Pubblicato il: 31/03/2026

Le autorità serbe devono fermare la spirale di violenza contro i giornalisti

La libertà dei media in Serbia rimane intrappolata in una spirale discendente in mezzo a livelli record di violenza fisica contro i giornalisti, minacce di morte e campagne di diffamazione online, livelli allarmanti di impunità e stretto controllo politico sul panorama mediatico, ha concluso una coalizione di organizzazioni per la libertà dei media.

Delegazione MFRR-COE Serbia marzo 2026

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Delegazione MFRR-COE Serbia marzo 2026

A seguito di una missione di due giorni a Belgrado il 26-27 marzo, le organizzazioni partner della Piattaforma per la sicurezza dei giornalisti del Consiglio d’Europa e della Risposta Rapida alla Libertà dei Media (MFRR) ritengono che l’anno appena trascorso sia stato caratterizzato da un consistente peggioramento che lascia il paese in una crisi prolungata e in peggioramento per la libertà di stampa. In assenza di un riconoscimento da parte delle autorità statali della gravità della situazione attuale per la sicurezza dei giornalisti, la delegazione avverte che le possibilità di un’ulteriore escalation nella gravità degli attacchi rimangono pericolosamente alte. I numerosi resoconti di giornalisti attaccati mentre lavoravano sulle elezioni locali, tenutesi in 10 comuni domenica 29 marzo, rafforzano le conclusioni della delegazione. L’uso della violenza per limitare il giornalismo e l’assenza di protezioni favoriscono un ambiente tossico che ostacola gravemente la capacità dei giornalisti di lavorare.

La missione è avvenuta in un contesto di attacchi fisici contro i giornalisti senza precedenti e di sfrenate campagne di diffamazione online, guidate o amplificate da membri influenti del partito al governo. Dopo la missione di solidarietà condotta da MFRR nell’aprile 2025, la situazione è peggiorata nonostante ripetuti appelli all’azione. Dal crollo mortale della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad nel novembre 2024 e dalle proteste nazionali che ne sono seguite, sulla piattaforma Mapping Media Freedom sono state documentate 294 violazioni della libertà di stampa, che hanno colpito 513 professionisti e organizzazioni media. In questo periodo, la Serbia è stata anche tra i paesi europei con il maggior numero di allarmi sulla libertà di stampa sulla Piattaforma del Consiglio d’Europa. Dopo gli incontri con giornalisti, editori, sindacati e associazioni, l’Ufficio del Procuratore Supremo, la polizia, funzionari governativi e parlamentari, emittenti mediatiche, il servizio pubblico radiotelevisivo, la comunità internazionale e organismi della società civile, la delegazione esprime timore che i giornalisti siano intrappolati in una spirale di violenza con ben poche protezioni in essere.

Il contesto di libertà dei media in Serbia è caratterizzato da attacchi fisici – spesso perpetrati da coloro che dovrebbero proteggere i giornalisti – minacce verbali, incluse minacce di morte, istigazione alla violenza e retorica divisiva, nonché da un’estesa influenza politica sui media. Le violazioni si manifestano anche online: accanto alle campagne di diffamazione, sono emersi attacchi coordinati tramite bot sui profili social di emittenti indipendenti e giornalisti, e attacchi di Distributed Denial of Service (DDoS) contro siti web di notizie, che si caratterizzano come nuove armi di censura. L’uso non controllato di spyware contro giornalisti e operatori dei media, e la mancanza di indagini rapide e indipendenti sui casi, rimangono una grave preoccupazione che merita seria attenzione da parte delle autorità. Finora, non è stata assicurata alcuna responsabilità. Le diffuse violazioni sono state documentate sia sulla Piattaforma del Consiglio d’Europa, sia sulla piattaforma Mapping Media Freedom, e confermate da testimonianze dirette di giornalisti di stampa, televisione e web.

Durante un incontro con Ana Brnabić, Presidente dell’Assemblea Nazionale della Serbia, la delegazione ha discusso il clima per la libertà dei media in Serbia e ha esortato le autorità a rispettare le responsabilità di chi detiene il potere, evitando di screditare, demonizzare o prendere di mira i giornalisti, e a condannare invece tutti gli attacchi. Sebbene abbia dichiarato alla delegazione presente di essere a conoscenza di specifiche minacce di alto profilo contro i giornalisti, e della terribile eredità di impunità esemplificata dall’uccisione di Slavko Ćuruvija, questa consapevolezza non è parsa estendersi all’intero spettro delle minacce rivolte ai giornalisti, comprese quelle provenienti dal partito al governo e amplificate da tabloid pro-governo, social media e sostenitori del partito. La presidente Brnabić si è impegnata a migliorare il tasso di risposta del governo alle allerte pubblicate sulla Piattaforma del Consiglio d’Europa. Dal lancio della piattaforma nel 2015, il 61% delle allerte dalla Serbia non ha ricevuto risposta. Il tasso di non-risposta nel 2025, coincidente con l’aumento documentato delle allerte, è stato dell’85%. La delegazione ha accolto con favore questo impegno, ma ha ribadito la richiesta alla signora Brnabić di fermare gli attacchi politici e di condannarli, un primo passo vitale per ricostruire la fiducia nella volontà dello stato di migliorare la libertà dei media nel paese.

La violenza crescente contro la stampa, scaturita a partire dalle proteste nazionali sorte dalla tragedia della pensilina di Novi Sad del novembre 2024, e la pesante risposta statale che ne è seguita, si è aggravata nel corso del 2025 e prosegue nel 2026. L’Ufficio del Procuratore Supremo ha confermato un aumento del 115% nel numero di casi a lui riferiti riguardanti operatori dei media, e un aumento del 367% di quelli relativi ad attacchi fisici. Questo picco di minacce penali è stato accompagnato da scioccanti livelli di impunità. Nel 2025, sono state comminate dalle autorità giudiziarie solo tre condanne a carico dei responsabili di attacchi penali contro giornalisti. Un fattore chiave, ha concluso la delegazione, è il collasso sia dello stato di diritto sia dei sistemi di protezione dei giornalisti in Serbia. La scarsa risposta della polizia alle richieste dei pubblici ministeri riguardanti gli attacchi ai giornalisti ha portato al fallimento sistematico nella raccolta di prove sufficienti per consentire procedimenti penali pubblici.

Il ruolo della polizia è centrale nella questione. Tuttavia, incontrando il Ministero dell’Interno, la Direzione della Polizia della Città di Belgrado e la Direzione della Polizia Criminale, la delegazione è rimasta allarmata dall’assenza di qualsiasi riconoscimento della gravità della questione e delle carenze dimostrate dalle forze di polizia quanto a capacità di proteggere i giornalisti o investigare le violazioni commesse contro di essi. La delegazione ha raccolto indicazioni di un singolo caso in cui un agente di polizia sia stato ritenuto responsabile di accuse di cattiva condotta, o di fallimento nell’agire in risposta agli attacchi contro i media. Anche quando sono stati presentati esempi concreti e ben documentati di attacchi perpetrati dalla polizia, i rappresentanti delle forze dell’ordine non hanno dato prova di volontà di porre rimedio a questi fallimenti per adempiere alla loro responsabilità legale di proteggere i giornalisti.

A livello sistemico, la delegazione ha espresso preoccupazione per il malfunzionamento del Consiglio dell’Autorità Regolatoria per i Media Elettronici (REM). L’assenza di un Consiglio REM funzionale e indipendente rappresenta un grave ostacolo per la regolamentazione efficace dell’insieme dei media elettronici e del processo di distribuzione delle licenze. La situazione impatta anche la governance della Radio Televisione di Serbia (RTS), il servizio pubblico radiotelevisivo, nonché i suoi meccanismi di supervisione. Con la scadenza del mandato di quattro membri del consiglio della RTS a giugno 2025, nonché elezioni politiche generali attese a breve, l’assenza del Consiglio REM o di una tempistica per le nomine mancanti continueranno a radicare incertezza all’interno di RTS e del più ampio spazio mediatico nazionale. Nell’incontro, la signora Brnabić ha espresso frustrazione per la situazione e il desiderio di trovare una soluzione, in cooperazione con organismi internazionali. La delegazione sottolinea che, affinché la credibilità del processo sia compatibile sia con la legge serba sia con i meccanismi di progresso per l’adesione all’UE, le nomine devono portare alla formazione di un consiglio professionale, pluralista e indipendente che agisca nell’interesse pubblico, piuttosto che in difesa di interessi politici. Questi principi sono assolutamente non negoziabili.

Il panorama delle minacce che affrontano i giornalisti è diversificato e complesso. Sempre più spesso, azioni legali civili e penali vengono impiegate contro i giornalisti per limitarne il lavoro attraverso la minaccia di procedimenti giudiziari costosi e lunghi. I dati detenuti dal Gruppo di Lavoro Nazionale Anti-SLAPP hanno identificato 48 cause SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation) rivolte contro giornalisti, editori, editori e media dal 2020. L’ente investigativo KRIK sta attualmente affrontando 14 azioni legali. Mentre le emittenti di spicco rispondono attraverso azioni di solidarietà pubblica e ricevono sostegno finanziario per la tutela legale tramite raccolte fondi, per le emittenti locali, che già faticano economicamente, un’azione legale abusiva può portare alla chiusura. Le raccomandazioni del Consiglio d’Europa sul contrasto all’uso di SLAPP fornisce una mappa dettagliata per garantire che gli stati membri come la Serbia possano affrontare efficacemente le cause abusive e proteggere il giornalismo. La presidente Brnabić ha fatto riferimento a un’ardente volontà di affrontare questa questione e queste raccomandazioni forniscono un solido punto di partenza.

Nonostante i dati chiari delle autorità giudiziarie serbe stesse sull’alto numero di attacchi contro i giornalisti, la missione ha identificato una fondamentale disconnessione tra la gravità della situazione sul campo e la valutazione e la risposta delle autorità. È necessaria una chiara volontà politica per rompere la spirale discendente e garantire che tutti gli attacchi contro i media siano adeguatamente sanzionati. Fino ad allora, e finché le pressioni politiche sul giornalismo indipendente non saranno ridotte, la libertà dei media continuerà a soffrire, minando le aspirazioni della Serbia all’adesione all’UE.

I partner della missione pubblicheranno un rapporto, che sarà condiviso anche con il Consiglio d’Europa, volto a fissare le criticità e fornire raccomandazioni alle autorità serbe, l’Unione Europea e l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione (OSCE).

La missione è stata guidata da Article 19 Europa e ha visto la partecipazione dell’Associazione dei Giornalisti Europei (AEJ), del Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ), dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU), della Federazione Europea dei Giornalisti (EFJ), del Centro Europeo per la Stampa e la Libertà dei Media (ECPMF), di Index on Censorship, dell’Istituto Internazionale della Stampa (IPI), dell’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT) e di Reporters Without Borders (RSF).

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