C’รจ da uscire. Sarajevo verso il primo Gay Pride
Nel 2008 la prima iniziativa pubblica della comunitร LGBT in Bosnia Erzegovina subรฌ una dura aggressione che causรฒ 15 feriti e l’annullamento della stessa. L’8 settembre l’opportunitร per superare questo trauma, con il primo Pride promosso nel paese

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โIma Izaฤโ significa, letteralmente, โcโรจ da uscireโ. A Sarajevo รจ lโespressione colloquiale che esclamano i passeggeri degli affollati mezzi pubblici per chiedere allโautista di aprire le porte. Piรน simbolicamente, โcโรจ da uscireโ suona come un invito a scendere per strada e a rivendicare la libertร di espressione e diritti universali, in una cittร sospesa tra le malinconie per la vitalitร , gli slanci ideali e lโapertura al mondo del secolo passato, e il rassegnato ripiegamento neo-tradizionalista che sembra dominare il presente. Ma lโespressione contiene anche un ovvio riferimento al coming out, la libera dichiarazione del proprio orientamento sessuale, che in Bosnia Erzegovina รจ ancora troppo spesso oggetto di intimidazioni, minacce e repressioni, nello spazio pubblico e nelle pareti familiari.
โIma Izaฤโ รจ lo slogan ufficiale di un evento dai significati molteplici e che probabilmente dureranno nel tempo: il primo Gay Pride della storia della Bosnia Erzegovina, che si terrร lโ8 settembre nellโarteria centrale di Sarajevo, snodandosi dal monumento della Fiamma Eterna al palazzo del Parlamento attraverso la Titova. La Bosnia Erzegovina รจ rimasta lโunico dei paesi dellโex-jugoslava in cui non si รจ mai tenuto il Gay Pride: in Macedonia Nord la prima edizione si รจ svolta nel giugno scorso, in Kosovo fu nellโottobre 2017.
Protesta, non parata
Il Pride sarajevese รจ stato annunciato con ampio anticipo, piรน di cinque mesi fa, da un coordinamento che conta quindici attivisti LGBTIQ (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali, queer) e per i diritti civili provenienti da tutta la Bosnia Erzegovina. Serviva tempo per svolgere diffusione, creare i codici comunicativi corretti, creare unโatmosfera di fiducia tra i partecipanti e, come ha spiegato una delle organizzatrici, โprevenire i silenzi amministrativiโ di organi istituzionali e forze dellโordine.
A tutti, in primis ai soggetti dellโinformazione, si richiede esplicitamente attenzione nel linguaggio. Nelle linee guida del sito รจ raccomandato piรน volte di usare sempre la parola โpovorkaโ (marcia, corteo) e mai โparadaโ (parata), un termine ancora molto utilizzato colloquialmente, spesso in modo dispregiativo. โIl pregiudizio piรน frequente รจ che si tratti di una specie di carnevale. Invece la marcia dellโorgoglio รจ una protesta, per ottenere il riconoscimento e lโintroduzione di dirittiโ, si legge nel primo comitato del coordinamento, che continua: โIl Pride รจ lโespressione della necessitร di essere visibili e la richiesta di uguaglianza con le altre cittadine e cittadiniโ.
Del resto, cโรจ ben poco su cui fare parata. In Bosnia Erzegovina violenze, minacce e discriminazioni contro le persone LGBTIQ sono riportate con costante frequenza. Anche se il quadro legale, almeno negli aspetti di base, รจ considerato adeguato โ la prima legge anti-discriminazione su base di genere e orientamento sessuale รจ del 2003, e poi aggiornata nel 2009 e 2017 -, mancano la volontร e i mezzi per applicarlo, in un contesto di segregazione familista ed etno-religiosa, e di enormi diseguaglianze nellโaccesso alle risorse pubbliche. Non vi รจ alcun riconoscimento nรฉ tutela legale per le coppie omosessuali. Uno spiraglio si aprรฌ, quasi a sorpresa, nellโottobre del 2018 quando il governo a guida conservatrice della Federazione di BiH (una delle due entitร che compongono il paese, lโaltra รจ la Republika Srpska) adottรฒ la richiesta di riconoscere le unioni civili. Fu probabilmente una mossa dettata dal desiderio di mostrare alla UE passi avanti nel processo di integrazione e riforme, piรน che da una presa di coscienza o una pressione dal basso dei movimenti. Ad ogni modo, lโiter della proposta รจ rimasto bloccato, a causa della paralisi istituzionale iniziata proprio ad ottobre 2018, allโindomani delle elezioni politiche. A causa del disaccordo tra i partiti, non si รจ ancora formato il nuovo governo nรฉ a livello statale nรฉ di entitร .
Gli anni dei cristalli
Ha pesato a lungo lโereditร degli episodi di violenza contro la comunitร LGBTIQ, aggravati dal distacco complice dalle istituzioni. Nel 2008, il Queer Festival di Sarajevo, primo evento pubblico organizzato nellโambito della comunitร LGBTIQ bosniaca, fu preso dโassalto da estremisti wahabiti e ultras di estrema destra. Lโaggressione causรฒ 15 feriti, il festival fu annullato e si diffuse un clima di oppressione in tutta la cittร . Il raid fu affiancato per giorni da una campagna omofoba, e di fatto assolutrice verso le violenze di media e politici di ambito conservatore. Lโindifferenza con cui forze dellโordine, organi giudiziari e istituzioni affrontarono gli scontri apparve a molti come una connivenza verso gli aggressori. La โnotte dei cristalliโ ha lasciato traumi indelebili in molti soggetti LGBT, spingendoli verso lโinvisibilizzazione individuale e ostacolandone lโaggregazione. Episodi simili si sono ripetuti in seguito a Sarajevo. Nel febbraio 2014, una decina di incappucciati fecero irruzione nel cinema Kriterion che ospitava una rassegna di cinema queer, ferendo alcune persone. Nel 2016 ancora al Kriterion avvenne un altro attacco omofobo, in cui gli aggressori minacciarono di usare dellโesplosivo.
Per tutti questi precedenti, e per le minacce che continuano a giungere in queste settimane, la sicurezza รจ purtroppo un tema irrinunciabile del Pride. Gli organizzatori hanno indicato delle disposizioni molto rigide, fissando un punto di ingresso unico e presidiato: unโ โarea di sicurezzaโ che chiuderร al momento della partenza del corteo, alle ore 12 di domenica. Sono prescrizioni necessarie per garantire lโincolumitร e fare da deterrente ad eventuali atti ostili, anche se inevitabilmente renderanno la partecipazione meno agevole e meno spontanea.
โSi farร โ
Ad alimentare le incognite attorno al Pride non sono (solo) anonimi troll e sparuti ultras della pancia tradizionalista della societร , ma alti esponenti politici e della cultura. Il 23 agosto, dunque solo due settimane prima dello svolgimento e quasi cinque mesi dopo lโannuncio della manifestazione, i vertici del partito Narod i Pravda (Popolo e Giustizia, conservatori bosgnacchi) hanno improvvisamente chiesto di annullare il Pride, adducendo il solito repertorio di colpevolizzazione della vittima: hanno infatti affermato che gli organizzatori starebbero โprovocando rischi eccessivi per la sicurezzaโ della cittร e che la grande maggioranza dei cittadini di Sarajevo sarebbe contro la manifestazione, anche se non รจ noto nessun sondaggio credibile a riguardo. Narod i Pravda partecipa alla coalizione molto eterogenea del governo cantonale di Sarajevo, che unisce conservatori nazionalisti, socialdemocratici e liberali non-nazionalisti – questi ultimi due sono favorevoli al Pride. Il governo cantonale รจ lโente competente per lโordine pubblico ed al suo interno Narod i Pravda esprime il ministro degli Interni dellโesecutivo cantonale, Admir Katica. Katica recentemente ha rilasciato delle affermazioni singolari, sostenendo che il Pride non aveva ottenuto alcun permesso, che avrebbe potuto essere annullato in qualsiasi momento, e che gli organizzatori avevano avanzato delle richieste insostenibili per la protezione del percorso del corteo, lasciando intendere che avrebbero dovuto pagarsi la sicurezza da soli.
Il premier cantonale Edin Forto (Naลกa Stranka, liberali di centrosinistra) ha smentito prontamente queste affermazioni. Drastica รจ stata la reazione del coordinamento del Pride. โLa polizia garantisce la sicurezza per contesti molto piรน complessi: partite, concerti, eventi commerciali, festival (โฆ) lo farร anche per la nostra protesta. ร da aprile che abbiamo incontri con loro. Il Pride si farร โ, affermano con certezza. Intanto, sono state convocate addirittura due manifestazioni anti-Pride: una si dovrebbe tenere il 7 settembre, percorrendo peraltro il tracciato identico alla marcia LGBTIQ, promossa da unโassociazione culturale di ambito conservatore bosgnacco; unโaltra invece รจ stata convocata in contemporanea – ma nel quartiere di Ciglane, a varie centinaia di metri dal tracciato del Pride -, promossa dal teologo tradizionalista Sanin Musa.
Diversi osservatori hanno definito il Pride un โtestโ, un banco di prova per la Bosnia Erzegovina in molti aspetti: lo stato dei diritti civili, la tutela della libertร di espressione, la credibilitร delle istituzioni, la reazione civile โ oppure lโinerzia โ della popolazione. Quello degli incidenti del 2008 รจ uno degli innumerevoli traumi mai elaborati nella storia recente di questo paese. Lโesito del corteo, qualunque esso sia, ne sarร il superamento: creerร una condizione nuova e riporterร migliaia di persone fuori dallโinvisibilitร . Come ha affermato Lejla Huremoviฤ, una delle organizzatrici: โViviamo qui, paghiamo le tasse, ogni giorno lasciamo il nostro contributo in questo paese. La costituzione ci garantisce di manifestare, scendere in strada e lottare per i nostri dirittiโ.
Tag: LGBT
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