Oluja 27 anni dopo, le voci e i silenzi di chi รจ tornato

A 27 anni dalla famigerata operazione militare Oluja (Tempesta) sono pochi i cittadini e le cittadine di nazionalitร  serba che hanno fatto ritorno nei luoghi dai quali sono stati cacciati in massa nel 1995. In questo reportage alcuni di loro raccontano di come si vive oggi

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Un villaggio nella regione della Lika, Croazia - @ xbrchx/Shutterstock

(Pubblicato originariamente da Novosti il 3 agosto 2022)

Il 28 aprile 1998, dopo quasi tre anni trascorsi in Serbia, dove si era rifugiata, Stevanija Dobrijeviฤ‡, allโ€™epoca cinquantasettenne, fece ritorno alla sua casa a Varivode. La trovรฒ vuota, i muri interni demoliti, le cornici delle finestre mancanti. Quella notta di primavera, il marito di Stevanija, ล piro โ€“ che dopo il 5 agosto del 1995 e lโ€™operazione Oluja aveva deciso di rimanere nel villaggio, subendo anche maltrattamenti da parte di alcuni membri delle forze croate, per poi raggiungere la moglie, continuando perรฒ a ritornare di tanto in tanto nella sua terra natia, preparando cosรฌ il terreno per il ritorno definitivo โ€“ si stese su due tavole di legno, appoggiate direttamente sul pavimento in cemento. Stevanija invece si distese su un divano quasi completamente rovinato che quel giorno avevano recuperato da qualche parte. Si coprirono con due vecchie coperte che la sorella di Stevanija โ€“ anche lei recentemente ritornata a Varivode โ€“ aveva loro prestato. Riuscire ad addormentarsi sembrava perรฒ unโ€™impresa impossibile, sia per la commozione di essere tornati a casa sia per il timore dellโ€™incertezza. Stevanija ascoltava nel buio, trattenendo piรน volte il respiro. Cosโ€™era quel suono che proveniva da lontano, il fischio dellโ€™assiolo o qualcosโ€™altro? Nessuno lo sapeva dire con certezza. La mattina successiva Stevanija andรฒ a prendere lโ€™acqua dal pozzo, mentre suo marito dovette pagare, per la seconda volta, lโ€™allaccio elettrico della casa.

Dopo qualche tempo venne a trovarli il figlio. Nella scuola del villaggio, che prima della guerra contava circa trecento studenti, il figlio di Stevanija e ล piro, allโ€™epoca trentenne, trovรฒ una lavagna e la portรฒ a casa, utilizzandola come letto. Una notte udirono un rimbombo cupo che proveniva da dietro la credenza: il boato diventava sempre piรน forte, era come se qualcuno lร  nel buio lottasse per la propria vita. Il figlio, trascinandosi sul pavimento, si avvicinรฒ alla madre sussurrando: โ€œQualcuno รจ entrato in casa. Abbiamo qualcosa con cui difenderci?โ€.

Ben presto scoprirono che a produrre quel suono era una grande falena che, disturbata dalla presenza umana, aprรฌ le ali spiccando il volo, evidentemente presa dal panico. Anche quel giovane uomo, che poco prima strisciava sul pavimento, traumatizzato da una guerra in cui non volle schierarsi con nessuno e, di conseguenza, divenne bersaglio di minacce, provava un senso di sollievo solo quando se ne andava dal villaggio e dalla Croazia.

โ€œรˆ come se avessi saltato una fase della mia vita, come se il tempo mi avesse inghiottita, trasportandomi direttamente nella vecchiaia. Nemmeno io riesco a credere di avere cosรฌ tanti anniโ€œ, ci raconta Stevanija Dobrijeviฤ‡, ormai ottantunenne, mentre stiamo seduti di fronte alla sua casa.

Volendo completare la storia di questa donna โ€“ che tornรฒ a vivere a Varivode con la prima ondata di ritornanti nei villaggi situati nel territorio del comune di Kistanje โ€“ potremmo aggiungere qualche altro dettaglio: ad esempio, per ricostruire la loro casa โ€“ che avevano finito di costruire poco prima dello scoppio della guerra, arredandola con mobili nuovi โ€“ Stevanija e suo marito ottennero dallo stato croato solo 15mila kune (circa duemila euro), e quindi il loro figlio, che oggi lavora in un cantiere navale in Italia, dovette richiedere un mutuo โ€“ che sta ancora ripagando โ€“ per aiutarli a portare a termine la ricostruzione. Vi รจ poi un altro aspetto, che caratterizza ancora la vita di Stevanija, quello legato alla paura. Forse nel suo caso si tratta di una paura irrazionale, sta di fatto perรฒ che la paura, insieme alla povertร , ha contrassegnato i primi anni della sua vita da ritornante.

โ€œPaura delle persone, persone di ogni genere. Per non parlare del Sabor [parlamento croato] e dei discorsi che vi si possono sentire…โ€œ, spiega Stevanija, lasciandoci indovinare il resto.

Stevanija vive in unโ€™area quasi disabitata. Anche questโ€™estate รจ venuta a trovarla sua sorella Nada, di due anni piรน giovane, che dagli anni Settanta vive a Belgrado. Chiediamo a Nada di dirci qual รจ la prima cosa a cui pensa quando sente pronunciare la parola Oluja.

โ€œOluja suscita ancora in me un sentimento di orrore. Allโ€™epoca io ero in Serbia, mentre la mia intera famiglia era qui e quanto accadeva in quel periodo suscitava in me un orrore cosรฌ profondo che pensai che sarebbe stato meglio morire che vivere unโ€™esperienza simile. La nostra sorella maggiore, che viveva nel villaggio di Graovci, dopo alcuni giorni trascorsi a bordo di un trattore, non riusciva piรน ad alzarsi e stare in piediโ€œ, spiega Nada. A questo punto Stevanija la interrompe dicendo: โ€œNada, queste cose non hanno piรน alcuna importanza, ciรฒ che conta รจ come si vive oggiโ€œ.

Stevanija sopravvive con 1100 kune al mese (circa 160 euro, ndr), a tanto ammonta la pensione di suo marito. Ormai sono trascorsi cinque anni dalla morte del marito di Stevanija. Da sempre dediti alla pastorizia, i coniugi Dobrijeviฤ‡, una volta ritornati nella loro terra, per piรน di dieci anni hanno allevato pecore e agnelli. Oggi non ci sono piรน nรฉ pecore nรฉ agnelli. Si vive in solitudine. A Varivode si vedono, forse meglio che in qualsiasi altro luogo, le conseguenze dellโ€™esodo della popolazione locale: lโ€™ululare dei lupi sembra avvicinarsi sempre di piรน, le volpi cominciano ad addentrarsi nei cortili, i cinghiali scavano nelle immediate vicinanze delle case.

โ€œSe almeno venisse qualcuno a fare visita agli anziani che vivono qui. Una donna รจ giaciuta morta nella sua casa da diciotto giorni [prima che il corpo venisse scoperto]โ€œ, racconta Stevanija.

Anche sua sorella fa appello allโ€™amministrazione comunale e ad altre istituzioni affinchรฉ si prendano cura delle persone anziane e fragili, ma anche di chi รจ rimasto solo e fa fatica a sopravvivere nella propria terra.

โ€œLo diciamo perchรฉ conosciamo alcune persone che sono andate a vivere in altri paesi, come Svezia e Svizzera, e sappiamo quanta assistenza ricevono in quei paesiโ€œ, conclude Nada.

Anche nel villaggio di Smrdelje vi รจ un uomo, di alta statura, che vive una condizione di solitudine tangibile. Si chiama Boลกko, ha 66 anni ed รจ assai taciturno. Questo รจ in sintesi tutto quello che sappiamo su di lui. Le sue piccole labbra tremano leggermente, nascondendo le parole che non verranno mai pronunciate. Il nostro interlocutore non รจ abituato alla presenza umana, lo ammette lui stesso affermando di aver ormai dimenticato โ€“ soprattutto da quando รจ morta sua moglie โ€“ cosa significhi stare in compagnia e dialogare. Con un ascetismo che emana dal suo volto e da tutta la sua figura, il suo sguardo continua a vagare spingendosi lontano dietro alla recinzione del cortile, lungo i campi, tanto che persino le cicale, evidentemente le uniche a rallegrarsi della calura, sembrano diventare piรน rumorose dei pensieri di Boลกko: essendosene probabilmente accorto, Boลกko volge la testa per sentire meglio il canto delle cicale, poi ci rivolge uno sguardo veloce e, con voce tenue, ci spiega che sopravvive grazie ad una modesta pensione che si รจ guadagnato lavorando nel settore edile in Serbia โ€“ รจ proprio per questo motivo che aveva rimandato per cosรฌ tanto tempo il ritorno nella sua terra โ€“ e aggiunge di avere anche qualche olivo.

Fu solo nel 2013 che Boลกko fece ritorno al suo villaggio. Gli chiediamo cosโ€™รจ cambiato da allora e quali sono i principali problemi con cui deve fare i conti. โ€œNulla di particolare, a parte il fatto che la vita รจ diventata piรน caraโ€, risponde Boลกko, ripetendo ancora una volta la stessa frase. Aggiunge anche che il villaggio di Smrdelje conta unโ€™ottantina di residenti fissi, per poi sprofondare nuovamente nel silenzio.

Immaginiamo quellโ€™uomo in una situazione completamente diversa: un grande tavolo nel cortile di casa, i bambini giocano attorno al tavolo, mentre gli adulti mangiano prosciutto e brindano col vino. Un cane a pelo corto si lecca le labbra ad ogni stridio della forchetta. Le immagini dโ€™infanzia spazzano via la solitudine di Boลกko, insinuatasi nel suo animo come la chiave nel buco della serratura.

โ€œEh sรฌโ€œ, dice improvvisamente Boลกko, interrompendo il silenzio. Poi ci guarda con i suoi piccoli occhi scuri, mette una mano sulla fronte โ€“ un gesto di imbarazzo o disperazione, ci chiediamo โ€“ e poi dice con una voce appena udibile: โ€œLa solitudine รจ cosรฌโ€œ.

Smettiamo di parlare, tornando nuovamente a tessere la storia intrecciando silenzio e calura. Torniamo di nuovo allโ€™infanzia, Boลกko รจ uno dei tanti bambini del villaggio i cui genitori, durante il periodo socialista, decidono di andare a lavorare allโ€™estero. E mentre alcuni se ne vanno, altri tornano a casa dopo aver portato le greggi al pascolo. Si sentono le voci delle donne che avvertono che a breve il pranzo sarร  pronto. Ma Boลกko non ha fretta, ormai da qualche tempo sta osservando di nascosto una ragazza della sua etร , ovviamente frequentano la stessa scuola. Le immagini si moltiplicano, diventano sempre piรน chiare, per poi dissolversi come una bolla quando Boลกko ci dice: โ€œHo alcune cose da sbrigareโ€œ: si alza frettolosamente e ci tende la mano.

Il ritorno. Dove cercarlo? Lโ€™interno villaggio di ฤevrske si รจ accalcato nellโ€™unico bar del posto, situato sulla strada principale, dove, dopo la guerra quasi tutte le case vennero date alle fiamme. Anche noi entriamo nel bar, ascoltiamo le conversazioni, osserviamo i volti, alcuni dai tratti duri, altri invece raffinati. Tra i presenti ci sono anche alcuni gastarbeiter, diciamo che i loro volti sono un poโ€™ piรน cosmopoliti. Ormai da tempo vivono in Canada, Australia o Svizzera, oppure cercano di sopravvivere, grazie alla loro proverbiale scaltrezza, in Germania.

Il signor S, originario di ฤevrske, ormai da venticinque anni vive a Toronto. Il Canada gode di un alto standard di vita, racconta il signor S. e gli altri ascoltano, anche se probabilmente hanno giร  sentito quella storia: il paese รจ ricco di tutte le risorse immaginabili, sottolinea il signor S., e i canadesi sono grandi produttori di grano: il cibo โ€“ ci tiene a precisare โ€“ รจ ottimo, a differenza di quello americano. Ma, a ben guardare, i nostri pomodorini e lโ€™olio di oliva sono piรน dolci, afferma S. e tutti i presenti concordano. E per quanto riguarda gli ex cittadini della ex Jugoslavia, a Toronto ce ne sono quasi trentamila, compresi molti serbi della Dalmazia che non torneranno mai nella loro terra natia. Possono solo, come il signor S, tornare per un mese, durante lโ€™estate, e poi, appena si acclimatano, devono ripartire.

Stavamo seduti in quel bar proprio il giorno in cui il cantante Arsen Dediฤ‡ avrebbe compiuto 84 anni. Speriamo che la sua celebre canzone โ€œLโ€™ultimo tango a ฤevrske โ€œ โ€“ in cui, con un linguaggio scarno, quasi popolare, ma al contempo ingegnosamente scherzoso, decanta i villaggi dellโ€™entroterra di ล ibenik (Sebenico), salvandoli cosรฌ dallโ€™oblio โ€“ ci possa essere di aiuto quando decidiamo di avventurarci alla scoperta della via ฤevrske โ€“ che pur avendo molti numeri civici, ma sempre meno abitanti โ€“ preserva ancora qualche briciola di quel semplice fascino meditterraneo, al contempo aspro e soave, come il profumo della lavanda, qualcosa di quellโ€™atmosfera caratteristica della musica di Arsen preannunciando un tango, anche se a ฤevrske al tango di Arsen si sono succeduti altri balli.

โ€œรˆ una lama a doppio taglio, ne abbiamo discusso piรน di una volta. Cosa intendeva dire con quella canzone? Qui per un certo tempo cโ€™era un disco bar, piuttosto famoso, vi si sono esibiti tutti i muscisti famosi dellโ€™ex Jugoslavia. Si chiamava โ€˜Disko 9โ€™. O forse il motivo che lo spinse a comporre quella canzone fu il 5 agosto e โ€˜Olujaโ€™โ€, si chiede Rajko Mandiฤ‡, consigliere del consiglio comunale di Kistanje, ormai al suo secondo mandato.

Mandiฤ‡ รจ uno degli abitanti piรน noti di ฤevrske ed รจ uno degli organizzatori della ventesima edizione di una manifestazione denominata โ€œIncontri di Ilindanโ€œ, che era in corso proprio durante il nostro soggiorno a ฤevrske e alla quale regolarmente partecipano anche gli abitanti di altri villaggi della zona.

Cosรฌ si vive a ฤevrske che conta poco piรน di duecento residente fissi, mentre durante il periodo estivo la popolazione del villaggio si triplica. Le persone entrano ed escono da un piccolo negozio, lโ€™unico del villaggio, nel pressi del quale si trova anche Inox, lโ€™unica azienda ancora attiva che โ€“ come ci hanno spiegato gli abitanti โ€“ impiega una decina di persone, tutti residenti nel villaggio. A ฤevrske non cโ€™รจ piรน alcun ambulatorio, un tempo ve nโ€™era uno ed era aperto solo di giovedรฌ, ma ad un certo punto il medico si รจ licenziato, presumibilmente a causa delle condizioni di lavoro inadeguate. Chi deve recarsi dal medico รจ costretto ad andare a Kistanje, a 12 chilometri di distanza da ฤevrske, quindi deve avere sufficiente denaro per pagarsi il viaggio, e i tassisti per quella tratta a volte chiedono anche 100 kune. รˆ uno dei principali problemi con cui deve fare i conti la popolazione locale, come conferma anche il consigliere Mandiฤ‡, ritornato a ฤevrske nel 2000.

โ€œAllโ€™epoca le relazioni tra diversi popoli non erano ai massimi livelli, mettiamola cosรฌ. Oggi la situazione รจ diametralmente opposta: partecipiamo insieme ai vari tornei, come quello attualmente in corso. Ad esempio, รจ stata la squadra di Muลกkovac, nei pressi di Obrovac, a vincere la gara di bocce. Pian piano le persone si sono avvicinate, stringendo anche amicizie. Mi riferisco ovviamente alle persone normali, che capiscono quello che รจ accaduto durante la guerraโ€œ, spiega Mandiฤ‡.

Prima di ritornare a ฤevrske, Mandiฤ‡ aveva trascorso cinque anni a Belgrado. Lโ€™ondata piรน massiccia di ritornanti nel comune di Kistanje ebbe luogo tra il 2003 e il 2007. A quel tempo a ฤevrske cโ€™erano tre bar. Successivamente i ritorni si sono arenati, soprattutto dopo la crisi finanziaria globale del 2008 e gli abitanti della zona hanno continuato ad emigrare in Svizzera, Germania, Australia. In pochi hanno deciso di rimanere.

โ€œVivevo a Kistanje, ho lavorato per dieci anni come addetto alla manutenzione di un impianto di imbottigliamento di acqua naturale. Poi il progetto รจ fallito, mi devono dare ancora circa centomila kune. Eravamo finiti anche in tribunale, ma poi la mafia delle aste ha venduto lโ€™azienda, evitando cosรฌ di restituire i debiti ai creditori. Direi che quei dieci anni hanno segnato il mio futuro quiโ€œ, racconta Rajko Mandiฤ‡.

Nel frattempo Rajko si รจ completamente dedicato alla coltivazione dellโ€™olivo, possiede un uliveto di 150 alberi e un piccolo terreno dove coltiva la vite, lungo la strada che porta verso Bribirske Mostine.

โ€œChi sostiene che non si possa vivere dallโ€™agricoltura, รจ semplicemente pigro. Chi ha 150 alberi di olivo riesce a produrre fino ai 250 litri di olio. Considerano che un litro costa 100 kune, facendo due conti, non vi รจ dubbio che ne vale la penaโ€œ, afferma Mandiฤ‡.

Lungo la strada passano le automobili dei ritornanti โ€œtemporaneiโ€œ: i veicoli con targhe estere attraversano lentamente il centro di ฤevrske, riflettendosi nelle vetrine dei negozi abbandonati. A poca distanza di ฤevrske, nei campi dellโ€™area di Kistanje, la natura sembra essersi addormentata. Si scorgono solo le vespe in cerca dellโ€™acqua, un enorme ragno diventato preda di un calabrone che lo sta trascinando sottoterra, mentre unโ€™invasione di locuste, di cui si รจ ultimamente molto parlato nellโ€™entroterra dalmata โ€“ eh quella delle locuste รจ una storia a sรฉ โ€“ ha distrutto i campi di cipolle nel comune di Kistanje.

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