Serbia: soffocati dallo smog
Smederevo, Serbia. Una città soffocata dallo smog, dove le persone muoiono di inquinamento senza che le istituzioni reagiscano. Di anno in anno la situazione si ripete. A farsene carico sono le organizzazioni della società civile, ma non basta

Smederevo, Serbia. Nebbia e smog sul lungofiume del Danubio – Foto I. Nikolić
Smederevo, Serbia. Nebbia e smog sul lungofiume del Danubio - Foto I. Nikolić
Mi chiamo Ivana Nikolić e scrivo queste righe non solo come giornalista, ma come cittadina serba e madre di due bambini piccoli.
Vivo in una delle città più inquinate della Serbia. Non importa tanto in quale città, perché nella stragrande maggioranza delle città serbe, da fine ottobre a fine marzo, l’aria si può annusare, percepire e quasi toccare. Cambia colore, passando da un grigio chiaro ad un nero opaco, si insinua nei capelli, nelle giacche, nelle sciarpe e nei cappelli. Le particelle più sottili e più pericolose – e questo è l’aspetto più grave – penetrano nei nostri polmoni e nel nostro flusso sanguigno, e vi rimangono.
Quando dico a qualcuno da dove vengo, ho l’impressione che la prima cosa a cui quella persona pensa sia l’aria inquinata. Non la fortezza medievale, non il Danubio, non la dimora della dinastia Obrenović, ma l’inquinamento atmosferico e l’acciaieria.
Avete indovinato, vivo a Smederevo.
Nei giorni di maggiore inquinamento, nessuno ci avverte, anzi, nessuno ci avverte mai, ma vediamo quelle nubi nere a occhio nudo e percepiamo un odore insopportabile. Allora non apriamo le finestre e i miei figli escono soltanto per gli impegni obbligatori: andare a scuola e all’asilo. Nient’altro.
Respiriamo liberamente solo durante i fine settimana a Dobri Do, un villaggio situato ad una ventina di chilometri da Smederevo, dove abbiamo comprato una casa durante la pandemia da Covid 19. Un acquisto che si è rivelato uno dei migliori investimenti della nostra vita. A volte, durante i nostri soggiorni a Dobri Do, dico a mia figlia di quattro anni e a mio figlio di nove: respirate a pieni polmoni in questi tre giorni che trascorriamo qui. Perché a casa non ci possiamo permettere tale lusso.

Ivana Nikolić
Quando dico che vivo a Smederevo, mi chiedono subito: “Uh, lì c’è l’acciaieria, come fate a respirare?”.
Non c’è soltanto l’acciaieria. Un altro problema, forse ancora maggiore, è il riscaldamento domestico (la gente brucia di tutto, dalla legna al carbone e alla gomma), a cui si aggiungono gli impianti di riscaldamento a gasolio e, naturalmente, le automobili.
Perché le persone che governano questa città e questo paese fanno poco o nulla per risolvere il problema dell’inquinamento?
Nello specifico, noi, cittadini di Smederevo, come molte altre persone in Serbia, inaliamo piombo, cadmio, arsenico, nichel, anidride solforosa, biossido di azoto, fuliggine e fumo. Non so come sia la situazione nelle vostre città, ma nella città in cui vivo, secondo un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Istituto di salute pubblica “Batut”, muoiono ogni anno 223 persone a causa dell’inquinamento atmosferico.
Ricordo che noi, cittadini preoccupati e socialmente impegnati, insieme all’associazione locale Pro.Tok21 abbiamo posizionato esattamente 223 paia di scarpe davanti al municipio cinque anni fa, per richiamare l’attenzione su questa preoccupante tendenza e magari ottenere una reazione da parte di chi governava la città.
Credevamo che avrebbero mostrato interesse per l’iniziativa. Ci sbagliavamo.
In quella soleggiata giornata di febbraio, le finestre del municipio sono rimaste chiuse.
Spero che almeno, uscendo dal municipio e vedendo quelle scarpe posizionate davanti all’edificio, si siano risvegliati rendendosi conto che in un anno abbiamo perso più di duecento concittadini – madri, padri, nonne, nonni, sorelle, fratelli di qualcuno.
Nel maggio di quell’anno, Pro.Tok21 ha installato un “semaforo dell’inquinamento” su un edificio nel centro storico della città: un grande schermo a LED, in modo che i dati sull’inquinamento atmosferico a Smederevo, provenienti da un centralina gestita dal governo, fossero chiaramente evidenziati e visibili a chiunque passasse.
Per i cittadini è importante sapere cosa respirano, se è sicuro uscire e quali raccomandazioni prendere in considerazione se si appartiene a gruppi sensibili. Lo dimostra il fatto che, insieme ad alcuni partner e organizzazioni della società civile, in soli diciassette giorni i cittadini di Smederevo hanno raccolto 480.000 dinari [poco più di 4000 euro] per acquistare e installare lo schermo a LED.
Un anno prima, nel gennaio 2020, avevamo coperto con delle mascherine la bocca e il naso dei monumenti dedicati a Dimitrije Davidović, Branislav Nušić e Dositej Obradović. Nel pomeriggio erano sparite, e anche in quell’occasione l’amministrazione comunale era rimasta in silenzio.
Nel 2019, avevo scritto il mio primo articolo sull’inquinamento atmosferico per la BBC in serbo, e solo allora mi ero resa conto della portata dell’inquinamento atmosferico. Avevo incontrato alcune persone coraggiose dell’associazione Pro.Tok 21, che nel luglio 2019 avevano regalato agli abitanti di Smederevo dei contenitori di aria pulita, in modo che potessero respirare durante l’inverno.
A distanza di oltre sei anni dal mio primo “contatto” con il problema dell’aria inquinata non è cambiato molto.
L’Agenzia per la protezione dell’ambiente della Serbia non rispetta le scadenze legali per la presentazione del rapporto annuale sulla qualità dell’aria. Anche quando i rapporti vengono pubblicati, i dati sono sempre uguali: l’aria è eccessivamente inquinata in quasi tutte le principali città serbe.
Come in molti altri ambiti (se non in tutti), a sopperire all’inazione delle istituzioni sono le organizzazioni della società civile, i giornalisti e le associazioni professionali, come l’Associazione ecologica nazionale (NEA), che ogni primo gennaio pubblica un’analisi dei dati provenienti dal sistema nazionale di monitoraggio automatico della qualità dell’aria.
Ecco i dati emersi dall’ultimo rapporto. Nel 2025, le concentrazioni di particolato fine PM2.5 nell’aria hanno mostrato un leggero aumento, mentre i livelli di PM10 sono rimasti pressoché invariati rispetto all’anno precedente. In quasi tutte le città è stata registrata una qualità dell’aria eccessivamente inquinata e nessun punto di misurazione ha soddisfatto i nuovi e più rigorosi criteri dell’Unione europea in materia di qualità dell’aria. In quasi il 90% dei punti di misurazione, i limiti di legge sono stati superati. Alcune città non dispongono di centraline automatiche per il monitoraggio della qualità dell’aria e il riscaldamento domestico resta il problema principale.
Qual è la soluzione?
Le soluzioni ci sono, manca la volontà politica.
In un articolo pubblicato da Forbes Serbia, il dottor Milenko Jovanović, uno dei fondatori e membro del Comitato scientifico dell’Associazione ecologica nazionale, ritiene fondamentale “sospendere i sussidi e il sostegno alle fonti di inquinamento, soprattutto nel settore dei combustibili fossili, con il reindirizzamento dei fondi verso programmi di efficienza energetica, la transizione verso combustibili più puliti e la promozione delle fonti di energia rinnovabile”, oltre a definire chiaramente gli indicatori sanitari della qualità dell’aria.
“Questo includerebbe il monitoraggio del numero di accessi al pronto soccorso e di ricoveri ospedalieri dovuti a malattie respiratorie, soprattutto durante i periodi di inquinamento estremo”, afferma il dottor Jovanović.
Ciò di cui parla il dottor Jovanović non sembra poi così complicato. Un passo alla volta, villaggio per villaggio, città per città, e ci riusciremmo.
Il problema è che non abbiamo interlocutori dall’altra parte del tavolo. Allo stesso modo in cui le autorità hanno ignorato le 223 paia di scarpe (che avrebbero potuto essere indossate dai nostri vicini, amici e familiari), così hanno ignorato anche le sedici vittime del crollo della tettoia, i sette morti in un incidente d’elicottero e una donna uccisa ad un casello autostradale non lontano da casa sua. E così hanno sempre ignorato anche le domande, gli appelli, le richieste e le rivendicazioni dei cittadini, dei media e delle organizzazioni della società civile riguardo all’inquinamento atmosferico.
Da madre, sono molto arrabbiata per il fatto di non poter fare nulla affinché i miei figli vivano in un mondo più sano. Nonostante tutti i testi che ho scritto, incluso questo, e nonostante tutte le iniziative a cui ho partecipato, mi sento come Sisifo che spinge un masso verso la cima di una montagna.
Come quando chiami qualcuno e nessuno risponde. Come quando parli da solo. Come quando urli nel sonno e non esce alcun suono.
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