Turchia: a perdere รจ sempre il giornalismo
Il tentato golpe del 15 luglio, le ripercussioni sui media e giornalisti turchi. L’editoriale di uno dei giornalisti arrestati in quei giorni
โFiglio di puttana! Bastardo, traditore della patria!โ; โDisonorato! E cosรฌ sei un traditore? Sei da prendere a bastonateโฆโ; โDevi stare muto!โ; โFiglio di puttana! La pagherai!โ
Frasi, anche non troppo originali, che potrebbero essere utilizzate in un litigio tra adolescenti; o urla deliranti di un gruppo di ultras durante una partita. Ma non รจ vera nรฉ la prima nรฉ la seconda ipotesi. Sono messaggi pieni d’odio inviati su Facebook ad un giornalista โ che sono io, salve a tutti! – dopo il suo arresto. E vi ho risparmiato i messaggi che esprimevano il desiderio di avere rapporti sessuali con mia madre o altre fantasie riguardanti il sottoscritto.
Il giornalista รจ uno noto per il suo approccio critico, mantenuto per tutti i 19 anni di esperienza giornalistica. I messaggi di cui sopra sono arrivati dopo il mio arresto con lโaccusa di aver sostenuto il golpe dello scorso 15 luglio, una delle notti piรน terrificanti della Turchia. Erano trascorsi giร 10 giorni dal golpe ed il turno, nelle varie ondate di arresti, รจ arrivato ai giornalisti. Tutti coloro i quali lavoravano nelle testate legate a Fethullah Gรผlen, leader della confraternita Hitzmet – che si รจ chiarito essere dietro a quella sanguinosa notte – sono stati progressivamente arrestati. E i giornali, le televisioni, i siti internet che sostenevano Gรผlen, residente negli Stati uniti, sono stati chiusi.
I gรผlenisti, che fino a pochi anni fa godevano dellโampio sostegno del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) โ alla guida della Turchia da 14 anni โ e che dalle forze di sicurezza alla magistratura si erano visti spianata la strada, dopo il golpe sono stati dichiarati terroristi. E naturalmente anche i giornalisti che lavoravano in quei circoliโฆ
La tensione – che ha preso avvio tre anni fa dopo la rottura della coalizione informale tra Erdoฤan e Gรผlen – dopo il tentato golpe si รจ trasformata in una caccia alle streghe. I nomi elencati in liste riaggiornate quotidianamente sono finiti in galera. Ovviamente, come in ogni caccia alle streghe che si rispetti, si รจ aggiunto alla lista il nome di chi non c’entrava nulla nรฉ con il golpe e nemmeno con i gรผlenisti: persone critiche nei confronti della maggioranza al potere!
Il governo, utilizzando la scusa del golpe, ha iniziato ad arrestare figure prese di mira giร prima, ma che non aveva avuto modo di punire. Grazie all’impunitร garantita dalla legge sullo stato dโemergenza, dichiarato dopo il golpe, chi si era dimostrato critico nei confronti del governo โ ma anche di Gรผlen โ รจ stato aggiunto nelle liste dei ricercati. Una notte รจ stato arrestato addirittura uno storico marxista, con lโaccusa di sostenere la confraternita islamica dei gรผlenisti. La sera del 26 luglio รจ arrivato il mio turno. Come lโavevo capito? Vedendo nella prima pagina di un quotidiano filogovernativo la mia foto con sopra impressa la parola WANTEDโฆ
E cosรฌ sono venuti a suonare alla mia porta, quella di un giornalista che aveva protestato contro le pressioni che la coalizione AKP-Gรผlen esercitava, quando era ancora salda, sulla stampa; uno che era sceso in piazza per i colleghi arrestati e di cui era nota lโidentitร di oppositore.
Sono stato arrestato alle 22.30 con lโaccusa di โsostegno e favoreggiamento allโ โorganizzazione terroristicaโ Gรผlen e al golpeโ. Si รจ trattato del momento di piรน forte incredulitร della mia vita. Se siete giornalisti che lavorano in Turchia รจ impossibile non fare la conoscenza dei commissariati di polizia e delle prigioni. Ma ci sono imputazioni tipiche che piรน o meno si riesce a prevedere. Se ad esempio trattate in maniera critica della questione curda vi mandano in prigione accusandovi di โseparatismoโ. Se criticate i leader politici vi arrestano per โoffesa arrecata ai rappresentanti dello statoโ.
Sono accuse che prima o poi ci si aspetta e, quando capita, vengono considerate โnormaliโ dai giornalisti in Turchia. Ma da giornalista che ha fondato quasi tutta la propria vita professionale sullโopposizione ai colpi di stato e alla confraternita [di Gรผlen, n.d.t], essere incluso nella bolgia dei giornalisti a favore del golpe รจ stata la cosa piรน strana che potesse capitarmi in tutta la vita. Non sono stato l’unico a essere rimasto sorpreso. Colleghi locali e stranieri, tutti quelli che conoscevano il lavoro che svolgevo, il mio orientamento politico, le mie posizioni contrarie alla confraternita [di Gรผlen, n.d.t] e al governo sono entrati in uno stato di disorientamento totale.
Tre notti spaventose trascorse in unโangusta cella di 5 metri quadriโฆ Quando al quarto giorno mi hanno spedito in tribunale non sapevo che avrei dovuto sperimentare nuove sorprese. Prima di andare in udienza sono stato interrogato dal procuratore. Il mio pensiero dominante nel corso delle 3 notti trascorse in cella, prima di vedere il procuratore รจ stato: โCome รจ possibile che mi associno ai gรผlenisti? Io sostenitore del golpe? Che tipo di collegamenti potranno fare? Quali saranno le prove?โ
Quando sono entrato nella stanza del procuratore la risposta a tutte queste domande รจ stata unโaltra grande sorpresa. La prima pagina del mio fascicolo che il procuratore aveva davanti a sรฉ era la stampa del mio profilo Linkedin. Per un attimo mi รจ sembrato di dover sostenere un colloquio di lavoro. E che di fronte a me vi fosse il responsabile delle risorse umane e non un pubblico ministero. Quasi come se non fosse stato lui a farmi arrestare e a trattenermi per tre notti in prigione! Ha sfogliato qualche altra pagina del fascicolo dove si trovavano โle proveโ. Non cโera nientโaltro al di fuori di un paio di notizie che scrissi qualche anno fa e di alcuni tweet che non cโentravano niente con il golpe o i gรผlenisti. Era ovvio che cercavano di dichiararmi โun terroristaโ con le prime cose che avevano trovato googlando il mio nome.
Esito dellโingiustizia che ho vissuto personalmente dopo il golpe: 3 notti in prigione, 1 giorno in procura per poi riavere la libertร . ร evidente che hanno voluto darmi una lezione, spaventarmi perchรฉ in passato ho dato fastidio al governo. Non tutti tra quelli arrestati nella mia stessa lista sono stati altrettanto fortunati. Hanno arrestato quasi tutti coloro i quali lavoravano nei giornali dei gรผlenisti, gli stessi che Erdoฤan, dopo la rottura della coalizione, ha dichiarato terroristi dicendo di essere stato โingannatoโ. Quanto successo a me รจ nulla a confronto a quanto capitato ad altri, sia nellโintera storia della stampa della Turchia che nel periodo successivo al golpe.
In Turchia la libertร di stampa รจ sempre stata minacciata. I giornalisti sono stati puniti sia dai golpisti che si impossessavano del potere che dagli stessi governi che riuscivano a respingere i colpi di stato. Anche il risultato emerso dopo il sanguinoso tentativo di golpe del 15 luglio, attuato da nemici del popolo, non รจ stato differente. ร difficile perรฒ fare ora un bilancio perchรฉ la situazione cambia quotidianamente. Decine di radio, televisioni, quotidiani e siti web sono stati chiusi. Un centinaio di giornalisti sono stati messi in prigione.
LโAKP รจ stato fondato nel 2001 da un gruppo che si definiva piรน liberale rispetto al partito islamista da cui si era distaccato. Un anno dopo, grazie al risultato ottenuto alle elezioni, รจ riuscito ad andare al potere. La leadership dell’AKP perรฒ, sapendo che la compagine governativa si muoveva su un terreno estremamente fragile, a causa di precedenti colpi di stato e crisi, ha sentito il bisogno di adottare delle precauzioni per rendere piรน forte il proprio potere. Ed ha stretto unโalleanza con una delle confraternite piรน rilevanti del paese, che dopo il golpe del 12 settembre 1980 era stata alcune volte solo tollerata ma altre anche sostenuta contro la crescita della sinistra.
LโAKP, che si definisce un partito musulmano-democratico, sotto la leadership di Erdoฤan si รจ accordato allora con Fethullah Gรผlen. Grazie ai gรผlenisti, subdolamente infiltratisi tra i ranghi dello stato, formando quello che oggi viene chiamato โuno stato paralleloโ, ha cercato di impedire eventuali attacchi nei propri confronti. Dalla polizia alla finanza, dai media al mondo del calcio, i seguaci di Gรผlen hanno iniziato a rappresentare la squadra dellโAKP in seno alla burocrazia. Questa coalizione segreta ha inflitto duri colpi alla libertร dei media condannando ad esempio varie testate giornalistiche a pagare multe in ambito fiscale del valore di diversi miliardi di euro. Altre volte ha messo in prigione centinaia di generali kemalisti con processi promossi al fine di indebolire il potere dellโesercito.
Ma come in tutte le alleanze, prima o poi รจ inevitabile una crisi. La coalizione รจ cresciuta, รจ divenuta sempre piรน influente e ad un certo punto i due partner si sono chiesti chi fosse il piรน potente. Non si sa esattamente quale sia stata la scintilla. Tuttavia, coloro che fino a ieri si chiamavano fratelli oggi si accusano reciprocamente di essere dei terroristi.
La Turchia sta vivendo una delle fratture piรน rilevanti della sua storia recente. Fratture che a volte riescono a divenire motivi di speranza. Riusciremo ad avviarci lungo un percorso che ci porti ad una democrazia migliore e, per noi giornalisti, ad una maggiore libertร di stampa? Sfortunatamente non abbiamo molti motivi per essere ottimisti. Nella storia, dalla lotta tra due leader islamisti, non รจ mai emersa una democrazia migliore.
* Bรผlent Mumay รจ un giornalista freelance. Editorialista del quotidiano turco Birgรผn e del tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, รจ docente di giornalismo digitale presso la Kadir Has University. Nel 2013, Mumay ha ricevuto il prestigioso premio per i diritti umani del South East Europe Media Organization (SEEMO), organizzazione affiliata all’International Press Institute (IPI), per il suo "approccio editoriale attento alla situazione dei diritti umani nonostante le pressioni subite durante le proteste a Gezi park".
Questa pubblicazione รจ stata prodotta nell’ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilitร sui contenuti di questa pubblicazione รจ di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l’opinione dell’Unione Europea. Vai alla pagina del progetto
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