Rus’ di Kyiv: la guerra fra Ucraina e Russia รจ (anche) una questione medievale
Per legittimare i propri piani politici nei confronti dellโUcraina moderna, il presidente russo Vladimir Putin ha piรน volte richiamato la Rusโ di Kyiv, il principato altomedievale degli Slavi orientali sviluppatosi tra IX e XIII secolo. Un approfondimento

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Il battesimo di Volodymyr/Vladimir in un quadro di Viktor Vasnecov - Wikipedia Creative Commons
Il famoso articolo di Putin โSullโunitร storica di russi e ucrainiโ, nel revisionare la relazione millenaria tra le due comunitร , prende inizio proprio dal 988, anno in cui il Gran Principe di Kyiv Volodymyr (in russo, Vladimir) converte il suo popolo pagano al cristianesimo di rito bizantino.
Il battesimo ortodosso di Volodymyr nelle acque del Dnipro, vicino Kherson, era una decisione strategica presa dal sovrano della Rusโ, che per vari motivi scartรฒ lโebraismo e lโislam, avvicinandosi invece a Costantinopoli.
Nella visione di Putin, che รจ poi quella della storiografia russa, fu invece una โscelta civilizzanteโ: essa sancรฌ la creazione di โuno spazio spirituale comuneโ irreversibile, cosรฌ come la stessa traiettoria storica dei tre paesi. I popoli dellโodierna Ucraina, Russia e Bielorussia, si sarebbero divisi, secondo Putin, solo in conseguenza dei propri errori e delle influenze esterne deliberatamente volte a distruggere questa unitร . Sia la Russia (โKyiv cittร madre di tutte le Russieโ) che, ovviamente, lโUcraina, proclamano Kyiv come culla della propria cultura.
La visione di Putin ha ovvie radici nellโepoca imperiale. Le terre dellโUcraina contemporanea non erano mai state soggette al dominio russo, intendendo come predecessore storico dellโImpero il Granducato di Mosca, almeno fino al Trattato di Perejeslav del 1654, con il quale i cosacchi ucraini chiesero protezione allo zar Alessio in funzione anti-polacca.
Lโetnogenesi dei tre popoli slavi orientali era passata attraverso diversi contesti e contaminazioni in seguito alla caduta della Rusโ: i territori russi furono soggetti al giogo tataro dellโOrda dโOro, mentre quelli ucraini e bielorussi vennero gradualmente incorporati nel Granducato di Lituania e poi nella Rzeczpospolita polacco-lituana.
Eppure, durante lโondata di colonizzazione iniziata da Caterina II esse venivano presentate come territorio storico della Russia. Gli stessi etnonimi tradivano la volontร assimilatrice della dinastia Romanov nei confronti di ucraini (definiti malorossiiani, piccoli russi, a nord e novorossiiani, nuovi russi, nellโUcraina meridionale assimilata per ultima nei domini imperiali) e bielorussi (bielarusy, russi bianchi) alla categoria โgeneraleโ di grandi russi.
Giร nel 1547, quando Moscovia divenne uno Zarato, Ivan il Terribile si era proclamato โzar di tutte le Rusโโ. ร da qui che nacque una manipolazione linguistica che contribuรฌ a legittimare la narrazione imperiale. Dopo la caduta della Rusโ di Kyiv, lโarea abitata dalle popolazioni dellโattuale Ucraina centrale veniva comunemente definita come Piccola Rusโ, mentre quelle dellโattuale Bielorussia come Rusโ Bianca. Dal termine Rusโ deriva Rutenia, e ruteni verranno chiamati gli ucraini e bielorussi fino al XIX secolo. In greco Rusโ si leggeva invece Rusia, e il Granducato di Mosca adottรฒ questo termine per reclamare lโereditร sul regno di Kyiv; la delegittimazione successiva delle popolazioni rutene ucraine e bielorusse, come sub-etnie dei grandi russi, ne fu dunque una conseguenza.
La storiografia russa pone un forte accento sul ruolo autoctono slavo, in unโottica panslavista funzionale a โstatalizzareโ il mito di Kyiv come culla identitaria di un unico popolo. Tuttavia, giร la piรน antica fonte sulla Rusโ, la Cronaca degli anni passati scritta dal monaco Nestore di Kyiv intorno al 1116, presenta un quadro di alta frammentazione delle popolazioni slave. Ciรฒ favorรฌ lโinsediamento di tribรน vichinghe, chiamate dai locali Rusโ (โgli uomini che remanoโ), la cui รฉlite dominรฒ i vari principati dellโarea, pur lasciandosi velocemente slavizzare.
I principi Rjurikidi e lโaristocrazia boiarda fecero fiorire il principato e la capitale Kyiv fino alla seconda metร del XI secolo. Dopo la morte di Jaroslav il Saggio, cruente guerre di successione e le minacce delle popolazioni nomade turcofone dellโUcraina meridionale portarono a unโepoca di instabilitร .
Prima del crollo ufficiale della Rusโ nel 1240 โ quando Kyiv fu saccheggiata dai mongoli โ altri principati aumentarono la propria autonomia e rivendicarono i privilegi di Kyiv. Oltre al principato di Novgorod, si sviluppรฒ quello di Vladimir-Sundzal intorno allโodierna Mosca, questโultima nominata per la prima volta solamente nel 1147. In quegli anni, il principe di Vladimir Andrej Bogoljubskij sfruttรฒ la debolezza di Kyiv per invertire il rapporto tra centro e periferia. Gradualmente la dinastia Rjurikide si spostรฒ nellโarea della Russia centrale, e nel 1299 la sede della metropolia si spostรฒ da Kyiv a Vladimir, mentre dal 1325 il centro del potere ortodosso divenne Mosca โ qui la religione diventรฒ presto uno strumento di soft power a disposizione dei sovrani russi.
Allo stesso tempo, lโapertura di due Metropolie, una in Ucraina e una in Bielorussia, segnรฒ una rivalitร politica fra ruteni e moscoviti per la supremazia ortodossa della Rusโ durante il XIX secolo, con il patriarcato di Costantinopoli che sostenne i secondi al fine di non decentralizzare lโautoritร religiosa. Al crollo della stessa Costantinopoli nel 1453, fu perรฒ Mosca ad averla vinta, autoproclamandosi Terza Roma.
Secondo la slavista Jane Burbank, in unโintervista a Le Monde, il periodo successivo alla caduta della Rusโ รจ caratterizzato dalla continuazione della linea dinastica a Mosca fino al Seicento, mentre il territorio dei principati di Kyiv e Galizia rimase legato allโovest, sotto una dominazione lituana piรน benevola rispetto allโautoritarismo sviluppatosi in Russia.
Il dibattito intorno allโereditร storica della Rusโ si intensificรฒ durante lโOttocento, secolo della rinascita delle grandi narrazioni nazionali. Dove la storiografia imperiale russa sottolineava lโunitร , quando non la subalternitร del popolo ucraino piccolo russo a quello grande russo, il pater historiae ucraino Mikhaylo Hrushevskij sostenne che lโerede della Rusโ di Kyiv era il principato di Galizia e non quello di Vladimir, focalizzandosi sulla continuitร delle popolazioni piuttosto che della dinastia Rjurikide.
Nella storiografia ucraina populista, di cui Hrushevskij era maggior esponente e fonte canonizzata in quella moderna post-sovietica, forte enfasi si pone sulla circostanza per cui, mentre Kyiv era una delle piรน grandi cittร europee, Mosca non era nemmeno nata e fu fino a metร del XIII secolo un insignificante villaggio, nelle cui foreste si formarono, i russi, un popolo dunque separato dagli ucraini e unione di popolazioni slave e ugro-finniche.
Questa narrazione permise di dare nuovo fermento al sentimento nazionale ucraino, fiorente nellโImpero austriaco e represso in quello russo, diventando uno dei miti fondativi della statualitร ucraina. Si trattava di invertire il complesso di inferioritร degli ucraini assimilati dallโImpero zarista; nel proclamare lโereditร di Kyiv, gli ucraini potevano ora vantarsi di una cultura piรน antica di quella russa.
Durante la prima breve esperienza di indipendenza dellโUcraina nel 1918, il tridente simbolo di Volodymyr il Grande divenne lo stemma ufficiale adottato ancora oggi dagli ucraini, il tryzub. Dopo lโindipendenza del 1991, la valuta ucraina venne chiamata hryvnia, dal nome della moneta della Rusโ, e sulle banconote venivano raffigurati i principali knyazโ del principato.
La linea storiografica di Hrushevskij venne cancellata durante lโepoca sovietica, e ripresa dopo lโindipendenza: giร prima del 2014, le lezioni di storia nelle scuole ucraine e russe riguardo la Rusโ partivano da presupposti, e giungevano a conclusioni, nettamente diverse, ugualmente strumentalizzate dalla politica.
Secondo lo storico ucraino Mykola Ryabchuk, lโereditร russa del principato di Kyiv รจ uno dei miti storici piรน acriticamente accettati โ nelle accademie, nei mass media e nel discorso comune โ come veritร indiscussa per secoli: internamente, ha influenzato lโidentitร ucraina, internazionalmente, la percezione occidentale dei rapporti fra i due paesi. Combatterlo รจ dunque una questione esistenziale per lโidentitร ucraina, ma i rischi di rimanere intrappolati in una trappola medievistica sono dietro lโangolo.
Le dispute politiche intorno a questioni medievali o addirittura precedenti non sono una novitร introdotta dalle relazioni russo-ucraine. Soprattutto nei Balcani, si pensi al Kosovo e alla Macedonia, la lotta per lโereditร storica di culture e stati antichi รจ ancora oggi centro del dibattito fra etnie diverse. Quasi sempre, da un lato vi รจ una narrazione dominante, e dallโaltro unโidentitร fragile in cerca disperata di una prova della propria legittimitร in un determinato periodo storico.
Le dichiarazioni ufficiali dei vari presidenti ucraini e dello stesso Zelensky, di Putin, e in misura minore di Lukashenko, diventano sempre piรน inconciliabili il 28 luglio di ogni anno, giorno delle celebrazioni ufficiali del battesimo della Rusโ. Allo stesso modo le storiografie ucraina e russa sembravano non parlarsi a vicenda, e molto difficilmente inizieranno a farlo da qui a breve. Mentre lโinvasione russa in Ucraina continua senza soluzione a breve termine, le memorie storiche di entrambi i paesi fanno fatica a conciliarsi persino sul Medioevo.







