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Vent’anni di pace
05/10/2015, Redazione
Racconto per immagini da Sarajevo, città che lentamente prova a costruire un futuro. Obiettivo reso difficile dagli Accordi di Dayton siglati ormai vent’anni or sono. Foto e testi di Paola Dottor

Bascarsija-Sebilj
La fontana di Sebilj è uno dei simboli di Sarajevo. Punto di ritrovo per sarajevesi e turisti, leggenda vuole che un sorso della sua acqua abbia il potere di ricondurti nuovamente in città. In effetti, faceva molto caldo la prima volta che arrivai nella capitale bosniaca.

Bascarsija-1
La Bašcaršija è l'antico centro commerciale di Sarajevo. Qui le donne ogni mattina, prima che i bar aprano le loro porte, si ritrovano a discutere dei problemi della città. Disoccupazione, corruzione e nostalgia degli anni che hanno preceduto il conflitto sono sulla bocca di tutte.

Vijecnica-1
La Vijećnica, che prima della guerra ospitava la Biblioteca nazionale ed universitaria della Bosnia Erzegovina, è tornata al suo splendore lo scorso anno. Era la notte del 25 agosto 1992, e a bruciare per tre giorni sotto i colpi delle bombe incendiarie c’era l’esistenza stessa di un popolo, depredato non solo di volumi d’inestimabile valore culturale ma anche della sua identità.

Tram
Il tram non è l’unico mezzo pubblico della città, ma le sue linee attraversano tutto il centro arrivando fino alle periferie, rendendolo estremamente comodo per gli spostamenti. Di forme e colori diversi, i tram della capitale offrono una panoramica su tutta la città e le sue genti.

Cattedrale-del-Sacro-Cuore
Un gruppo di ragazze musulmane in visita alla Cattedrale cattolica. In quella che un tempo veniva definita la Gerusalemme d’Europa, la convivenza è stata a lungo un’utopia realizzata.

Chiesa-ortodossa-degli-arcangeli-Gabriele-e-Michele
Il gioco degli scacchi è molto diffuso in città. Finché la luce lo consente, ogni giorno sarajevesi d’ogni ordine d’età si sfidano in partite spesso epiche. Il pubblico e i curiosi non mancano, come non mancano tifo, discussioni animate e ludici scherni.

Holiday-Inn-e-parlamento-viale-dei-cecchini
Due simboli iconografici della Sarajevo cinta d’assedio. L’Holiday Inn, albergo costruito per l’evento olimpionico del 1984, ha ospitato per buona parte del conflitto i giornalisti internazionali. Di fronte, a pochi passi, il Parlamento bruciava. Oggi, Holiday Inn e Parlamento galleggiano nel silenzio.

Mojmilo
È uno dei quartieri più poveri della città. Ex villaggio olimpico, porta ancora ovunque i segni del conflitto. Qui ogni giorno il mondo finisce, perché qui i turisti non ci sono ma i racconti sottovoce di chi trova il coraggio di parlarmi sono quelli di un passato indelebile, d’immagini strazianti e di follie ingiustificate. Sono anche i racconti di un presente che sembra non rivolgere lo sguardo al futuro, perché qui, dove disoccupazione e fanatismi bussano a troppe porte, tutte le speranze restano senza fiato.

Mojmilo-remembering
Ai piedi dei palazzi jugoslavi, fra i buchi dei proiettili si fa largo un sentimento comune all’intera città: non dimenticare il massacro che si è consumato nella Bosnia orientale come il peggior incubo annunciato. Sono oltre 8.000 gli uomini che nei giorni successivi all’11 luglio 1995 hanno perso la vita a Srebrenica. A vent’anni dal massacro, molte famiglie restano ancora senza nemmeno le spoglie dei propri cari e con una giustizia vacillante anche sul piano internazionale.

Fortezza-gialla
Durante il ramadan, qui si ritrovano i fedeli in attesa del calar del sole, per festeggiare insieme la fine del digiuno, annunciato con uno scoppio di cannone. Eppure è possibile incontrare persone d’ogni provenienza che cercano un momento di silenzio da godere oppure proprio quella condivisione di culture propria di Sarajevo. Il panorama non è l’unico, ma è sicuramente quello dal quale si gode la vista migliore, alla giusta distanza. Da lassù l’intera città è in pace.




