese nella costituzione dell’Assemblea e la violazione dei termini costituzionali siano stati deliberati.

“L’obiettivo fin dall’inizio è stato chiaramente quello di non costituire l’Assemblea, almeno non senza assicurarsi che, se si fossero tenute le elezioni, queste avessero luogo il 27 dicembre o il 3 gennaio. Ecco perché era essenziale che il caso fosse deferito alla Corte costituzionale, poiché solo una chiara conseguenza giuridica avrebbe potuto impedire questa svalutazione della principale istituzione del Paese”, ha affermato Cakolli.

Nonostante le critiche e le accuse rivolte a Vetëvendosje di aver violato i termini costituzionali, nessuno degli altri partiti ha ancora richiesto chiarimenti alla Corte costituzionale.

L’accordo sul presidente

Il partito di governo ha rinviato la costituzione dell’Assemblea sostenendo che, per evitare nuove elezioni, occorreva prima raggiungere un accordo politico sull’elezione del presidente, seguito dalla formazione delle altre istituzioni.

Dopo diverse riunioni, alla fine di agosto è stato finalmente raggiunto un accordo in tal senso tra Vetëvendosje e l’LDK, che insieme garantirebbero i 80 voti necessari. L’ex diplomatico ed ex giudice della Corte costituzionale Bekim Sejdiu è emerso come candidato comune per la carica di presidente di consenso.

Tuttavia, l’accordo è osteggiato da sei parlamentari dell’LDK, una questione che ha diviso il partito in due fazioni.

Essi hanno criticato Sejdiu, descrivendolo come politicamente di parte, accusando al contempo il leader del partito Lumir Abdixhiku di ignorarli e di cadere nella trappola di Kurti.

Alcuni di questi parlamentari dissidenti sostengono che Kurti abbia acconsentito alla candidatura di Sejdiu alla presidenza proprio perché era certo che ciò avrebbe causato divisioni all’interno dell’LDK.

Il mancato insediamento di un presidente è stato il motivo principale che ha portato il Kosovo alle elezioni anticipate del 7 giugno.


Hai notato inesattezze o errori in questo articolo? Contattaci a redazione@balcanicaucaso.org .

Tag:

Commenta e condividi
Iscriviti alla newsletter

La newsletter di OBCT

Ogni venerdì nella tua casella di posta