Turchia, la parola d’ordine รจ: ‘nuovo’
Un "nuovo" presidente della Repubblica, un nuovo premier e nuovi ministri, il tutto per una "nuova Turchia". Dopo la vittoria alle presidenziali, Erdoฤan mette in campo la fedele squadra di governo guidato dall’ex ministro degli Esteri Ahmet Davutoฤlu. Obiettivo: creare un sistema presidenzale nel paese
Ad Ankara da diverse settimane la parola dโordine รจ โnuovoโ. Un nuovo presidente della Repubblica – nella figura dellโex premier Recep Tayyip Erdoฤan – che dallo scorso 28 agosto รจ il primo capo di stato ad essere stato eletto direttamente dai cittadini, un nuovo premier, lโex ministro degli Esteri Ahmet Davutoฤlu, subentrato in sua vece; un nuovo gabinetto dei ministri con quattro nomine inedite. Un nuovo programma governativo e, soprattutto, una โnuova Turchiaโ come finalitร ultima da raggiungere entro il 2023, centenario della fondazione della repubblica.
Tandem di governo
Il tutto rientra allโinterno del progetto di Erdoฤan di creare un sistema presidenziale nel paese. Lโintento, chiaramente annunciato in campagna elettorale, ha giร iniziato a prendere forma. Il presidente Erdoฤan, che ha assunto il nuovo incarico senza mai presentare le dimissioni da premier e da leader dellโAKP, ha nominato suo successore il fedelissimo ministro degli Esteri Davutoฤlu che ha messo subito in chiaro lโidillio che caratterizzerร i rapporti tra i due. Il primo ministro ha affermato che โil capo dello stato eletto dai cittadini e il premier cammineranno mano nella mano e spalla contro spalla. Chi spera di vedere nascere un contrasto [tra di noi] verrร disilluso. Non possono esistere contrasti tra compagni che lottano per una causa comuneโ.
Dunque Erdoฤan, sentendosi legittimato dalla scelta degli elettori che lo hanno premiato col 51,8% delle preferenze nel voto presidenziale del 10 agosto, non sarร solo un presidente della Repubblica con poteri essenzialmente rappresentativi, ma utilizzerร allโestremo alcuni poteri esecutivi che gli derivano dalla costituzione, mentre il premier Davutoฤlu opererร in armonia con le sue direttive.
Lโobiettivo principale rimane tuttavia la modifica della costituzione per stabilire un sistema presidenziale specificamente โturcoโ, dove la separazione dei poteri risulterebbe ridotta al minimo, con un potere giuridico e una societร civile non piรน in grado di esercitare una funzione di controllo e pressione sullโesecutivo.
Per coronare il sogno presidenziale, il Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) guidato dal nuovo premier dovrร ottenere almeno i 3/5 dei seggi parlamentari alle elezioni politiche del 2015. Impresa che, se considerato il 52% scarso ottenuto dal piรน popolare Erdoฤan alle ultime elezioni, non appare proprio di facile riuscita, sempre che non vengano strette alleanze con altri partiti.
Tra cambiamento e stabilitร
Le limitazioni istituzionali derivanti dallโattuale sistema parlamentare e dalla costituzione che lo sancisce richiedono comunque che il piano presidenziale venga attuato con una certa delicatezza. Come scrive lโanalista politico Murat Yetkin su Radikal, il rimpasto del governo Davutoฤlu, con soli tre ministri in uscita e quattro di nuova nomina, indica โlโintenzione di non volere correre dei rischi inutili nella corsa elettorale del 2015โ.
Una volontร che รจ stata manifestata anche con la scelta di mantenere nelle rispettive posizioni il vice ministro Ali Babacan (considerato a livello internazionale un garante della politica economica turca) e il ministro dellโEconomia Yฤฑldฤฑrฤฑm ลimลek. Entrambe personalitร che nei mesi passati hanno avuto delle aperte divergenze con lโex premier Erdoฤan, in particolare sulla gestione dei tassi dโinteresse bancari, portando molti a ipotizzare la loro estromissione dai rispettivi incarichi. Secondo alcuni analisti, la non esclusione dei due politici indica la volontร del governo Davutoฤlu di scongiurare per il momento una situazione di instabilitร economica per il paese, soprattutto nellโottica degli investitori internazionali.
Tuttavia, per quanto Erdoฤan e Davutoฤlu parlino di โassenza di conflittiโ allโinterno del partito, gli osservatori notano delle crepe tra le โnuove generazioniโ dellโAKP โ che sarebbero i sostenitori piรน accesi di Erdoฤan โ e le โvecchie guardieโ del partito come i vice ministri Bรผlent Arฤฑnรง e Beลir Atalay, obbligati dallo statuto del partito a ritirarsi dopo tre mandati.
Il risentimento di Gรผl
Un caso a parte รจ quello dellโex presidente della repubblica Abdullah Gรผl, che dopo lโelezione di Erdoฤan ha dichiarato di volere rientrare tra le fila del partito di cui รจ anche fondatore. Il congresso straordinario per la scelta del nuovo premier โ il cui nome era giร stato annunciato da Erdoฤan โ รจ stato fissato in maniera significativa prima che Gรผl terminasse il suo mandato, scatenando evidente risentimento nellโex capo di stato. Gรผl, sostenitore del sistema parlamentare, ha dato voce al suo malumore durante il ricevimento di commiato, prima di lasciare lโincarico: โNellโultimo periodo ho assistito a numerosi sgarbi da parte del mio gruppo. Li ho seguiti tutti e questa occasione serva a ricordarliโ.
Ma a rincarare la dose รจ stata lโex first lady Hayrรผnnisa Gรผl: โMio marito non parla perchรฉ non glielo consente la sua educazione. Non avevamo ricevuto cosรฌ tanti affronti dai tempi in cui si dibatteva del mio velo. ร incredibile quello che viene detto e scritto da parte dei musulmani osservanti su di noi. Io so tutto, ora taccio ma non sarร per lungo. Inizierรฒ io la vera intifadaโ.
Mentre per il momento sul fronte interno dellโAKP tutto tace, lโopposizione piรน forte del paese, il Partito repubblicano del popolo (CHP) che ha appena riconfermato a segretario Kemal Kฤฑlฤฑรงdaroฤlu, sbaragliando le componenti ultra-nazionaliste della formazione, cerca ancora di capire se รจ opportuno allinearsi piรน nettamente a sinistra o includere nel partito un numero maggiore di personalitร musulmane osservanti. Un dubbio che viene accolto con sarcasmo da alcuni analisti, che considerano in una crisi dellโAKP lโunica eventuale possibilitร di vincita del CHP.
Nel programma del governo Davutoฤlu, a parte lโobiettivo di una nuova costituzione, trova spazio anche lโโintolleranza a qualsiasi forma di tutelaโ. Il rimando va alla caccia alle streghe contro il movimento Hizmet dellโimam Fethullah Gรผlen, artefice, secondo lโAKP, di un tentato golpe tramite operazioni anti-corruzione avviate nel dicembre dellโanno scorso contro personalitร e ministri legati allโesecutivo Erdoฤan. Ankara รจ arrivata a chiedere l’estradizione di Gรผlen a Washington, sebbene in mancanza di una sentenza di colpevolezza a carico dellโimam, la richiesta abbia scarse possibilitร di essere accolta.
La politica estera e la minaccia ISIL
Anche lโingresso della Turchia nellโUE resta โuna prioritร โ del governo Davutoฤlu, con Volkan Bozkฤฑr che diventa il nuovo ministro per gli Affari UE sostituendo Mevlut รavuลoฤlu, a sua volta nuovo ministro degli Esteri. La designazione a primo ministro di Davutoฤlu, ideatore della dottrina โzero problemi con i viciniโ, che ha avuto successo solo fino allโinizio delle rivoluzioni arabe, segnala una continuitร nellโorientamento della politica estera di Ankara.
Questa perรฒ resta uno dei punti piรน deboli dellโesecutivo turco nella percezione degli elettori, soprattutto per il modo in cui la Turchia ha gestito i suoi rapporti nel Medio Oriente negli ultimi anni, a partire dalla crisi siriana. Il nuovo eseczutivo sembra tuttavia ignorare tale percezione. โLa politica estera turca incentrata sui valori รจ oramai una marca internazionaleโ afferma Davutoฤlu, il cui entusiasmo lo porta ad affermare addirittura che โla nuova Turchia รจ un esempio di successo internazionaleโ e che โcontinuerร ad essere parte della soluzione in ogni problema regionale e globaleโ.
Se a livello piรน strettamente locale preme portare a compimento il processo di pace avviato con i curdi e il leader del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) Abdullah รcalan (nel carcere di ฤฐmralฤฑ) โ una necessitร espressa esplicitamente dal programma del governo โ il problema piรน serio che spetta affrontare allโesecutivo Davutoฤlu รจ la pressione esercitata dallโISIL (Stato islamico dellโIraq e del Levante) alle sue frontiere orientali. Ankara si รจ detta disposta a sostenere la lotta degli USA allโISIL ma con un contributo โpassivoโ consistente soprattutto in un supporto logistico, umanitario e di intelligence, incrementando la sicurezza ai confini, in modo da bloccare lโinfiltrazione di combattenti stranieri diretti in Siria e in Iraq per unirsi ai jihadisti.
La Turchia giustifica il suo atteggiamento โcautoโ nei confronti dellโISIS per il fatto che questโultimo ha ancora in mano 49 ostaggi rapiti dal consolato turco di Mosul lo scorso giugno. Per quanto il governo turco lo neghi, diverse testimonianze indicano come negli ultimi anni la Turchia abbia verosimilmente chiuso un occhio nei confronti dei militanti dellโISIL per cacciare il regime di Assad. Ora perรฒ, come scrivono Sinan รlgen e F. Doruk Ergรผn in una recente analisi per lโEdam (Centre for Economics and Foreign Politics Studies), Ankara รจ seriamente preoccupata per le implicazioni geopolitiche e di sicurezza create dallโISIL. Il network e le cellule create in Turchia dai jihadisti negli ultimi tre anni grazie allโatteggiamento tollerante delle autoritร turche nei loro confronti ha creato un terreno minato per la sicurezza del paese. Un rischio accentuato dal numero significativo di cittadini turchi che sono partiti per ingrossare le file dellโorganizzazione radicale.
I due analisti aggiungono perรฒ che Ankara si trova in difficoltร anche per il fatto che i curdi della regione sono tra le forze piรน efficienti a combattere i militanti dellโISIL. Lโaiuto di armi prospettato dagli USA e dallโUE alla guerriglia curda ha allarmato Ankara che ha chiesto che i rifornimenti non finiscano in mano al PKK. Proprio il ruolo attivo che stanno avendo i curdi in questa lotta e la considerazione favorevole che perciรฒ godono tra i paesi occidentali darebbe loro man forte nelle trattative di pace condotte con il governo turco. E il progetto della โNuova Turchiaโ dovrร inevitabilmente fare i conti anche con tutti questi fardelli.










