Nessun’altra casa, a Srebrenica

Immagine del tour di Nessun’altra casa – Del Vecchio editore
Immagine del tour di Nessun'altra casa - Del Vecchio editore
Il libro “Nessun’altra casa. Memorie lungo la Drina trent’anni dopo Srebrenica” di Gabriele Santoro, arriva a Srebrenica per una settimana di workshop, dal 2 all’8 agosto, con un nutrito gruppo di ragazzi e ragazze del luogo, nell’ambito di un percorso di storia orale costruito con l’associazione “Adopt Srebrenica”
Fonte: Del Vecchio Editore e Adopt Srebrenica
Il libro “Nessun’altra casa. Memorie lungo la Drina trent’anni dopo Srebrenica” di Gabriele Santoro [Del Vecchio Editore, si veda la recensione di Diego Zandel per OBCT], non è una ricostruzione o una raccolta di dati, ma è qualcosa nato da Srebrenica, dai percorsi di storia orale, dagli incontri, dalle persone che hanno deciso di affidare le proprie memorie, dalle parole raccolte lungo il viaggio. È un mosaico di reportage, testimonianze, traduzioni e riflessioni costruito per dare spazio a nuove prospettive.
Questo libro, arricchito dalla prefazione del Cardinale Matteo Zuppi, da un testo inedito di Miljenko Jergović e dalle riflessioni della traduttrice Estera Miočić, nasce dal progetto internazionale “Cultura della memoria nella prevenzione dei conflitti”. L’autore ha ideato e realizzato un percorso di storia orale con la comunità dell’associazione “Adopt Srebrenica” – sostenuta dalla “Fondazione Alexander Langer” e dalla Provincia di Bolzano.
Dall’uscita nelle librerie, avvenuta il 21 novembre 2025, “Nessun’altra casa” ha incontrato moltissimi luoghi, lettori, realtà associative. Ora, in attesa della sua traduzione, il libro è tornato nel suo luogo di origine, tra le persone e le storie che lo animano.
Ecco che dal 2 all’8 agosto il libro approda a Srebrenica, per una settimana di workshop con un nutrito gruppo di ragazzi e ragazze del luogo. Non sarà una presentazione, non è un obiettivo editoriale, ma un desiderio umano, un ritorno. La settimana comincia dalla visita al Centro Memoriale di Srebrenica. Lì viene raccontato anche questo progetto e si porterà il libro.
L’idea è che la memoria non sia ciò che resiste al tempo, ma ciò che ciascuno sceglie di salvare dal tempo. E che, oggi, sia importante ascoltare quelle immagini, quei resti, quelle parole che arrivano fino a noi non per chiedere consolazione, ma per ricordarci che la storia vive esattamente lì, nei luoghi in cui nessuno pensava che potesse restare qualcosa.
Questa inchiesta sociale guarda al futuro con un’analisi della condizione di vita oggi a Srebrenica e delle prospettive per i giovani che a fatica, sul dolore, provano a ricostruire innanzitutto una grammatica delle relazioni umane. Le loro parole sono un atto di resistenza alla frantumazione della realtà e dell’umanità provocata dalla guerra, e rappresentano un gesto di fiducia che affida la ricomposizione del conflitto al potere dell’immaginazione.
Le persone, che tuttora vivono a Srebrenica, hanno scelto con generosità di condividere il proprio tempo e l’energia emotiva per rievocare la resistenza nei vissuti dolorosi legati alla barbarie della guerra. Attraverso le storie delle persone è stato ricostruito il passaggio tra le generazioni del trauma della guerra e del genocidio. Le testimonianze ripercorrono il senso di comunità prima della disgregazione della Jugoslavia e delle crepe di quel mondo che sono divenute voragini.
Grazie all’impegno lungimirante di Adopt Srebrenica è stata creata una serie di laboratori multidisciplinari, intorno alle tematiche del libro, tra storia orale, giornalismo, scrittura, fotografia, diritto internazionale e pratica della nonviolenza.
Verranno ricoperte le tappe e le metodologie del percorso di storia orale con laboratori pratici, verrà proposto il lavoro di analisi, traduzione e riscrittura della testimonianza. La memoria, la storia e le storie. La memoria non è mai solo ciò che si conserva: è ciò che, restituendo, ci restituisce. Il libro come una grammatica minima della responsabilità, fatta di soggetto, relazione, ascolto. L’obiettivo è anche di avviare l’implementazione prossima dell’archivio di Adopt Srebrenica con la raccolta di nuovi percorsi di storia orale.
Particolarmente significativo sarà l’incontro tra i giovani e una rappresentanza del gruppo che ha partecipato al percorso di storia orale, affidando le proprie ferite e le speranze per il futuro. Sarà uno scambio sulle impressioni, sensazioni e modalità di questa forma di raccolta delle testimonianze.
Una giornata di studi sarà dedicata alla partecipazione dell’avvocata e procuratrice colombiana Naydú Cabrera Reyes della Jurisdicción Especial para la Paz che è la componente giudiziaria del Sistema Integrale di Verità, Giustizia, Riparazione e Non Ripetizione, nato dall’accordo di pace tra il governo della Colombia e le FARC. La procuratrice ha mostrato interesse per il progetto realizzato a Srebrenica e avverrà un prezioso scambio di esperienze e di processi per la costruzione della pace e di riconciliazione nazionale. Nel workshop, lei restituirà il lavoro di affiancamento e di ascolto delle vittime del conflitto armato in Colombia. Racconterà il lavoro d’indagine sui crimini di guerra e le opportunità dei percorsi di giustizia riparativa.
A partire dal centro di documentazione di Adopt Srebrenica, si parlerà della fotografia e del reportage con l’intervento del fotografo Francesco Cocco, rappresentato dall’agenzia internazionale Contrasto. Dalla sua esperienza in molti scenari complessi introdurrà elementi essenziali del reportage fotografico con una lezione pratica.
In dialogo con Vittorio Venturi del Centro del Movimento Nonviolento di Modena si seguirà un percorso attorno alla storia e all’attualità della nonviolenza, come testimonianza concreta di una cultura che trasforma la violenza, lo scontro in percorsi creativi di costruzione.
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