Rotta balcanica: รจ business
Decine di autobus privati attendono i profughi al confine tra Grecia e Macedonia, per far loro attraversare il paese, sino in Serbia. Quarta puntata del nostro viaggio lungo la rotta balcanica
La traversata della Macedonia svela uno degli aspetti piรน desolanti della โrotta dei Balcaniโ. Mentre migliaia di rifugiati attraversano dei paesi sconosciuti, inseguendo una destinazione di cui spesso hanno solo una vaga idea e fuggendo uno scenario che invece conoscono fin troppo bene, lungo il loro cammino si sviluppa un vero e proprio business della migrazione. Lโattivitร economica comincia allโuscita del campo di Gevgelija, dove rombanti se ne stanno parcheggiate in attesa decine di autobus. Per chi ha ricevuto il nuovo lasciapassare del governo macedone (che da questโestate concede ai richiedenti asilo lโutilizzo dei trasporti pubblici per 72 ore), il costo del biglietto per la frontiera serba รจ di 20 euro.
โIn totale ci sono una quarantina di autobus di 16โ17 compagnie diverseโ, mi spiega Traiฤe, mentre controlla il numero di passeggeri saliti sul mezzo dellโazienda per cui lavora. โOgni veicolo trasporta circa 50 persone – prosegue – e farร due o tre volte il viaggio fino a Tabanovceโ, lโultimo villaggio macedone a nord. In un giorno, questa tratta di appena 200 chilometri produce dunque un fatturato di almeno 80.000 euro.
Prima di partire, inoltre, cโรจ anche il tempo per un ultimo acquisto. Sullโautobus salgono i venditori ambulanti che fino a poco prima se ne stavano nella zona di transito tra Grecia e Macedonia. Le tariffe nel frattempo sono salite e le banane ora si vendono ad un euro al paio. โCaro? Devo ben guadagnare qualcosa anchโio che passo tutta la giornata sotto il sole!โ, risponde arrabbiata una signora macedone sulla quarantina, le mani cariche di frutta. Quando scende, lโautista mette in moto e ingrana la prima. Subito, il suo collega, seduto a fianco, comincia a raccontare il suo punto di vista.
โร da un mese che cโรจ tanta gente, ma da tre giorni รจ la folliaโ, dice scuotendo la testa. Ha fatto il turno di notte e ora sta tornando a Kumanovo per dormire, ma รจ comunque in vena di chiacchierare. Dal portafogli, prende una fototessera sul cui retro รจ scritto a penna un indirizzo email. ร un bambino siriano, spiega, di appena un anno: โSi chiama Is, o qualcosa del genereโ. Qualche giorno fa, ha portato la sua famiglia alla frontiera serba e i genitori gli hanno lasciato questo souvenir. Lui guarda lโimmagine e sorride, poi la rimette al sicuro nel suo taccuino.
Alaa che ha seguito la scena, mostra a sua volta la sua foto da bambino salvata sul telefonino. Questo 28enne di Damasco ha lasciato a casa un fratello e una sorella piรน piccola, oltre a mamma e papร . โLa nostra abitazione รจ crollata per metร โ, racconta. ร diretto in Germania o forse in Norvegia. Ma per il momento, scendiamo assieme al confine serbo-macedone, a qualche passo dai binari della ferrovia che bisognerร attraversare prima di camminare tra le colline per i prossimi quaranta minuti. โร sempre dritto, non potete sbagliarviโ, dice, in macedone, lโautista. E tutti fanno un cenno col capo ringraziandolo. Lui risale e riparte per Gevgelija dove un nuovo gruppo aspetta di essere portato verso nord.











