Serbia-Kosovo, l’economia come leva per il successo del dialogo mediato dall’Ue
Ampliando il campo d’azione e coinvolgendo le società dei due Paesi, “possiamo accelerare la normalizzazione politica e portare a termine il processo, integrando l’intera regione nell’Unione europea”. Intervista a Bernard Nikaj, già ministro del Commercio e dell’industria e ambasciatore del Kosovo in Belgio

Bandiere della Serbia, dell’UE e del Kosovo © alexfan32/Shutterstock
Bandiere della Serbia, dell'UE e del Kosovo © alexfan32/Shutterstock
La mancata normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo ha un enorme impatto sul piano economico in entrambi i Paesi.
Tuttavia, è proprio dall’economia che si potrebbe ripartire, in un momento di forti tensioni e pulsioni nazionaliste, anche per rimettere in pista una mediazione a Bruxelles in stallo ormai da anni e senza chiare prospettive di ripartenza.
“Per molto tempo, il processo di normalizzazione è rimasto confinato alla cerchia ristretta dei politici a Bruxelles, a Belgrado e a Pristina, senza che l’opinione pubblica comprendesse cosa stesse accadendo e senza che si riuscisse a spiegare i benefici concreti di tale normalizzazione per entrambi i Paesi”, spiega in un’intervista per OBC Transeuropa Bernard Nikaj, già ministro del Commercio e dell’industria del Kosovo e ambasciatore in Belgio coinvolto nel processo di integrazione del Paese nell’Ue e nella Nato.
Sulla base del paper recentemente pubblicato sul rafforzamento delle relazioni tra Kosovo e Serbia attraverso la cooperazione economica, Nikaj mette in guardia dalle conseguenze di una dinamica che ha generato “una certa resistenza nei confronti del processo di dialogo”.
Al contrario, “ampliando il campo d’azione e concentrandoci sull’economia, possiamo accelerare la normalizzazione politica e portare a termine il processo, integrando l’intera regione nell’Unione europea”.
Gli interessi economici in Kosovo e in Serbia possono davvero superare gli ostacoli politici che impediscono una cooperazione più profonda?
Ciò che emerge dalla ricerca è che entrambi i Paesi – sia per i cittadini sia per le imprese – possono trarre un vantaggio economico da una maggiore cooperazione economica. In particolare il Kosovo, che è un Paese in via di sviluppo alle prese con l’accesso a nuovi mercati e con la trasformazione tecnologica.
Non voglio dire che la cooperazione economica di per sé possa superare i disaccordi politici e le questioni ancora in sospeso. Tuttavia, traendo vantaggio da questi benefici tangibili, può fornire ulteriori incentivi per superare gli ostacoli politici.
La cooperazione economica dovrebbe essere vista come un processo che contribuisce alla normalizzazione, individuando soluzioni che affrontino le questioni economiche e che possano poi tradursi in accordi politici più ampi per risolvere il quadro generale.
In ambito politico, le posizioni di Belgrado e Pristina divergono. La ricerca tenta di individuare un terreno comune su cui entrambe le parti possano progredire.
Quali settori hanno il maggiore potenziale per trarre vantaggio da un’integrazione delle catene del valore regionali ed europee?
Ci sono diverse proposte per valorizzare alcuni dei punti di forza che entrambi i Paesi possono offrire.
Per esempio, il Kosovo ha una popolazione molto giovane e sarebbe vantaggioso cercare di utilizzare questa forza lavoro per sviluppare programmi di formazione professionale tra i Paesi della regione, con l’obiettivo di aumentare la capacità della forza lavoro di integrarsi nella catena del valore.
Non solo tra Kosovo e Serbia, perché questo approccio può essere esteso a qualsiasi altro partner dei Balcani occidentali.
Esiste inoltre un grande potenziale in molti settori che si sono già dimostrati complementari. Per esempio, la trasformazione dei prodotti agricoli e i prodotti agricoli primari da esportare in Serbia, che possono poi entrare in catene ad alto valore aggiunto.
Questo può anche contribuire allo sviluppo delle capacità del Kosovo, per risalire la catena del valore verso i mercati dell’Ue.
Ed è proprio questa l’idea alla base di una serie di iniziative dell’Unione europea, come il Mercato regionale comune e il Piano di crescita, che cercano di attivare i legami tra le industrie dei Paesi dei Balcani occidentali.
Imprese e investitori privati potrebbero diventare una forza indipendente per relazioni più strette tra Kosovo e Serbia?
In un mondo perfetto, i politici prendono decisioni anche difficili e tutte le questioni si possono così risolvere. Tuttavia, il dialogo facilitato dall’Ue va avanti da quasi 16 anni e abbiamo visto che le cose sono più complesse di quanto sembrino in teoria.
È necessario che diversi settori della società siano coinvolti in questo processo di normalizzazione, e tutti possono dare il proprio contributo.
Il settore privato – in particolare quello che crea valore nell’economia – sa riconoscere quando si presenta un’opportunità economica di crescita, di nuovi mercati, di nuove competenze e di nuovi prodotti.
Ecco perché nella cooperazione economica esiste un potenziale ancora inesplorato per contribuire a creare un legame indissolubile tra i due Paesi.
Se si creassero catene del valore tra Serbia e Kosovo, la pressione sui politici perché procedano verso la normalizzazione aumenterebbe, dal momento che il costo della mancata normalizzazione si ripercuote anche sulle imprese e sui cittadini.
Ma i benefici derivanti dal miglioramento degli scambi commerciali sarebbero distribuiti in modo relativamente equo tra le due economie, oppure potrebbero generare vincitori e vinti?
Occorre prestare particolare attenzione al fatto che le dimensioni e il potenziale delle due economie sono sproporzionati e che dobbiamo assicurarci che i benefici siano distribuiti equamente.
Non vogliamo una cooperazione che vincoli l’economia del Kosovo a dipendere da quella serba, che è più grande.
Servirebbero soluzioni che consentano ai produttori kosovari e all’economia del Paese nel suo complesso di accedere, attraverso l’economia serba, ai mercati e alle catene del valore europee.
Dobbiamo assicurarci che una situazione di dipendenza non possa essere potenzialmente utilizzata come strumento politico, visto che questo è proprio il timore dei politici e della popolazione quando si parla di maggiore cooperazione.
Kosovo e Serbia dovrebbero dare priorità a specifiche misure economiche concrete con benefici immediati, oppure perseguire un pacchetto più ampio di integrazione economica come parte del processo di normalizzazione?
Esistono numerose iniziative e accordi regionali tra i due Paesi scaturiti dal dialogo facilitato dall’Ue, ma che non hanno prodotto i risultati inizialmente attesi.
Alcuni aspetti sono semplici e di natura tecnica.
Se si eliminassero solo alcune delle barriere amministrative legate al commercio, ai certificati fitosanitari e alle attese alle frontiere, si potrebbe ottenere un aumento pari a circa il 2% del PIL regionale per entrambi i Paesi.
Questo processo di normalizzazione, che ha subito ritardi, ci ha portato a un punto in cui dovremmo iniziare a concentrarci innanzitutto sugli aspetti fondamentali, per garantire che le merci possano circolare facilmente in entrambe le direzioni senza ostacoli amministrativi e non tariffari. E che le persone possano spostarsi con maggiore facilità , grazie al riconoscimento dei titoli di studio, per esempio.
Solo allora potremo integrare questi aspetti fondamentali con iniziative più complesse.
Non dovremmo essere ostaggio delle strutture e degli accordi esistenti, ma dovremmo cercare di superare le strozzature con nuovi accordi temporanei che facciano avanzare il processo.
E qui c’è un ruolo per l’Unione europea, che può misurare questi progressi molto meglio di quanto non lo stia facendo attualmente, per esempio collegandoli a specifici progressi politici sia nel processo di integrazione europea sia nella normalizzazione tra i due Paesi.
Il documento offre una prospettiva sia economica sia politica, per dimostrare che la normalizzazione non è solo il dialogo facilitato dall’Ue, ma può assumere molte altre sfaccettature grazie al coinvolgimento delle imprese, delle camere di commercio e di una più ampia cerchia di attori in grado di contribuire al processo.
Hai notato inesattezze o errori in questo articolo? Contattaci a redazione@balcanicaucaso.org .
Questa pubblicazione è il risultato delle attività svolte nell’ambito di "Il contributo della cooperazione economica alla normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia", un progetto cofinanziato dal Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Tutte le opinioni espresse rappresentano quelle dell’autrice o dell'autore e non quelle dell'istituzione cofinanziatrice.
In evidenza
- EUFORIA SERBA
- le voci degli studenti









