L’Oscar “Mr. Nobody Against Putin” nelle sale italiane

Giovedì 16 aprile nelle sale italiane arriva “Mr. Nobody Against Putin” di David Borenstein con Pavel Talankin, documentario premio Oscar 2026. Molto interessanti anche gli altri documentari che non sono arrivati alle nomination. Una rassegna

10/04/2026, Nicola Falcinella

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Arriva in sala in Italia giovedì 16 aprile, dopo la vittoria del premio Oscar come migliore documentario, “Mr. Nobody Against Putin” di David Borenstein con Pavel Talankin. È il documentario sull’insegnante russo dissidente che ha fatto tanto parlare con la sua testimonianza degli effetti della propaganda putiniana e nazionalista nelle scuole russe dopo il febbraio 2022.

La statuetta ha suscitato anche qualche polemica, probabilmente esagerata, giacché il vincitore è decisamente un bel documentario e racconta qualcosa che si poteva solo immaginare e che Borenstein e Talankin rendono in una maniera chiara. Il film forse piace anche perché regala la speranza o l’illusione che in Russia possa cambiare qualcosa. E se criticare la propria parte è sempre apprezzato, soprattutto in Occidente, è importante sapere e capire davvero che accade dietro la nuova cortina di ferro.

Se Donald Trump sembra dimenticarsi dell’Ucraina o parteggiare apertamente per il regime moscovita, Hollywood mantiene la barra, anche in un’edizione degli Oscar poco gridata.

Sean Penn, migliore attore non protagonista per “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson, trionfatore della serata con le statuette di miglior film e miglior regista, era assente dalla cerimonia perché a incontrare Volodymyr Zelenski e portare solidarietà e sostegno al popolo ucraino.

Nella shortlist per l’Oscar come migliore documentario, sebbene non siano riusciti a entrare nella cinquina finale di nominati, c’erano pure “I miei amici indesiderati – Parte 1. L’ultima trasmissione da Mosca” della russo-americana Julia Loktev, ora in streaming su Mubi, e “2000 metri ad Andriivka” di Mstyslav Chernov (premio Oscar per il miglior documentario con “20 Days in Mariupol” nel 2024), uscito nelle nostre sale nei mesi scorsi.

Il “Signor Nessuno contro Putin”

Il “Signor Nessuno contro Putin” è Pavel “Pasha” Talankin, insegnante di un istituto comprensivo di Karabash, inquinata città industriale degli Urali nota per le miniere e la lavorazione del rame. Il giovane docente è anche coordinatore degli eventi della scuola e abituato a filmarli con l’aiuto dei ragazzi.

Dal 24 febbraio 2022, arrivano ordini superiori di filmare tutto e caricare il materiale su siti governativi: cerimonie con la bandiera, poesie patriottiche e sulla guerra lette dai ragazzi e lezioni.

Contrario all’Operazione speciale, Pasha esegue gli ordini sempre più contro voglia, a volte confidando i propri pensieri da solo davanti alla videocamera. Gli chiedono di filmare un corteo a sostegno della guerra e le lezioni del professore di storia Pavel Abdulmanov che rappresenta il partito di governo Russia Unita. Questi, che effettua controlli all’ingresso con il metal detector, trasforma le lezioni in propaganda, riscrivendo la Storia e spiegando degli “agenti stranieri”, affermando che “possiamo essere sconfitti solo dall’interno”.

Da insegnante appassionato, che ama stare con i bambini e i ragazzi, si trova a fare tutt’altro e gli balena l’idea delle dimissioni.

“Mr. Nobody Against Putin” è stato realizzato da Talankin con la collaborazione di David Borenstein, incrociato quasi per caso in internet.

Racconta come una persona qualsiasi diventi dissidente perché si rende conto di come stanno le cose e come la guerra finisca comunque con il riguardare tutti. Mentre Putin annuncia pene più dure per i “traditori”, lancia mobilitazioni e dichiara in tv che “non sono i comandanti a vincere le guerre, sono gli insegnanti”, l’insegnante vede il rendimento scolastico calare a causa delle troppe “attività collaterali”, assiste a gruppi della Wagner che entrano nelle classi e soprattutto riceve notizie dei morti.

Così registra l’audio straziante del funerale dell’ex compagno di scuola Artjom o le feste dei vecchi allievi reclutati e in partenza per il fronte.

Il film è anche un lavoro sulle immagini, perché mostra come raccogliere e tramutare quelle della propaganda in opposizione, per smontare la versione ufficiale. Le stesse immagini e gli stessi meccanismi, anziché subiti, possono essere osservati, studiati e combattuti.

Il premio è sicuramente un sostegno importante e sacrosanto a chi mostra i meccanismi e un incoraggiamento a farlo.

“I miei amici indesiderati – Parte 1. L’ultima trasmissione da Mosca”

Importante per sapere e capire davvero ciò che è accaduto in Russia è pure “I miei amici indesiderati – Parte 1. L’ultima trasmissione da Mosca” di Julia Loktev, conosciuta per il bel “The Loneliest Planet”.

Il documentario, suddiviso in episodi con al centro una delle giornaliste della Tv moscovita Dozd, è incentrato sulle prime settimane dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, dal 22 febbraio 2022 fino all’inizio di marzo.

Abituate a raccontare gli accadimenti quotidiani, le reporter si trovano tra la sorpresa e la conferma, tra l’impotenza e la vergogna per quanto sta accadendo davanti a loro. “Per 20 anni abbiamo assistito in silenzio alla crescita di un mostro” spiegano rispetto al regime di Putin.

Le giornaliste filmano e si filmano, raccontano le loro paure e le loro priorità in quella situazione insieme temuta e inattesa, tra lavoro e vita privata. Le professioniste, come molti dei loro colleghi, amici e familiari, si ritrovano indesiderate nella loro stessa patria.

Il bel film, che fa diversi parallelismi con “Harry Potter” e vari riferimenti ad Alexey Naval’ny, è anche una lezione di giornalismo, sul controllo e l’uso delle parole, soprattutto “guerra” e “invasione” in quelle giornate concitate.

Quasi tutte le protagoniste hanno lasciato il Paese, mentre Loktev sta lavorando alla “Parte 2” del documentario.

Extra nomination

Fuori dalle nomination pure “2000 metri ad Andriivka” di Mstyslav Chernov con la produttrice e montatrice Michelle Mizner e la produttrice Raney Aronson-Rath. Nel settembre 2023 Chernov e il collega giornalista Alexander Babenko dell’Associated Press si aggregarono a un plotone della Terza brigata d’assalto ucraina che cercava di riprendere Andriivka, un paese non lontano da Bakhmut, distrutto dagli invasori ma considerato strategico.

Per arrivarci bisognava attraversare una striscia di due chilometri di foresta devastata, limitata ai lati da campi minati, nella quale si era combattuto per mesi. Uno scopo era raggiungere gli edifici e consegnare all’ufficiale Fedya la bandiera da issare come segno della riconquista.

Il gruppo avanzava a fatica e a rilento sotto i colpi di un nemico che non si vede quasi mai, in un terreno difficilissimo, esposto a spari, granate e droni, trovando le trincee dove si era combattuto in precedenza e anche qualche cadavere non recuperato.

Il regista ha utilizzato abbondantemente immagini dei droni o riprese dagli stessi soldati con le camere sugli elmetti o sul corpo per un film che mostra l’adrenalina degli scontri e la dimensione della guerra che è insieme antica (le trincee e i ripari precari rimandano soprattutto al Primo conflitto mondiale) e modernissima, che si combatte anche da remoto, da stanze piene di monitor con un preciso coordinamento con chi si muove sul campo.

Chernov immerge nella realtà della guerra, dalla parte di chi combatte e facendo sentire lo spettatore nel pieno dell’azione. Ci sono anche momenti di pausa nei quali si parla brevemente e si ascoltano le storie di volontari che si definiscono combattenti e non soldati e soprattutto non vogliono essere definiti eroi. Quasi tutti si erano arruolati come volontari dopo l’inizio dell’invasione, lasciando il lavoro o sospendendo gli studi: si interrogano sulla guerra ma mai ripensano la propria scelta, anche se il rischio di morire è elevatissimo.

La domanda principale riguarda la durata del conflitto e cosa succederebbe se si prolungasse tanto da prendere tutto il tempo della loro esistenza. “2000 metri ad Andriivka” diventa anche una riflessione esistenziale sulla condizione del combattente e dà spazio alla componente umana anche quando quella informatica e meccanica della guerra sembra prendere il sopravvento.

Un film duro che guarda in faccia la guerra com’è, senza eroismi e senza voltarsi di lato. Una visione a tratti angosciante, che lascia turbati e mostra soldati che restano feriti o muoiono o moriranno, anche se non c’è insistenza su immagini forti.

Chernov fa vivere la guerra più che mai da dentro (le camere poste addosso sui soldati che avanzano contribuiscono all’effetto quasi iper-realistico), sia in senso fisico sia astratto. Il documentario assume una rilevanza ancora maggiore in momento di tante piccole riconquiste di territorio da parte ucraina.

Tag: Cinema

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