Serbia, gli agricoltori in protesta

In Serbia il settore agricolo è in crisi profonda, nonostante l’aumento di fondi destinati all’agricoltura. Da ormai due settimane gli agricoltori sono scesi in protesta. Ai produttori di latte che bloccano le strade, si sono uniti presto anche gli allevatori di bestiame e i produttori di ortaggi

Serbia, durante una protesta degli agricoltori © kukurund/Shutterstock

Serbia, durante una protesta degli agricoltori © kukurund/Shutterstock

Serbia, durante una protesta degli agricoltori © kukurund/Shutterstock

(Originariamente pubblicato da Danas)

Se un tempo la Serbia era considerata un paese agricolo, in cui i contadini svolgevano un ruolo fondamentale, da anni ormai il settore agricolo è in crisi e la situazione continua a peggiorare.

Il lungo declino dell’agricoltura serba sembra paradossale se si considera che nel 2025 il governo di Belgrado ha destinato fondi record al settore agricolo, pari al 7,5 percento del bilancio dello stato.

Recentemente Siniša Mali, ministro delle Finanze, si è vantato dell’aumento delle risorse destinate all’agricoltura, facendo un confronto tra i fondi stanziati negli ultimi anni (nel 2026 è previsto uno stanziamento di 147,5 miliardi di dinari, pari al 7,1% del bilancio) e quelli del 2012, quindi prima dell’arrivo del partito di Vučić al potere, che ammontavano a soli 40 miliardi di dinari.

Qui la domanda sorge spontanea: perché l’agricoltura serba è in crisi se i finanziamenti aumentano?

Gli esperti da anni ormai sottolineano la necessità di affrontare i problemi strutturali del settore ed elaborare un piano a lungo termine per lo sviluppo dell’agricoltura, invece di concentrarsi sulle misure di emergenza.

Nonostante gli avvertimenti, il governo non ha mai intrapreso azioni concrete e i problemi continuano a moltiplicarsi.

Non stupisce dunque che gli agricoltori serbi siano tornati a protestare. Da due settimane i produttori di latte bloccano le strade, denunciando i problemi più pressanti del settore, dai prezzi d’acquisto troppo bassi alle importazioni incontrollate e all’eccesso di offerta del latte.

Nel frattempo, alla protesta si sono uniti anche gli allevatori di bestiame e i produttori di ortaggi.

Da anni gli agricoltori denunciano anche le criticità legate alla distribuzione e ai ritardi nell’erogazione degli incentivi statali. Chiedono finanziamenti agevolati, l’abolizione delle accise sui carburanti e il supporto per porre rimedio alle conseguenze della siccità. Alzano la voce contro il comportamento monopolista delle grandi aziende e contro l’arroganza delle catene di vendita al dettaglio.

A minacciare la produzione sono anche i cambiamenti climatici, quindi gli agricoltori devono in qualche modo ridurre i danni da gelate, tempeste, grandine e siccità. Inoltre, negli ultimi anni il patrimonio zootecnico è stato danneggiato anche dalla peste suina africana, che ha portato l’abbattimento di migliaia di maiali.

Un confronto tra i dati degli ultimi due censimenti dell’agricoltura illustra al meglio il declino del settore agricolo in Serbia.

Stando ai dati del censimento del 2023, il numero di aziende agricole è diminuito del 10% rispetto al 2018.

Un altro dato particolarmente preoccupante è che l’età media del capo di un’azienda agricola familiare è di 60 anni e che solo uno su undici ha meno di 40 anni.

È chiaro quindi che l’agricoltura non attrae i giovani e, considerando tutte le criticità di cui sopra, questo trend è destinato a proseguire.

Per quanto riguarda il patrimonio zootecnico, stando ai dati dell’ultimo censimento, nel 2023 in Serbia c’erano 725.408 bovini, 2.263.705 suini, 1.702.682 ovini, 149.558 caprini, 22.022.439 pollame e 1.261.323 alveari.

Il numero di suini è diminuito del 30,7% rispetto al censimento del 2018 e del 33% rispetto al 2012. Quasi tutte le specie hanno registrato una flessione: il numero di caprini è sceso del 31,5% rispetto al 2018, mentre la popolazione bovina è diminuita del 17,7% rispetto al 2018 e del 20% rispetto al 2012. Anche il patrimonio avicolo e quello suino sono in calo, seppur meno marcato (rispettivamente -5% e -5,4% rispetto al 2021).

Recentemente l’Istituto nazionale di statistica (RZS) ha pubblicato i dati sul numero di capi di bestiame nel 2025.

Dai dati si evince che al primo dicembre 2025 il numero di bovini è sceso a 698.871, diminuito di oltre 26.000 unità rispetto ai risultati del censimento del 2023. Il numero di ovini è diminuito di quasi 19.000 unità, mentre il numero di pollame è diminuito di oltre sette milioni. L’unico aumento registrato è quello della popolazione suina, cresciuta di oltre 140.000 unità rispetto al 2023.

Quanto ai cereali, l’ultimo censimento ha mostrato che mais e grano rappresentavano fino al 90% delle colture seminate. Tuttavia, l’anno scorso ha presentato numerose sfide. Nonostante la produzione di grano abbia registrato buone rese, il prezzo d’acquisto è stato estremamente basso, tanto che alcuni produttori non sono riusciti nemmeno a coprire i costi di produzione. D’altra parte, il raccolto di mais è andato male, quindi la resa è stata inferiore di circa il 13% rispetto al 2024.

Anche per quanto riguarda la frutta, i dati sono inferiori alle aspettative. Il raccolto di lamponi è scarso da anni e subisce enormi danni a causa delle condizioni meteorologiche. Anche se nel 2025 il prezzo è leggermente aumentato, molti coltivatori non sono riusciti a realizzare profitti perché non avevano nulla da vendere.

È chiaro dunque che il cambiamento climatico è uno dei maggiori problemi per i produttori di cereali, frutta e verdura. Gelate, grandine e siccità hanno un impatto sempre più tangibile sulla produzione, quindi è necessario trovare soluzioni concrete.

Stando ai dati dell’ultimo censimento, solo il 13% della superficie totale destinata alle colture orticole era coltivata in serra. Inoltre, appena l’8,3% del totale dei terreni agricoli utilizzati era irrigato, mentre la protezione contro la grandine è insufficiente e spesso inefficace.

I sistemi antigrandine, come anche gli impianti di irrigazione e altri strumenti che potrebbero aiutare gli agricoltori nella lotta ai cambiamenti climatici, sono estremamente costosi.

Considerata la difficile situazione in quasi tutti i segmenti della filiera agroalimentare, sono pochi i produttori, soprattutto quelli piccoli, capaci di investire in nuove tecnologie. Molti riescono a malapena a coprire i costi di produzione e alcuni registrano forti perdite.

Una delle maggiori criticità resta però l’inazione delle istituzioni.

Negli ultimi anni si sono tenuti numerosi incontri tra le associazioni degli agricoltori, il ministero dell’Agricoltura e altri rappresentanti del governo, però la maggior parte dei problemi è rimasta irrisolta.

I ministri si susseguono in continuazione, fanno promesse che poi non vengono mantenute. Gli agricoltori hanno ripetutamente bloccato le strade in tutta la Serbia con i trattori, ma a parte soluzioni temporanee, ad oggi le proteste non hanno prodotto alcun risultato concreto.

Date queste premesse, non stupisce che, nonostante gli stanziamenti record del bilancio, l’agricoltura serba si trovi ad affrontare numerose sfide che vanno oltre la questione dell’importo dei sussidi.

Nonostante le proteste dei produttori, che da anni ormai denunciano le criticità del settore che persistono da troppo tempo, manca ancora una chiara strategia a lungo termine che preveda gli investimenti nella modernizzazione e nel rinnovamento del bestiame, garantendo le condizioni affinché l’agricoltura diventi attraente per le giovani generazioni.

La protesta dei produttori di latte è iniziata lo scorso 11 febbraio con il blocco dell’Ibarska magistrala, una delle principali autostrade del paese, nei pressi di Čačak e Kraljevo, nella Serbia centrale. Ben presto alla protesta si sono uniti gli altri agricoltori, chiedendo, tra l’altro, la tutela del mercato interno, l’acquisto garantito di latte per ogni produttore locale, i prezzi d’acquisto sostenibili, l’introduzione di imposte e quote sull’import di latte e carne, un controllo più rigoroso delle importazioni alla frontiera, le misure antidumping per i prodotti la cui importazione minaccia la produzione agricola nazionale.

“Siamo stanchi di trattative e colloqui, di false promesse e falsi ministri. Chiediamo che le nostre richieste vengano esaudite”, ha dichiarato uno dei produttori di latte in protesta.

Il governo sin dall’inizio della mobilitazione ha assunto un atteggiamento arrogante nei confronti degli agricoltori, dimostrandosi poco disponibile ad avviare un dialogo. Dragan Glamočić, ministro dell’Agricoltura, si è spinto persino ad insulti, definendo le proteste in corso “un circo”.

Dopo due tentativi falliti di trovare un accordo con i rappresentanti del governo, gli agricoltori hanno annunciato l’intensificazione della protesta a partire da martedì 24 febbraio alle 10.00, quando bloccheranno contemporaneamente numerose strade in tutto il paese.

Tag: Economia