Se questa รจ una recensione
Il commento di Boลพidar Staniลกiฤ sul testo di Diego Zandel โAnita Likmeta e la fiaba sul comunismoโ, pubblicato su queste pagine lo scorso 19 agosto

Se-questa-e-una-recensione
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Non ho letto il libro di racconti di Anita Likmeta, ma il testo di Diego Zandel sul suo libro di racconti lโho letto.
Questa รจ una recensione?
Se sullo scaffale di un negozio di ferramenta su un cacciavite troviamo lโetichetta con scritto martello, crederemo che si tratti davvero di un martello?
Lasciando il giudizio ai lettori, vi ricordo solo che in rete potete trovare numerose definizioni di recensione, in fondo del tutto simili, da Wikipedia allโedizione elettronica della Treccani. Ciascuna tiene conto che il termine deriva dal verbo latino recensere, che significa esaminare, riflettere.
Considerata un testo valutativo e interpretativo di unโopera letteraria, artistica o scientifica, la recensione dovrebbe essere frutto di unโanalisi che tratta aspetti estetici e contenutistici. Certamente, destinata ad un vasto pubblico, puรฒ contenere anche un ritratto biografico dellโartista o dello scienziato.
Nel testo di Zandel ho trovato poco di tutto ciรฒ e neppure un accenno agli aspetti estetici. Il suo testo รจ una recensione camuffata il cui vero scopo ritengo non sia stata la presentazione di un libro di racconti ma esporre una propria riflessione del tutto ideologica.
Comunque sia, questa recensione mi ha ricordato un aneddoto della giovinezza nella mia Cartagine (il termine sarร spiegato piรน avanti).
In quellโaneddoto, un professore di biologia un poโ senile pone da anni agli studenti la stessa domanda โ sulla farfalla. Tutti gli studenti quindi studiano solo questo argomento. Ad un esame il professore inaspettatamente pone ad uno degli studenti la domanda sullโelefante. E quello studente? โUn elefante? Ha quattro zampe, due orecchieโฆ Poiโฆ Ha due occhi, una codaโฆ Anche una proboscide su cui spesso si posa una farfalla!โ. Quindi continua, ovviamente parlando della farfalla.
Diego Zandel? Nel suo caso credo sia meglio sostituire la farfalla (il libro dei racconti che forse davvero avrebbe voluto recensire, ma non lโha fatto) con lโelefante (il comunismo che in Europa non cโรจ piรน). Perciรฒ ritengo che la sostanza del suo scritto, in cui doveva analizzare piuttosto un libro di narrativa, sia lโammonizione di Catone Ceterum censeo Carthaginem esse delendam. Perรฒ con un anacronismo. Semplicemente: Carthago diruta est. (Nella Jugo – Cartagine, ormai disfatta, abbiamo studiato il latino, il che, tuttavia, non ci ha salvato dalla nostra vergogna fratricida degli anni novanta; quindi ne siamo responsabili).
E qui, provo a dare uno sguardo sulla sua โrecensioneโ del comunismo, ovvero sulla maggior parte del suo testo in cui, non volendo sottovalutare lโintelligenza dei lettori, mi fermerรฒ solo su alcuni punti cruciali. Soprattutto su quelli in cui รจ morto ogni forse e figuriamoci i punti interrogativi. (Dovrei sottolineare il fatto, piรน di una volta anche descritto, che non sono stato membro dellโunico Partito, nรฉ penso che Tito sia stato un santo; tuttavia, ritengo che la Storia non possa essere trattata in termini generali, ma con i metodi scientifici che comprendono la ricerca e il confronto continuo degli scritti).
Zandel ritiene che il comunismo โ messo tutto insieme in un sacco โ sia stato solo e unicamente un mondo di paura. Se fosse ancora vivo Edward Said, avrebbe sicuramente qualcosa da dire su questa affermazione. Comodamente espressa da Zandel, da Said sarebbe vista come la proiezione della paura attuale, sia la nostra che quella sperimentata da tutta lโumanitร ; tutto a causa di una โpiccola cosaโ ovvero una catastrofe nucleare.
Solo chi vive convinto di sapere tutto sui vizi umani, sulle loro โvere originiโ, puรฒ pensare che lโinvidia sia esistita soltanto nel mondo comunista. Idem lโipocrisia.
La violenza esisteva solo laddove governava lโideologia comunista? Non dico nulla perchรฉ tutti sappiamo molto bene โ anche quando stiamo zitti in questo mondo libero (direbbe Ken Loach) โ che la violenza si manifesta in varie forme nel nostro oggi democratico e pure nel contesto del santo libero mercato.
E, a proposito della Milano, nel testo di Zandel idealizzata, per puro caso conosco anche alcuni altri volti della metropoli lombarda, incluse le mense per i poveri. Non poche, purtroppo.
Poi, Zandel sa come e cosa si insegnava nelle scuole dei paesi comunisti? Posso testimoniare solo del caso jugoslavo. In breve: abbiamo comunque studiato e imparato molto di piรน sugli altri di quanto loro abbiano imparato su di noi.
Una seria analisi della prassi comunista in vari e, tra lโaltro, diversi paesi potrebbe essere basata su una semplificazione? Con il metodo Zandel รจ possibile anche se scientificamente insostenibile. Nella seconda parte della โrecensioneโ si รจ fatto un sacco con dentro โvari dittatori, da Enver Hoxha e Stalin e successori, da Tito a Zivkov a Ceausescuโ.
E con lo stesso โmetodoโ, รจ possibile almeno intuire come siamo, dopo il crollo del Muro, arrivati al punto di svolta nella nostra storia in movimento? No, non vorrei sottovalutare i lettori. Non vado oltre.
Infine, colui che scrive recensioni di libri di narrativa che li analizzi restando umile e concentrato su ciรฒ che conosce davvero.
Quindiโฆ
Sutor, neultre crepidam! Ci vuole la traduzione? Eccola: Ciabattino, non [andare] oltre la scarpa!
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