Adesione UE, una svolta anche economica per i Balcani occidentali

Tra inclusione nell’Area unica dei pagamenti in euro (SEPA) e fine dei costi roaming, l’approccio positivo della graduale integrazione nell’Unione comporta però anche “il rischio che non si vada oltre”. Intervista a Richard Grieveson, vicedirettore dell’Istituto di studi economici internazionali di Vienna

25/02/2026, Federico Baccini Bruxelles
© Unione Europea

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Nonostante i Paesi dei Balcani occidentali siano in attesa da oltre vent’anni per poter entrare a far parte a pieno titolo dell’Unione europea, la graduale integrazione della regione si sta imponendo come una delle priorità delle istituzioni di Bruxelles.

Ma è davvero sufficiente concentrare le energie nel replicare il più possibile i vantaggi dell’adesione all’UE dal punto di vista economico prima dell’adesione, per compensare un allargamento che ancora non arriva?

“Se sappiamo che in questo contesto è difficile attuare le riforme e che ci vogliono decenni per aderire all’UE, credo sia naturale che si pensi a più vantaggi prima dell’adesione. Ma allo stesso tempo penso che il rischio sia quello che non si vada oltre”, spiega Richard Grieveson, vicedirettore del Vienna Institute for International Economic Studies (wiiw), in questa intervista per OBCT.

Privilegiare un approccio che ha effetti positivi nell’immediato e che avvicina concretamente le persone all’idea di Unione Europea – tra transazioni finanziarie allo stesso prezzo dei Paesi membri e la fine dei costi roaming – rischia però di essere limitante sul lungo periodo.

“Sono pienamente favorevole a questa soluzione nella misura in cui migliora il tenore di vita delle persone, ma l’obiettivo finale deve rimanere l’adesione all’UE”, mette in chiaro Grieveson.

Perché in termini economici l’adesione a pieno titolo all’UE è preferibile a un’integrazione graduale?

Nessuno finora è riuscito a replicare i vantaggi dell’adesione al di fuori dell’UE.

Qualunque cosa sia stata fatta come integrazione graduale – con i fondi IPA o con gli accordi di stabilizzazione e associazione – è ancora molto lontana in termini di impatto economico. L’adesione all’UE è un vero e proprio punto di svolta.

Abbiamo già esempi come la Polonia e la Romania, che hanno registrato una forte crescita dal momento dell’adesione, anno dopo anno, grazie agli ingenti afflussi di bilancio che hanno finanziato il potenziamento delle infrastrutture, alla partecipazione al Mercato unico e agli investimenti esteri che si possono attrarre.

Albania, Montenegro e Macedonia del Nord hanno recentemente aderito a SEPA, l’Area unica dei pagamenti in euro. Che significato ha questo sviluppo per la loro integrazione economica europea?

Si tratta di uno sviluppo piuttosto significativo.

L’area SEPA sarà una delle parti più importanti del Piano di crescita per i Balcani occidentali. Abbiamo visto che può fare davvero la differenza, soprattutto per i Paesi che sono già integrati con l’UE non solo dal punto di vista economico ma anche finanziario, come i Balcani occidentali.

I flussi finanziari sono molto significativi nelle economie locali e l’area SEPA ha un impatto in termini di riduzione dei costi di transazione e dei tempi di elaborazione dei pagamenti.

Dobbiamo essere realistici su quanto si può ottenere. Avrà sicuramente un beneficio finanziario ed economico positivo e sarà una delle cose più tangibili che mostrano alle persone che l’integrazione sta avvenendo nella pratica, per esempio quando inviano rimesse a casa.

Tuttavia, non sarà una vera svolta. L’esclusione dall’area SEPA non era la ragione per cui i Paesi dei Balcani occidentali hanno un prodotto interno lordo più basso rispetto a tutti quelli dell’UE.

Albania e Montenegro dovrebbero anche abolire le tariffe di roaming con l’UE nel 2026. Quali sono gli effetti economici e sociali attesi da questa misura?

Il roaming sarà sicuramente parte del processo di integrazione regionale e di avvicinamento delle persone all’Unione.

Dobbiamo però essere realistici sui vantaggi economici. È importante facilitare la mobilità delle persone e la comunicazione, ma in definitiva la regione ha bisogno di più capitali.

I tassi di crescita nella regione stanno andando meglio della maggior parte del resto d’Europa dopo la pandemia, ma c’è ancora molta strada da fare.

La regione ha perso molto in termini di integrazione europea e, quindi, in questa fase del processo di adesione ha bisogno di più capitali rispetto ai Paesi che hanno aderito in precedenza. Se non si aumenta la domanda, si può fare solo fino a un certo punto.

Torniamo ancora una volta alla domanda fondamentale: come attirare più capitali nella regione? È un compito che spetta al settore pubblico e a quello privato.

E quindi quali meccanismi concreti potrebbero convogliare maggiori investimenti pubblici e privati nella regione?

Facilitare la circolazione dei capitali è necessario, ma non è una condizione sufficiente per elevare il livello di sviluppo economico. Dal punto di vista dell’UE, ci sono probabilmente almeno due cose che si possono fare.

In primo luogo, riconoscere che i Balcani occidentali fanno parte del processo di integrazione europea proprio come il resto dell’Europa – anche se non fanno formalmente parte dell’UE – e che sono soggetti alla maggior parte degli stessi effetti di agglomerazione che osserviamo nell’Unione.

Ad esempio, Paesi come la Germania esercitano una forte attrazione sui lavoratori della regione, poiché vi è una forte concentrazione di industrie con un valore aggiunto più elevato.

Questo a Bruxelles è riconosciuto anche per gli Stati membri attraverso la politica di coesione, che canalizza una grande quantità di risorse in Paesi come Bulgaria, Croazia e Romania.

Tuttavia, i Balcani occidentali non hanno avuto accesso allo stesso tipo di fondi di compensazione. In altre parole, subiscono le stesse pressioni in termini di perdita di popolazione – spesso giovani altamente qualificati – ma non ricevono l’aiuto finanziario e il capitale pubblico degli Stati membri dell’UE meno sviluppati.

In secondo luogo, l’UE potrebbe garantire la piena inclusione della regione in tutte le iniziative della sua politica industriale. I mercati dei Balcani occidentali sono piuttosto piccoli e l’Unione non avrebbe bisogno di convogliare ingenti nuovi investimenti per fare la differenza.

Questo articolo è stato scritto nell'ambito del progetto "InteGraLe - Balcani occidentali e Trio a confronto: mercato unico, coesione e politica regionale per l’integrazione graduale nell’UE". Il progetto è realizzato con il contributo dell’Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione Storica – Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ai sensi dell’art. 23 – bis del DPR 18/1967. Le opinioni contenute nella presente pubblicazione sono espressione degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.