Rus’ di Kyiv: la guerra fra Ucraina e Russia รจ (anche) una questione medievale

Per legittimare i propri piani politici nei confronti dellโ€™Ucraina moderna, il presidente russo Vladimir Putin ha piรน volte richiamato la Rusโ€™ di Kyiv, il principato altomedievale degli Slavi orientali sviluppatosi tra IX e XIII secolo. Un approfondimento

24/02/2023, Andriy Brashchayko

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Il battesimo di Volodymyr/Vladimir in un quadro di Viktor Vasnecov - Wikipedia Creative Commons

Il famoso articolo di Putin โ€œSullโ€™unitร  storica di russi e ucrainiโ€, nel revisionare la relazione millenaria tra le due comunitร , prende inizio proprio dal 988, anno in cui il Gran Principe di Kyiv Volodymyr (in russo, Vladimir) converte il suo popolo pagano al cristianesimo di rito bizantino.

Il battesimo ortodosso di Volodymyr nelle acque del Dnipro, vicino Kherson, era una decisione strategica presa dal sovrano della Rusโ€™, che per vari motivi scartรฒ lโ€™ebraismo e lโ€™islam, avvicinandosi invece a Costantinopoli.

Nella visione di Putin, che รจ poi quella della storiografia russa, fu invece una โ€œscelta civilizzanteโ€: essa sancรฌ la creazione di โ€œuno spazio spirituale comuneโ€ irreversibile, cosรฌ come la stessa traiettoria storica dei tre paesi. I popoli dellโ€™odierna Ucraina, Russia e Bielorussia, si sarebbero divisi, secondo Putin, solo in conseguenza dei propri errori e delle influenze esterne deliberatamente volte a distruggere questa unitร . Sia la Russia (โ€œKyiv cittร  madre di tutte le Russieโ€) che, ovviamente, lโ€™Ucraina, proclamano Kyiv come culla della propria cultura.

La visione di Putin ha ovvie radici nellโ€™epoca imperiale. Le terre dellโ€™Ucraina contemporanea non erano mai state soggette al dominio russo, intendendo come predecessore storico dellโ€™Impero il Granducato di Mosca, almeno fino al Trattato di Perejeslav del 1654, con il quale i cosacchi ucraini chiesero protezione allo zar Alessio in funzione anti-polacca.

Lโ€™etnogenesi dei tre popoli slavi orientali era passata attraverso diversi contesti e contaminazioni in seguito alla caduta della Rusโ€™: i territori russi furono soggetti al giogo tataro dellโ€™Orda dโ€™Oro, mentre quelli ucraini e bielorussi vennero gradualmente incorporati nel Granducato di Lituania e poi nella Rzeczpospolita polacco-lituana.

Eppure, durante lโ€™ondata di colonizzazione iniziata da Caterina II esse venivano presentate come territorio storico della Russia. Gli stessi etnonimi tradivano la volontร  assimilatrice della dinastia Romanov nei confronti di ucraini (definiti malorossiiani, piccoli russi, a nord e novorossiiani, nuovi russi, nellโ€™Ucraina meridionale assimilata per ultima nei domini imperiali) e bielorussi (bielarusy, russi bianchi) alla categoria โ€œgeneraleโ€ di grandi russi.

Giร  nel 1547, quando Moscovia divenne uno Zarato, Ivan il Terribile si era proclamato โ€œzar di tutte le Rusโ€™โ€. รˆ da qui che nacque una manipolazione linguistica che contribuรฌ a legittimare la narrazione imperiale. Dopo la caduta della Rusโ€™ di Kyiv, lโ€™area abitata dalle popolazioni dellโ€™attuale Ucraina centrale veniva comunemente definita come Piccola Rusโ€™, mentre quelle dellโ€™attuale Bielorussia come Rusโ€™ Bianca. Dal termine Rusโ€™ deriva Rutenia, e ruteni verranno chiamati gli ucraini e bielorussi fino al XIX secolo. In greco Rusโ€™ si leggeva invece Rusia, e il Granducato di Mosca adottรฒ questo termine per reclamare lโ€™ereditร  sul regno di Kyiv; la delegittimazione successiva delle popolazioni rutene ucraine e bielorusse, come sub-etnie dei grandi russi, ne fu dunque una conseguenza.

La storiografia russa pone un forte accento sul ruolo autoctono slavo, in unโ€™ottica panslavista funzionale a โ€œstatalizzareโ€ il mito di Kyiv come culla identitaria di un unico popolo. Tuttavia, giร  la piรน antica fonte sulla Rusโ€™, la Cronaca degli anni passati scritta dal monaco Nestore di Kyiv intorno al 1116, presenta un quadro di alta frammentazione delle popolazioni slave. Ciรฒ favorรฌ lโ€™insediamento di tribรน vichinghe, chiamate dai locali Rusโ€™ (โ€œgli uomini che remanoโ€), la cui รฉlite dominรฒ i vari principati dellโ€™area, pur lasciandosi velocemente slavizzare.

I principi Rjurikidi e lโ€™aristocrazia boiarda fecero fiorire il principato e la capitale Kyiv fino alla seconda metร  del XI secolo. Dopo la morte di Jaroslav il Saggio, cruente guerre di successione e le minacce delle popolazioni nomade turcofone dellโ€™Ucraina meridionale portarono a unโ€™epoca di instabilitร .

Prima del crollo ufficiale della Rusโ€™ nel 1240 โ€“ quando Kyiv fu saccheggiata dai mongoli โ€“ altri principati aumentarono la propria autonomia e rivendicarono i privilegi di Kyiv. Oltre al principato di Novgorod, si sviluppรฒ quello di Vladimir-Sundzal intorno allโ€™odierna Mosca, questโ€™ultima nominata per la prima volta solamente nel 1147. In quegli anni, il principe di Vladimir Andrej Bogoljubskij sfruttรฒ la debolezza di Kyiv per invertire il rapporto tra centro e periferia. Gradualmente la dinastia Rjurikide si spostรฒ nellโ€™area della Russia centrale, e nel 1299 la sede della metropolia si spostรฒ da Kyiv a Vladimir, mentre dal 1325 il centro del potere ortodosso divenne Mosca โ€“ qui la religione diventรฒ presto uno strumento di soft power a disposizione dei sovrani russi.

Allo stesso tempo, lโ€™apertura di due Metropolie, una in Ucraina e una in Bielorussia, segnรฒ una rivalitร  politica fra ruteni e moscoviti per la supremazia ortodossa della Rusโ€™ durante il XIX secolo, con il patriarcato di Costantinopoli che sostenne i secondi al fine di non decentralizzare lโ€™autoritร  religiosa. Al crollo della stessa Costantinopoli nel 1453, fu perรฒ Mosca ad averla vinta, autoproclamandosi Terza Roma.

Secondo la slavista Jane Burbank, in unโ€™intervista a Le Monde, il periodo successivo alla caduta della Rusโ€™ รจ caratterizzato dalla continuazione della linea dinastica a Mosca fino al Seicento, mentre il territorio dei principati di Kyiv e Galizia rimase legato allโ€™ovest, sotto una dominazione lituana piรน benevola rispetto allโ€™autoritarismo sviluppatosi in Russia.

Il dibattito intorno allโ€™ereditร  storica della Rusโ€™ si intensificรฒ durante lโ€™Ottocento, secolo della rinascita delle grandi narrazioni nazionali. Dove la storiografia imperiale russa sottolineava lโ€™unitร , quando non la subalternitร  del popolo ucraino piccolo russo a quello grande russo, il pater historiae ucraino Mikhaylo Hrushevskij sostenne che lโ€™erede della Rusโ€™ di Kyiv era il principato di Galizia e non quello di Vladimir, focalizzandosi sulla continuitร  delle popolazioni piuttosto che della dinastia Rjurikide.

Nella storiografia ucraina populista, di cui Hrushevskij era maggior esponente e fonte canonizzata in quella moderna post-sovietica, forte enfasi si pone sulla circostanza per cui, mentre Kyiv era una delle piรน grandi cittร  europee, Mosca non era nemmeno nata e fu fino a metร  del XIII secolo un insignificante villaggio, nelle cui foreste si formarono, i russi, un popolo dunque separato dagli ucraini e unione di popolazioni slave e ugro-finniche.

Questa narrazione permise di dare nuovo fermento al sentimento nazionale ucraino, fiorente nellโ€™Impero austriaco e represso in quello russo, diventando uno dei miti fondativi della statualitร  ucraina. Si trattava di invertire il complesso di inferioritร  degli ucraini assimilati dallโ€™Impero zarista; nel proclamare lโ€™ereditร  di Kyiv, gli ucraini potevano ora vantarsi di una cultura piรน antica di quella russa.

Durante la prima breve esperienza di indipendenza dellโ€™Ucraina nel 1918, il tridente simbolo di Volodymyr il Grande divenne lo stemma ufficiale adottato ancora oggi dagli ucraini, il tryzub. Dopo lโ€™indipendenza del 1991, la valuta ucraina venne chiamata hryvnia, dal nome della moneta della Rusโ€™, e sulle banconote venivano raffigurati i principali knyazโ€™ del principato.

La linea storiografica di Hrushevskij venne cancellata durante lโ€™epoca sovietica, e ripresa dopo lโ€™indipendenza: giร  prima del 2014, le lezioni di storia nelle scuole ucraine e russe riguardo la Rusโ€™ partivano da presupposti, e giungevano a conclusioni, nettamente diverse, ugualmente strumentalizzate dalla politica.

Secondo lo storico ucraino Mykola Ryabchuk, lโ€™ereditร  russa del principato di Kyiv รจ uno dei miti storici piรน acriticamente accettati โ€“ nelle accademie, nei mass media e nel discorso comune โ€“ come veritร  indiscussa per secoli: internamente, ha influenzato lโ€™identitร  ucraina, internazionalmente, la percezione occidentale dei rapporti fra i due paesi. Combatterlo รจ dunque una questione esistenziale per lโ€™identitร  ucraina, ma i rischi di rimanere intrappolati in una trappola medievistica sono dietro lโ€™angolo.

Le dispute politiche intorno a questioni medievali o addirittura precedenti non sono una novitร  introdotta dalle relazioni russo-ucraine. Soprattutto nei Balcani, si pensi al Kosovo e alla Macedonia, la lotta per lโ€™ereditร  storica di culture e stati antichi รจ ancora oggi centro del dibattito fra etnie diverse. Quasi sempre, da un lato vi รจ una narrazione dominante, e dallโ€™altro unโ€™identitร  fragile in cerca disperata di una prova della propria legittimitร  in un determinato periodo storico.

Le dichiarazioni ufficiali dei vari presidenti ucraini e dello stesso Zelensky, di Putin, e in misura minore di Lukashenko, diventano sempre piรน inconciliabili il 28 luglio di ogni anno, giorno delle celebrazioni ufficiali del battesimo della Rusโ€™. Allo stesso modo le storiografie ucraina e russa sembravano non parlarsi a vicenda, e molto difficilmente inizieranno a farlo da qui a breve. Mentre lโ€™invasione russa in Ucraina continua senza soluzione a breve termine, le memorie storiche di entrambi i paesi fanno fatica a conciliarsi persino sul Medioevo.

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