Mile Kekin: รจ tempo che la gente si ricordi
Alcune canzoni di Mile Kekin, poeta e cantautore, frontman della band punk-rock zagabrese Hladno pivo dovrebbero stare, secondo Boลพidar Staniลกiฤ, nei libri di testo. Ma non solo croati, in quelli europei
Lโestate scorsa ricevetti un messaggio dalla Svezia mandatomi da un mio ex studente di quando insegnavo letteratura in Bosnia. Un messaggio inaspettato, poichรฉ egli, di solito, si fa vivo a dicembre, giusto per farmi gli auguri di fine anno, accompagnandoli, cosรฌ en passant, con qualche parola sul suo essere straniero nel Nord Europa. Quella volta, invece, mi scriveva perchรฉ vivamente interessato a sapere cosa ne pensassi io, โun insegnante fuori dal comuneโ, di un brano del gruppo punk-rock zagabrese Hladno pivo. Bastava che io fossi minimamente capace di navigare su internet, mi rassicurรฒ il mio vecchio studente, per riuscire a trovare, oltre al testo del brano in questione, intitolato Firma, anche il video che lo accompagna. โE’ proprio cosรฌ, รจ cosรฌ che ci hanno fregati! Firma la dice tutta, in modo chiaroโฆ Cavolo, sono fortissimi! Gente positiva!โ Con queste parole concluse il suo messaggio.
Gli Hladno pivo cantano Firma
Persino i navigatori maldestri come me ce la fanno a solcare il mare del web. E dopo aver visto il video, perchรฉ non sembrare un insegnante che non fa altro che insegnare, a quel mio ex studente risposi brevemente: โGrazie dellโinformazione, decisamente interessante!โ Contemporaneamente sul mio taccuino scrissi: โMi sembra che quel corridoio della fabbrica, spettralmente vuoto, dove gli Hladno pivo cantano Firma, brano tratto dal loro ultimo album intitolato Dani zatvorenih vrata (Giorni delle porte chiuse) – con in sottofondo gli ex lavoratori delle fabbriche Gredelj, Dioki e Kamensko che raccontano la loro veritร – non rappresenti una realtร esclusivamente croata nรฉ tanto meno un semplice dettaglio dello jugo-spazio, รจ piuttosto un simbolo della transizione che, una volta caduto il Muro, stravolse lโintero est europeo, gravando tuttora sulle spalle di intere generazioni".
Stando alle parole dei lavoratori che emergono dal video, i sopracitati giganti dellโindustria croata non sono andati in fallimento perchรฉ poco competitivi o tecnologicamente obsoleti, ma esclusivamente per via del fatto di essersi lasciati derubare da criminali, vestiti in giacca e cravatta e desiderosi che si facesse โspazio a duecento famiglieโ. [Il riferimento รจ al progetto tudjmaniano di affidare la gestione della ricchezza nazionale, compreso il processo di privatizzazione, a una ristretta cerchia di famiglie, ndt]
Lโautore di Firma non รจ un cantautore bensรฌ un poeta, per di piรน uno di quei rari che cercano di stare dalla parte degli ultimi e abbandonati. Se potessi farlo, io proporrei che questo brano venisse inserito nei libri di testo delle scuole. Una proposta che, ne sono certo, difficilmente passerebbe senza un referendum. Scrivo stupidaggini, lo so, cose โfuori dal comuneโ, perchรฉ la gente non si reca piรน alle urne nemmeno per le elezioni, figuriamoci quanti lo farebbero per esprimersi su un immaginario referendum riguardante le canzoni da inserire nei libri di testo! Comunque sia, a me piacerebbe vedere Firma nei libri scolastici da Lubiana a Skopje, e poi tradotta in ungherese, ceco, polacco, slovacco, russo, albanese, rumeno, bulgaro, e cosรฌ via. Se non altro, questa satirica elegia rockโn roll riuscirebbe, probabilmente, a prendere il posto di almeno una di quelle canzoncine patriottiche che tuttora invadono i libri di testo. Il protagonista di Firma, un lavoratore disoccupato, ogni giorno, per dare meno fastidio a se stesso, fa una passeggiata fino a quella che una volta era la sua fabbrica, accompagnato dal seguente pensiero:
Magari stasera confesso loro/ come siamo caduti senza neanche uno sparo/ nel vecchio trucco del nuovo inizio:
E una volta giunto al portone e alla barriera chiusa
Mi tolgo il cappello in segno di rispetto per tutti noi che ricordiamo ancora
Quel giorno in cui, scesi da limousine nere fermatesi davanti all’azienda, ci dissero:
Dio, patria, nazione
Tutti giรน per terra questa รจ la privatizzazione!
Fate largo a โduecento famiglieโ!
Io non sono uno di voi
Il cantautore โ pardon, poeta โ e musicista in questione si chiama Mile Kekin. Non lo si trova nei libri di testo. Se un giorno vi comparirร , sarร un segno, un segno che allโEst โ da Zagabria a Vladivostok, da Tirana a Danzica โ sta accadendo qualcosa di nuovo. Nuovo nella misura in cui un uomo, musicista e poeta sia in grado di trasmettere agli altri quel grande, semplice โqualcosaโ, poichรฉ โla storia non conosce neanche un singolo caso in cui unโarte o un artista, in nessun tempo e in nessun luogo, siano mai riusciti a esercitare unโinfluenza diretta sulla sorte del mondo โ ed รจ da questa triste veritร che deriva la conclusione che dobbiamo essere modesti, consapevoli della limitatezza del nostro ruolo e potereโ (Zbigniew Herbert).
Ad ogni modo, lui, Mile Kekin, merita un posto nei libri di testo. E questo non solo per via del brano Firma, ma anche per uno piรน recente, una miniatura acustica intitolata Ja nisam vaลก (Non sono uno di voi). Nella notte tra il 3 e il 4 marzo scorsi, questโuomo si รจ appoggiato ad un muro, ha preso la chitarra in mano e, apparentemente con leggerezza, come se stesse cantando una ninna nanna, ha sputato fuori alcuni versi. I quali, come del resto nemmeno lโintera poesia mondiale, nรฉ lโarte in genere, non cambieranno il mondo, ma potranno pur sempre penetrare nella mente e nel cuore di coloro che cercano di osservarlo, quel mondo, con i propri occhi. Chissร , magari riusciranno anche a risvegliare piรน di qualche giovane testa dalle sue nazi-illusioni. Perchรฉ quei versi sono chiari, cosรฌ chiari che non potrebbero esserlo di piรน โ come tutte le cose semplici ma profonde.
Pertanto, ci si aspetterebbe che solo le menti piccolo-borghesi cercassero di collocarli in un contesto esclusivamente locale, cioรจ croato. Eppure, a parte qualche semplice e sincero โbravo, fratelloโ, si sono giร accumulate, e continuano ad accumularsi, migliaia di rimproveri e offese nei confronti di Mile Kekin. Gli stanno arrivando accuse โfraterneโ da ogni dove, come si diceva un tempo, โdal Vardar al Triglavโ.
Internet รจ un miracolo: si puรฒ sputare fango sugli altri, nascondendo la propria ottusitร dietro un soprannome o in modo anonimo, senza alcuna conseguenza. E a sputare, di certo non limitandosi a fare solo questo, sono di nuovo quei โneriโ, i quali, ovviamente, pensano di essere โbianchiโ, lumi di un futuro โmigliore, neroโ. Non sono forse quegli stessi cavalieri neri di cui parlava Branko ฤopiฤ? Nel suo testamento poetico, intitolato Pismo Ziji (Lettera a Zijo), egli giร presagiva il loro arrivo: Nel mondo si stanno moltiplicando cavalli e cavalieri neri, vampiri notturni e diurni.
Branko ormai da tempo non cโรจ piรน, mentre i cavalieri neri, benchรฉ vinti nel โ45, sono tornati a moltiplicarsi โ da Ohrid alle Caravanche โ e le loro orchestre a strimpellare la stessa musica di sempre, lodando Dio, il popolo e la nazione (che รจ anche la patria), in maniera assordante: scuoti-batti-che si sappia, cosicchรฉ non si capisca piรน nemmeno chi, a โquel tempoโ riempiva i vagoni merci di persone e prelevava i ragazzi dalle scuole per fucilarli. Poichรฉ tutto รจ da sottoporre a revisionismo, soprattutto il passato.
No, nemmeno Kekin poteva sapere che agli inizi di questo stesso mese di marzo in Slovacchia, per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, otto cittadini su cento avrebbero dato il proprio voto ai โneriโ. Sicchรฉ Bratislava, tra non molto, vedrร insediarsi un nuovo parlamento di cui faranno parte anche deputati, democraticamente eletti, del partito filonazista โLa Nostra Slovacchiaโ. Cโรจ bisogno di ricordare quanti โneriโ, di tutte le sfumature, giร occupino un seggio nei parlamenti da Atene a Stoccolma? E che ciรฒ non rappresenta piรน un โsempliceโ populismo di destra, di carattere endemico solo in certe versioni, come ad esempio quella zagabrese e belgradese? ร un fenomeno europeo, eccome!
Quest’uomo, poeta e musicista, ci ha regalato una canzone, breve ma grande, cosรฌ grande quanto dovrebbero esserlo le nostre pupille davanti alla Memoria e alla Storia in movimento.








